Il Maestro in Cina
Maurizio Ciampi, l'uomo che ha riscritto con l’IA il finale di “Turandot”
Il direttore d'orchestra e musicologo catanese si è insediato in qualità di distinguished professor all'Università delle Arti di Nanchino. La "visione" del maestro fonde IA e musicologia per completare il finale incompiuto di Puccini con "TurAIn.dot"
Da Catania alla Cina passando per Roma, Mosca e non solo, tutto grazie alla sua tenacia e alla “visione” che non teme affatto, piuttosto sfrutta, l’Intelligenza Artificiale. Il primo “prodotto”? “TurAIn.dot”, il finale mai scritto da Giacomo Puccini, che ha già riscosso entusiasmo e consenso nel mondo accademico asiatico.
Parliamo del direttore d'orchestra e musicologo catanese Maurizio Ciampi, che non avrebbe potuto trovare modo migliore di presentarsi al suo insediamento in qualità di distinguished professor all'Università delle Arti di Nanchino (Nanjing University of the Arts, Nua), una delle istituzioni più antiche e autorevoli della Repubblica popolare cinese. Nella cerimonia di sabato scorso è stato così presentato al mondo accademico alla guida del neo costituito (e unico nel suo genere) Istituto di Ricerca sull'Opera, dopo essere stato selezionato nell'ambito del Chanjiang scholars program, il più alto riconoscimento accademico individuale conferito dal Ministero dell'Istruzione del Paese. Tra gli impegni assunti da Ciampi con l'ateneo figura lo «sviluppo della musicologia computazionale e dell'applicazione dell'AI al campo artistico e musicale», con la responsabilità di promuovere progetti di rilievo internazionale.
Ed è così che si arriva a “TurAIn.dot”, che affronta una della questioni più celebri della storia dell'Opera: il finale incompiuto di “Turandot”. «Mi sono mosso - spiega - dagli abbozzi autografi del compositore, impiegando l'AI come strumento d’indagine musicologica per interrogare ciò che Puccini non poté, o non volle, scrivere».
Maurizio Ciampi, che è anche titolare della cattedra di Direzione d'Orchestra del repertorio vocale e sacro al Conservatorio statale “Santa Cecilia” di Roma, professore onorario al Conservatorio centrale di Musica di Pechino e professore ospite alla Moscow University, commenta così l'ennesimo tassello della sua lunga carriera: «È il frutto di tanti anni di studio, sacrifici e rinunce non solo miei, e penso a mio padre Mario, 98 anni, al quale sono riuscito a dare un'altra soddisfazione. Nessun premio e onorificenza potrà mai restituire gli anni che la distanza ha portato via e oggi più che mai il mio pensiero va ai tanti ricercatori, medici, ingegneri, studenti che hanno lasciato l'Italia e la Sicilia perché il proprio Paese non è stato capace di riconoscere il vero merito».