Il Marefestival a salina
"Il nostro Maradona": l'omaggio a Massimo Troisi nell'isola de Il Postino
Da Maria Grazia Cucinotta a Vincenzo Ferrera, attori e registi si riuniscono a Salina per svelare l'installazione restaurata "Oltre il tempo"
Ventidue anni dopo la sua prematura scomparsa, la memoria di Massimo Troisi continua a pulsare con straordinaria intensità e trova il suo baricentro a Salina, l’isola che fece da set all’indimenticabile Il Postino.
Da quindici anni il Marefestival – Premio Troisi rende omaggio all’eredità di uno dei protagonisti più incisivi del cinema italiano.
In quest’ultima edizione, la madrina Maria Grazia Cucinotta e l’attore Gerardo Ferrara hanno presentato il restauro di “Oltre il tempo”, installazione del maestro Antonello Arena che riproduce la celebre bicicletta e il manifesto del film, emblema della tenacia della memoria e della forza del linguaggio cinematografico.
Il festival è divenuto uno scrigno di ricordi e testimonianze.
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Tra i premiati, Giancarlo Giannini ha rievocato un singolare scambio avvenuto a Cannes: Troisi gli confessò di invidiarne la capacità di cambiare di continuo volto, personaggio e dialetto, lamentando di dover interpretare sempre la stessa figura. La risposta di Giannini restituisce con precisione la statura dell’attore partenopeo: “Magari fossi nato lui: tu per me sei come Chaplin, anzi sei il Chaplin italiano”.
Un talento ineguagliabile, come ha sottolineato anche Aurora Quattrocchi, che pur non avendolo incontrato lo amava profondamente: “Non ne nascono facilmente come lui. Eppure, nonostante geni come lui, ci siamo fatti fottere il nostro cinema italiano”.
L’eco di Troisi risuona con forza anche tra le nuove generazioni. Per il napoletano Vincenzo De Lucia, Troisi è nella recitazione ciò che “Maradona è per i calciatori”, il vertice a cui chiunque faccia spettacolo aspira. Vincenzo Ferrera, volto di Mare Fuori, lo definisce un faro e un attore a 360 gradi, paragonando la rarità del suo genio a quella di Einstein. La capacità di arrivare al cuore di tutti, superando ogni confine geografico, è stata rimarcata da Chiara Francini, che ha ricordato la sua straordinaria empatia e l’unicità con cui sapeva “prendere per mano gli spettatori”, colorando ogni parola.
Il ritratto che emerge è anche quello di un uomo umile, gentile e segnato dalla fatica. Corinne Clery lo descrive come “dolcissima, riservata, quasi timido”. Una stanchezza avvertita fisicamente dal regista Marco Risi, che lo incontrò nel 1994 per proporgli un progetto proprio mentre Troisi era in partenza per girare Il Postino: “Lo vidi già affaticato, stanco. Non potevo immaginare che sarebbe andata a finire come è andata a finire”.
A custodirne oggi il lascito più profondo è Maria Grazia Cucinotta, per la quale Salina “è casa”. Sbarcò sull’isola a soli 24 anni e quel film le cambiò la vita, offrendole un’occasione decisiva e suggellando il vero testamento artistico di Troisi: “la cultura, l’arte e l’uso delle parole possono davvero cambiare la vita delle persone”.
Un messaggio che il Marefestival – Premio Troisi continua a rinnovare, trasformando ogni edizione in un ponte tra memoria e futuro.