Le rivelazioni
Il vecchio e il mare di Brucoli: zio Orazio apre lo scrigno dei Bronzi di Riace
Il 92enne racconta il presunto ritrovamento a Brucoli dei Bronzi: relitti, corallari, militari e segreti di mare.
Bisogna scomodare Hemingway per avere un'idea dello «zio Orazio», l'anziano pescatore che avevamo già intervistato a novembre, tra i resti del Trotilon: sguardo intenso, folti riccioli bianchi e un volto antico come il mare. Lui, il «Vecchio» è don Orazio Rizzotti, 92 anni, detto Paparedda, al secolo ’u Z'Uraziu, lucidissimo decano dei pescatori del luogo. L'altro, il «Mare», è quello di Brucoli, depositario di affascinanti misteri: primo tra tutti, quello - ormai noto - dei Bronzi di Riace. La vicenda del probabile ritrovamento delle famose statue a Brucoli tre anni prima del loro ritrovamento ufficiale a Riace è stata raccontata da 14 testimoni. Tra questi, un testimone chiave è proprio l'anziano pescatore. Giunto a Brucoli nel 1965 da Catania, lo zio Orazio ha passato un'intera esistenza tra il Trotilon e la secca di Brucoli. Il mare gli ha donato tutto ciò che ha avuto dalla vita: il lavoro, le amicizie, gli affetti e la sua dimensione umana, oltre a quintali di pesci e qua e là anche tante anfore, puntualmente regalate agli amici. L'anziano pescatore rivelò a La Sicilia: «vaddassi ca c'è un relitto antico accanto alla secca!». Tuttavia allora si mostrò restio a parlare della vicenda dei Bronzi. Ma dopo una iniziale diffidenza, oggi Orazio Rizzotti apre lo scrigno dei ricordi.
«Zio Orazio», perché avete avuto difficoltà finora a parlare di questa storia?»
«All'inizio non ci credevo molto, perché io non ho visto le statue direttamente coi miei occhi. Ho fatto il pescatore e non scendevo sott'acqua. E così ho sottovalutato quello che raccontavano i sub che le avevano viste. Ma poi col tempo, vivendo qui da 60 anni e conoscendo uomini e cose, ho avuto modo di verificare che invece è tutto vero. Quelle statue le hanno prese a Brucoli e poi le hanno portate via in gran segreto».
Chi conosce questa storia?
«La conoscono tante persone qui a Brucoli, ma anche ad Augusta e persino a Carlentini, specialmente gli anziani, ma l'hanno tenuta sempre nascosta per paura».
Dunque cosa sarebbe successo? E' vera la storia dei corallari romani?
«I corallari erano napoletani. Forse c'era anche qualche romano, ma io ho conosciuto solo i napoletani. Tra gli anni '60 e '70 c'era tanto corallo nella secca di Brucoli. Li accompagnavo io proprio nel luogo dove si trova il primo relitto».
Perché parla di primo relitto? Ce n'è qualcun altro?
«Sì, un altro meno di un miglio a nord della secca, in un fondale di circa 90 metri, in un posto che noi pescatori di Brucoli chiamiamo le Ciappe. Non so di che epoca sia, ma vi hanno preso tante anfore antiche. Un pescatore di Augusta, che lo conosce molto bene, mi ha raccontato che le statue le presero da questo secondo relitto. Ma io non lo so. Io conosco solo il primo relitto, quello dove pescavo le aragoste sul lato di sud-est della secca a 74 metri di profondità».
Torniamo ai corallari. Furono loro a prendere le statue?
«No. I corallari non avevano i mezzi per farlo. Furono i militari della Marina».
Lei è sicuro di questo?
«Sono sicuro al 100 per 100. Proprio questo lo so per certo, stia tranquilla. E poi allora erano gli unici ad essere in grado di farlo».
Agirono da soli, all'insaputa dei vertici della Marina, come hanno raccontato altri testimoni?
«Non lo so. Io penso che lo fecero da soli e che i loro capi non ne sapevano niente».
E poi?
«Tentarono di vendere le statue, ma non ci riuscirono e furono costretti a nasconderle».
Dove?
«Qui sempre a Brucoli. Le posso dire, però, che per circa un mese le statue furono tenute in una grossa barca coperta di reti e di tendoni scuri. Quella barca l'ho vista coi miei occhi. E anche questo lo so per certo. Poi le vendettero ai calabresi e alla fine le fecero trovare lì».
Si riferisce ai Bronzi di Riace?
«Certo. Quelli che oggi si trovano in Calabria».
Lei aveva parlato di una bomba recuperata dagli americani.
«Sì. Aveva la forma di un grande siluro e si impigliò nella mia rete. Era finita in mare durante una esercitazione aerea degli americani. I militari di Sigonella la stavano cercando. Quando dissi loro che forse si era impigliata nella mia rete, la recuperarono, mi ringraziarono e mi promisero una ricompensa. Ancora aspetto i loro soldi».