cultura
Torna "Voci al mare": quando i versi si confondono con le onde
L’idea di Paola Tricomi replica sulle coste catanesi con la poesia che “si legge in riva al mare”, una rassegna di letture pubbliche aperta a tutti
S’intitola "Voci al Mare", da un’idea di Paola Tricomi, dopo il successo della prima edizione, lo scorso anno, torna sulle coste catanesi la poesia che “si legge in riva al mare”, una rassegna di letture pubbliche di versi organizzata in collaborazione con un gruppo di poeti catanesi e amanti del genere.
L’iniziativa replica con un programma pensato in quattro appuntamenti: 29 giugno e 17 agosto a San Giovanni li Cuti (spiaggetta); 13 luglio e 27 luglio ad Aci Castello (piazza Castello), sempre con raduno alle ore 18:30 e inizio delle letture alle ore 19:00. L’ingresso è libero e l’evento si svolge interamente all’aperto, con la complicità del mare.
«Il format – dichiara la Tricomi – resta volutamente semplice e aperto a tutti: non occorre essere poeti per partecipare, basta il desiderio di leggere o di ascoltare. Si leggono versi di ogni epoca, in un clima informale dove la poesia esce dai libri e dalle aule per tornare a essere voce viva, condivisa al tramonto, con il mare come sfondo.
C’è qualcosa di liberatorio nel leggere poesia all’aperto, senza il filtro di un palco o di un’occasione formale: la voce si confonde con il suono delle onde, e chi ascolta può semplicemente lasciarsi andare, senza l’impegno di un evento “serio”.
Appuntamenti preziosi per tutte le età: l’ascolto è (certamente) il cardine.
L’ascolto, da intendere in senso lato, riguardante colui che legge, e che frattanto si ascolta, come coloro i quali si ascoltano ascoltando altrui letture, oltre a favorire le abilità linguistiche, essendo la lingua "materia" viva (sappiamo che non ci sono "scadenze" o limiti per accrescerle, per arricchire il proprio vocabolario e "salvarsi" dall’appiattimento intellettivo), favorisce la consapevolezza, da intendere come percezione sostanziale della propria presenza nel mondo. Favorisce la capacità di comunicare (che va sempre "alimentata", addentro modulazioni di "toni", "carezze" di virgole, "fermezza" di punti), abbassando gli odierni (e manifesti) livelli di "dissonanza cognitiva". Altresì, favorisce socievolezza, capacità relazionali, fiducia, "terapeutica" accettazione (tanto personale, quanto reciproca), operosità ("le parole sono azioni") e comprensione come "formula" di diffuso "accrescimento".
«La scrittura – piace concludere con un’altra dichiarazione della Tricomi –, mi ha insegnato a vedere con sottigliezza il mondo, senza fermarmi all’apparenza e per questo mi ha insegnato il tempo, la fiducia in esso. Soprattutto mi ha insegnato che, per quanto possa fare male e possa stimolare in noi la terribile paura della sofferenza, è sempre meglio vedere e prendere consapevolezza. Ma la consapevolezza è anche sapere che la narrazione che diamo alle cose che accadono a noi, o al mondo, è solo una delle mille possibili e in questo la scrittura mi ha insegnato a prendere con serietà alcuni elementi e a lasciarne andare altri».