Il futuro della tradizione
Il suono del mare "nascosto" in una conchiglia
Ad Aci Trezza la riscoperta delle brogne che diventano strumenti musicali
Una conchiglia trasformata in strumento sonoro, usata per secoli dai pescatori per comunicare in mare, oggi torna a vivere grazie a un percorso culturale che unisce storia, musica e relazione. A riportarla al centro dell’attenzione è stato Giovanni Grasso, del Centro Studi Acitrezza (presieduto da Antonio Castorina), che ha avviato anche un corso per imparare a “suonarle” e un progetto di evoluzione dello strumento attraverso il Collettivo Brezza. Un viaggio nella memoria che guarda al futuro e che dal 2023 ha permesso ai suonatori di brogna di far parte del Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia».

Cosa sono le brogne e com’è nato questo progetto?
«Sono delle conchiglie e diventano “brogne” quando si trasformano in uno strumento sonoro. Nel nostro mare la più diffusa è la Charonia lampas (o Nodifera), che vive a circa 130 metri di profondità. È una variante della Charonia tritonis, la conchiglia che vediamo nelle raffigurazioni antiche del dio del mare Tritone. L’uomo la utilizza da migliaia di anni. Una testimonianza archeologica importante arriva dalla grotta di Marsoulas, sui Pirenei: è stata ritrovata una conchiglia con l’apice spezzato e dei fori praticati per produrre suoni diversi. È una vera prova perché sulla parete della grotta c’è anche un disegno di un cerimoniere che la suona, e parliamo di 18mila anni fa».
Tutte le conchiglie con la punta spezzata possono diventare brogne?
«Dipende. Ho “tagliato” più di 40 brogne, ma il taglio non basta: bisogna lavorarle e capire come trasformarle in strumenti».

Ad Aci Trezza questa tradizione esisteva?
«Sì, era molto utilizzata. Fino alla metà del secolo scorso i pescatori la usavano per comunicare in mare, la tecnologia non c’era ancora a bordo dei pescherecci. Serviva per il soccorso, per segnalare la propria presenza quando si alzava “la Lupa” (la foschia marina), come una specie di clacson. Anche quando arrivarono i pescherecci a motore, la Capitaneria di Porto stabilì che dovessero averne una a bordo. Io nel 1990 e nel 1991 ho lavorato su un peschereccio e il capo barca aveva ancora la brogna».
Come avete ricostruito questa storia?
«Tutto nasce dal Centro Studi Acitrezza, che ho fondato con altri soci nel maggio del 2002. L’obiettivo è tutelare, valorizzare, studiare e tramandare la cultura, le tradizioni, le bellezze naturali e architettoniche di Aci Trezza. Oggi siamo circa 80 soci, ma abbiamo avuto anche picchi di 500 persone. Ci sono artisti, artigiani, studiosi, professionisti, persone giovani e anziane. Il più anziano è stato Salvatore Camillo Valastro, che aveva 90 anni ed è stato pescatore di tonni».
La brogna è un esempio concreto di recupero della memoria?
«Sì. Per anni era rimasta nascosta. Le donne di casa la usavano anche come vaso per il basilico. Poi abbiamo iniziato a raccontare questa storia e a portarla fuori. Una figura importante è stata il capitano Pippo Grasso, che per anni ha assistito pescatori e navigatori nell’evoluzione tecnologica delle imbarcazioni, è stato un mio “ispiratore”. Prima di lui c’era Santo Valastro detto “Bannera”, che aveva suonato le brogne anche alla Casa del Nespolo e aveva avuto una piccola parte nel film “La terra trema” di Luchino Visconti».

Quando ha deciso di suonarla personalmente?
«Nel 2022. Ho fatto delle ricerche e mi sono detto “ma io ho una brogna, perché non la suono?”. Così sono andato a prenderla. Era quella del mio bisnonno Angelo Spina, che la teneva nella sua casa vicino al mare, nel quartiere Barriera di Aci Trezza.
E chi le ha insegnato?
«Nessuno. Ho cominciato dopo averla sentita suonare a mio padre Graziano da bambino. Io di mestiere faccio l’informatico e anche il musicista, suono il basso elettrico».
E quindi con uno strumento “ a fiato” come la mettiamo?
«La tecnica della brogna è simile a quella dei trombettisti: bisogna imparare a far vibrare le labbra. All’inizio sembra difficile, poi diventa facile ma mano che hai la conoscenza dello strumento».

Si può imparare a suonare la brogna?
«Certo, è nato un corso di brogna partito nell’ottobre scorso aperto a tutti. Io ho già formato circa 15 persone, dal ragazzo universitario al pensionato over 70. Bisogna dire, però, che non si tratta di un corso per competere o dimostrare qualcosa: è più un percorso di conoscenza di sé e di relazione con gli altri».
Una sorta di percorso psicologico...
«Sì assolutamente. La cosa fondamentale è il rispetto dello strumento, perché non bisogna dimenticare che noi abbiamo il privilegio di suonare la “casa” di un essere vivente. La brogna, poi, diventa un mezzo di espressione personale: sei unico tu e unico il suono che nasce dalla relazione tra te e la brogna».
Il Collettivo Brezza che cos’è?
«È il gruppo dei suonatori di brogna. Brezza è il soffio del mare che rinfresca, ma è anche il soffio che il suonatore mette nella conchiglia per farla vibrare, è il soffio della vita».

La tradizione è riconosciuta anche a livello istituzionale?
«Sì, dal 2023 i suonatori di brogna di Aci Trezza sono iscritti al Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, insieme ad altre tradizioni importanti legate ad Acitrezza, come le barche e il lavoro dei maestri d’ascia».
Dove si può ascoltare la brogna oggi?
«Suoniamo in occasione di eventi, concerti e momenti legati ai solstizi e agli equinozi, quando salutiamo il sole della nuova stagione. Abbiamo suonato recentemente anche con altri strumenti, come i corni francesi al Festival cornistico dell’Etna».

Il vostro obiettivo qual è?
«Raccontare Aci Trezza, e fare memoria “viva” delle sue tradizioni, la pesca, il mare, la lampara, le reti, il cianciolo attraverso un’esperienza che coinvolge le persone. Non si tratta di farne un museo ma di mettere queste tradizioni in relazione, “in rete” fra loro, per farle rivivere e per allargare il senso di comunità».
Un invito per chi vuole avvicinarsi?
«Cerchiamo persone che vogliano imparare, anche solo per curiosità (brezza.netsons.org) La brogna non è solo uno strumento musicale: è una relazione con il mare, con la storia e con gli altri. È un modo per far vivere una tradizione che rischiava di scomparire e trasformarla in qualcosa di nuovo».