Arte e radici
Da ingegnera a pittrice ispirata dall'Etna, la nuova vita (a 50 anni) della catanese Agata Sand
La donna ha deciso di mettere nel cassetto la laurea in Ingegneria e poi ha deciso di trasferirsi a Verona dove frequenta con successo la laurea di Belle Arti a Verona. A Cesena sta ottenendo un successo insperato con la mostra "In limine"
Il legame con la sua terra è percepibile al tatto e alla vista. Nelle sue opere c'è la sabbia vulcanica dell'Etna, i papiri dell'Oasi del Simeto, gli iconici fichi d'india. La catanese Agata Sand ha deciso di vivere una seconda vita da pittrice. E lo ha fatto alla vigilia dei cinquant'anni. Ma non è mai troppo tardi per realizzare i sogni. La catanese ha messo nel cassetto la sua laurea in Ingegneria dopo aver lavorato in Spagna nel campo energetico e ha deciso di riprendere zaino, libri e pennelli per tornare a studiare. Il suo precedente cammino professionale l’aveva vista laurearsi in Ingegneria Civile, a Catania, nel 1996. Nel 2019 invece ha completato il suo percorso accademico presso l'Accademia di Belle Arti Gian Bettino Cignaroli. La sua nuova esistenza è a Verona, in Veneto. Le sue radici siciliane non le ha mai perse. Anzi. Le sue opere sono un omaggio all'Isola. E alla salvaguardia delle bellezze siciliane naturalistiche. Oltre a dipingere, si dedica anche all'insegnamento ed è attivamente coinvolta in iniziative per la tutela dell'ambiente.
Terminati gli studi in Accademia, dal 2022 si è dedicata con intensità a mostre e concorsi, ottenendo significativi riconoscimenti pubblici. Il legame con l’Etna, più che un tributo alla città natale Catania, è la linfa vitale e concettuale di tutta la sua produzione. L’artista - come si evince dal profilo Instagram e sulla galleria ArtMajeur - definisce la propria ricerca ispirata dall'energia grezza della Terra: non si limita a rappresentare il vulcano, ma lo introduce fisicamente nella superficie pittorica, impiegando cenere nera e lapilli come pigmenti e texture. Ne scaturiscono opere fortemente materiche e tridimensionali, dalle superfici ruvide, dense, stratificate, che rimandano alle colate e alla crosta terrestre.
Ultimamente a Cesena sta ottenendo un grande successo di pubblico e critica “In limine. Elogio degli spazi marginali”. Il progetto espositivo di Agata Sand, curato da Cristina Barducci, abita gli ambienti della cripta della chiesa neoclassica del Valadier e offre una meditazione multisensoriale sul tema della “soglia”, ispirandosi alla poetica di Eugenio Montale e alla teoria del “Terzo Paesaggio” di Gilles Clément. L’iniziativa si distingue anche per l’attenzione all'inclusione, con percorsi di esplorazione tattile dedicati a persone ipovedenti.
Dal 13 al 27 giugno 2026, la cripta della Chiesa di Santa Cristina a Cesena quindi accoglie il percorso “In limine. Elogio degli spazi marginali”, patrocinato dal Comune di Cesena e dalla Regione Emilia-Romagna. Il progetto restituisce a questo luogo — già vissuto dalla comunità come rifugio durante i conflitti — una dimensione esperienziale centrata sull’idea di “soglia”, superando la nozione di paesaggio come semplice veduta per intenderlo come organismo vivo, generatore di valore culturale e risonanze spirituali. Concepito integralmente in chiave site-specific negli spazi ipogei della chiesa (ingresso consigliato da Via Mura Federico Comandini), il tragitto si articola in sei tableaux che accompagnano lo spettatore in una discesa catartica: - L'Incipit: celebra la potenza della materia grezza. Sabbia vulcanica, lava e frammenti organici emergono dall'oscurità in un dripping istintivo, evocando la “rete” montaliana che ci ancora alla terra.