ATTRICE E CANTANTE
Margherita Laterza si fa Syrene: «La mia musica è la parte più profonda di me»
Tra il richiamo di Napoli e l'accoglienza di Palermo, l'attrice racconta la metamorfosi artistica che l'ha portata a scoprire una nuova, viscerale libertà espressiva
L'attrice Margherita Laterza debutta nel mondo della musica con lo pseudonimo Syrene, pubblicando il suo primo Ep intitolato "Caprilegio". Il progetto, composto da 5 tracce, intreccia musica e cinema per raccontare, attraverso l'immaginario dell'isola di Capri, un viaggio emotivo fatto di desiderio, amore tormentato e trasformazione identitaria.
«Più che un'idea, è stata una necessità, un'ispirazione nata durante la pandemia – ha spiegato Syrene - come tante altre persone, mi sono ritrovata chiusa nella mia stanza, con il bisogno impellente di esprimere tutto ciò che mi agitava dentro. È stato allora che ho iniziato a cantare e a scrivere le mie canzoni, utilizzando un voice looper. Era uno strumento che possedevo da tempo, ma non avevo mai avuto l'occasione o la concentrazione necessarie per esplorarlo davvero. Durante quel periodo di isolamento, prevalentemente di notte, mi sono dedicata interamente alla scrittura. È venuto tutto in modo molto naturale: scegliere il napoletano e fondere sonorità antiche è stata una scelta istintiva, come se tutto ciò fosse sempre stato parte di me».

Questo lavoro non porta il nome di Margherita. Hai scelto, infatti, un altro nome per la tua identità artistica: Syrene. Qual è, se c'è, la differenza tra Syrene e Margherita?
«Qualche giorno fa, dopo la proiezione del documentario che porta lo stesso nome dell’EP, una persona mi ha detto: "Si percepisce chiaramente che nel film emerge la tua parte riflessiva, mentre nella tua musica vive quella vulcanica". È stato proprio questo a spingermi a cercare un altro nome. Per me la musica – ovvero Syrene – rappresenta la parte più profonda, ancestrale e istintiva del mio essere; una dimensione che si distacca dalle mie altre espressioni, più strutturate e condizionate dall'educazione, dalla civiltà e dalla società. Sento che la musica arrivi da un luogo più lontano. Ho scelto il nome "Sirene" perché questi esseri sono antichi e, al tempo stesso, futuristici: incarnano una fluidità che oggi definiremmo queer, caratterizzata da una sessualità indefinita e da un legame viscerale con la natura. Sirene, in breve, è il nome che meglio rappresenta la mia anima».
Qual è il tuo rapporto con il Sud e, in particolare, con la Sicilia? Dato che ti trovi proprio lì in questo momento, in che modo questa terra influenza il tuo vissuto?
«È un rapporto di grandissimo amore, nato quando sono venuta qui la prima volta per lavoro: ho vissuto tre mesi a Palermo per uno spettacolo al Teatro Biondo e me ne sono innamorata. Credo di avere un legame speciale con le città "vulcaniche", poiché mi sento a casa sia a Napoli che a Palermo; le trovo simili per quell'energia travolgente che non è per tutti. Paradossalmente, però, trovo Palermo più accogliente: Napoli ha un'identità talmente forte da risultare a tratti respingente, mentre Palermo possiede una capacità unica di accogliere il diverso. Più in generale, la Sicilia è un luogo straordinario. Essendo un'isola, credo rappresenti ancora un punto di resistenza al capitalismo: qui la produttività e il lavoro non sono l'unica priorità. Non è un caso che il folklore stia rinascendo proprio dal Sud: se si è ossessionati solo dal lavoro, è difficile trovare una vera ispirazione artistica. È stato poi fondamentale l'incontro con Dario Mangiaracina. È avvenuto per caso, in un bar, in una notte palermitana: quando gli ho confidato che stavo scrivendo, mi ha chiesto di ascoltare i miei brani. Da grande fan de La Rappresentante di Lista, all’inizio non volevo per timidezza, ma lui ha avuto la generosità di voler collaborare con me, di scrivere insieme e di insegnarmi tanto. Ci siamo riconosciuti in questa attitudine: il desiderio di mettere nella musica un amore grande, che non accetta di essere incasellato in alcun schema».