Letteratura
Il carteggio di Giovanni Verga all'asta: 1.300 lettere tra affetti, debiti e teatro
La corrispondenza (1881-1918) dell'autore siciliano con i fratelli, ma non solo, sarà battua all'asta da Finarte a Roma giovedì 25 giugno
"Caro fratello, ricevo il manoscritto della 'La Lupa', ma non è quello che desideravo avere". "Devo farti sapere che non si daranno più né 'La Lupa' né 'In Portineria' a Torino… il 31 dicembre devo pagare lire 4.000 a Treves". "Mi duole sentire che Ersilia sta poco bene. Dammi tosto sue notizie". Sono tre passaggi, tratti dalle lettere del carteggio familiare di Giovanni Verga (1840-1922), che oggi compare sul mercato antiquario come un insieme documentario di grande estensione: oltre 1.300 lettere, conservate in diciotto contenitori, che saranno battute all'asta da Finarte a Roma giovedì 25 giugno.
Il materiale copre un arco cronologico che va dalla fine dell'Ottocento ai primi anni del Novecento (per la precisione tra il 1881 e il 1918) e riguarda soprattutto la corrispondenza in arrivo allo scrittore siciliano, più che quella da lui inviata.
Il lotto è valutato circa 80mila euro, secondo quanto risulta all'Adnkronos, ed è stato dichiarato di notevole interesse storico e culturale dalla Sovrintendenza archivistica siciliana.
Il nucleo principale è costituito da lettere familiari e amministrative, con un ruolo centrale dei rapporti con i fratelli Pietro Verga e Mario Verga, coinvolti nella gestione pratica del patrimonio e delle questioni economiche della famiglia dell'autore di "I Malavoglia" e "Mastro Don Gesualdo".
Le lettere mostrano una continuità di rapporti che riguarda non solo gli affetti, ma anche l'amministrazione di beni agricoli, i pagamenti, i rapporti con gli editori e i problemi legati alle attività teatrali. Dal punto di vista archivistico si tratta di un fondo disomogeneo ma molto ampio. Oltre alle lettere familiari, il lotto comprende corrispondenza con editori, teatri, conoscenti, documenti contabili, biglietti da visita e materiali legali.
È presente anche un numero significativo di lettere indirizzate a Verga da lettori e autori minori, che restituiscono la sua posizione di riferimento nel panorama letterario dell'epoca.
Un elemento rilevante è la sproporzione tra documenti in uscita e documenti in entrata: le lettere scritte da Verga sono poche decine, mentre quelle ricevute sono nell'ordine delle centinaia. Questo dato conferma che il materiale è utile soprattutto per ricostruire la rete di relazioni intorno allo scrittore, più che la sua produzione epistolare diretta.
Le lettere consentono di osservare alcuni aspetti concreti della sua attività negli anni Novanta dell'Ottocento. In più passaggi emergono problemi economici legati ai pagamenti degli editori, come nel caso dei rapporti con l'editore Treves, e la gestione delle rendite derivanti dalle opere teatrali. Il lavoro su testi come "La Lupa" e i riferimenti a "Cavalleria rusticana" mostrano anche il rapporto con il teatro e con il pubblico, che rappresentava una parte significativa della sua attività professionale.
Accanto agli aspetti economici e professionali, la corrispondenza restituisce anche elementi della vita quotidiana e familiare. Le lettere tra fratelli includono richieste di informazioni sulla salute dei familiari, aggiornamenti sulla situazione domestica e comunicazioni pratiche legate alla gestione delle proprietà in Sicilia, mentre Verga si trovava stabilmente tra Milano e altre città del Nord.
Il carteggio si inserisce così in un contesto più ampio della biografia dello scrittore, che appartiene alla borghesia agraria siciliana e mantiene nel tempo un legame costante con la struttura familiare d'origine. La documentazione conferma il ruolo dei fratelli come intermediari tra la dimensione letteraria e quella patrimoniale, soprattutto nel periodo in cui Verga è maggiormente attivo sulla scena teatrale e editoriale.
Una parte significativa del fondo è rappresentata dalle lettere di terzi: editori, autori, lettori e figure culturali minori. Tra queste spiccano alcune lettere di tono deferente, come quella del poeta Paolo Buzzi, che si rivolge a Verga con un linguaggio di ammirazione e richiesta di riconoscimento. Altri documenti, invece, hanno carattere più pratico o personale, come ricette, richieste di raccomandazione o comunicazioni informali.
Nel complesso, il materiale offre una panoramica utile per comprendere il funzionamento della rete di relazioni che circondava Verga. Non si tratta solo di un archivio letterario, ma di un insieme che documenta anche aspetti amministrativi e sociali della vita di uno scrittore tra fine Ottocento e primo Novecento: rapporti con gli editori, gestione delle proprietà, dinamiche familiari e ricezione pubblica delle opere.
"Al di là dell'interesse del mercato, il carteggio appare soprattutto come una fonte utile per approfondire la dimensione concreta della vita di Giovanni Verga: un'attività letteraria intrecciata in modo continuo con questioni economiche e familiari, e con una rete di rapporti che oggi può essere ricostruita con maggiore precisione grazie a questo insieme documentario", spiega all'Adnkronos Fabio Massimo Bertolo, specialista del dipartimento di manoscritti e libri rari di Finarte.