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lo scrittore premiato

«Io sessista? Sono dalla parte dei brutti anatroccoli»: lo sfogo di Mari dopo lo Strega

Stupito dal putiferio sulle sue frasi, lo scrittore rivendica la solidarietà per chi si sente tagliato fuori, paragonandosi ai giovani eroi di Stephen King

09 Luglio 2026, 17:47

17:50

«Io sessista? Sono dalla parte dei brutti anatroccoli»: lo sfogo di Mari dopo lo Strega

Michele Mari è il vincitore del Premio Strega 2026, ma sul suo volto non affiora alcun segno di euforia. “Non ne sono capace, verrebbe fuori un ghigno”, ha ammesso con distacco il settantenne autore milanese, dopo il successo dell’8 luglio in piazza del Campidoglio, dove ha ottenuto 190 voti con I convitati di pietra (Einaudi).

Più che la voglia di festeggiare, prevale l’istinto di protezione: Mari arriva alla consacrazione segnato da settimane di bufera mediatica innescata dal cosiddetto “affaire del pulmino”.

La sua strategia di sopravvivenza agli attacchi — esplosi in seguito ad alcune frasi giudicate offensive nei confronti della compianta Michela Murgia e che avevano acceso l’ira della finalista Teresa Ciabatti — è stata il rifiuto volontario di esporsi.

Non sono fatto per le polemiche, lascio perdere piuttosto, lascio che venga detto tutto e di più su di me”, ha spiegato all’indomani della premiazione, definendo questa scelta una “forma di autodifesa”.

A ferirlo, soprattutto, l’equivoco di fondo sulle sue intenzioni: “È successo un pandemonio senza che io realmente capissi per cosa e perché”, ha osservato, stupito che le sue parole siano state lette in chiave sessista.

La sua è una rivendicazione accorata di vicinanza agli esclusi: la riflessione originaria — precisa — riguardava le persone, a prescindere dal genere, e le reazioni alla frustrazione.

Mari si è paragonato a un “brutto anatroccolo” e ai ragazzi emarginati dei romanzi di Stephen King, che dal rifiuto traggono la forza per diventare “titani” capaci di opporti al male.

“Se c’è qualcuno che non ha il culto del canone, della perfezione, che è solidale con chi si sente tagliato fuori [...] sono io”, ha ribadito.

Quanto alle scuse rivolte a Teresa Ciabatti, lo scrittore respinge ogni lettura come ammissione di colpa. Si è trattato, puntualizza, di “una forma di civiltà, di rispetto, di cortesia” verso chi si era sentito ferito. I rapporti tra i due sono oggi distesi e Mari assicura di non nutrire risentimenti né di avere conti aperti.

Resta, però, l’amarezza per il clima culturale. Il suo giudizio più severo investe l’attuale ambiente letterario, che ritiene irrimediabilmente “colonizzato dalla televisione”. Una cultura ormai “cialtrona”, dominata dall’insulto, dalla rissa mediatica e dal pettegolezzo: logiche che, sottolinea con disincanto, non dovrebbero contaminare la letteratura.

La coda della polemica aveva intaccato anche le sue certezze in vista della finale, spingendolo a interrogarsi su come avrebbero votato gli Amici della Domenica. Eppure, nonostante i timori, ha mantenuto una linea di condotta rigorosa: se il suo inseguitore Matteo Nucci — secondo con 152 voti — fosse stato travolto dalla medesima tempesta, dichiara che non avrebbe mai desiderato vincere “speculando sulle disgrazie altrui”.

Alla fine, a imporsi è stata la letteratura, non il gossip. I convitati di pietra ha prevalso grazie a un congegno narrativo capace di sollecitare un “voyeurismo sadico”, conquistando anche i ragazzi dello Strega Giovani 2026.

E come i personaggi che nella sua spietata finzione approdano a una profonda empatia, Mari si prepara a mettere da parte le polemiche per ritrovare l’umanità dei suoi veri ex compagni di liceo, ai quali offrirà una cena per celebrare un successo difficile, amaro, ma destinato a restare.