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il caso

Il caso del padiglione russo costa caro a Venezia: stop ai fondi europei

Nonostante le rassicurazioni della Fondazione scatta la stangata dell'Eacea su raccomandazione dell'Ue

11 Luglio 2026, 22:36

22:40

 Il caso del padiglione russo costa caro a Venezia: stop ai fondi europei

Stretta di Bruxelles sulla Biennale di Venezia. La Commissione europea ha ufficialmente raccomandato all’Eacea (l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura) di sospendere un finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Fondazione La Biennale di Venezia.

All’origine della misura c’è la gestione, ritenuta controversa, del padiglione russo all’interno della rassegna.

L’annuncio è stato formalizzato su X dalla vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, che ha ribadito con nettezza la posizione di Bruxelles: la cultura europea, sostenuta dai contribuenti, deve “promuovere e salvaguardare i valori democratici”, valori che “la Russia di oggi non rispetta”.

La crisi covava già dalla scorsa primavera, quando la Biennale — nonostante le contestazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli — aveva confermato lo spazio espositivo per Mosca. Pur non essendo mai stato aperto al pubblico, e benché la Fondazione avesse difeso la propria scelta sostenendo di non violare le sanzioni in vigore, il caso era rapidamente approdato sui tavoli comunitari.

La rottura si è consumata il 9 maggio, giorno dell’inaugurazione della kermesse. Una data altamente simbolica — la Festa dell’Europa — che, complice la presenza del padiglione russo e del vicepremier Matteo Salvini, ha irrigidito ulteriormente i vertici di Palazzo Berlaymont.

Da Bruxelles erano già partite diverse lettere di richiamo alla Biennale, con l’indicazione chiara dei rischi finanziari connessi alla scelta. Immediata la reazione politica in Italia, in particolare dalla Lega. Il partito di Salvini ha rivendicato il ruolo della manifestazione, definendo la Biennale un simbolo di “storia, cultura, arte, innovazione e libertà” e annunciando l’intenzione di chiedere al governo di compensare i fondi tagliati dall’Europa. Per il Carroccio, “la cultura non si piega ai diktat di Bruxelles”.

I finanziamenti comunitari, tuttavia, appaiono ormai compromessi: la raccomandazione della Commissione con ogni probabilità sarà formalizzata, rendendo effettivo il blocco.

La decisione si inserisce in un contesto politico e diplomatico più ampio: nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno è stato messo nero su bianco che non ci sarà alcuna normalizzazione della partecipazione della Russia a eventi culturali e sportivi internazionali finché non sarà raggiunta una pace giusta in Ucraina.

Una linea rigorosa che tocca anche lo sport, dalle imminenti Paralimpiadi di Milano-Cortina alle recenti critiche rivolte dall’Ue al Comitato olimpico internazionale per l’apertura agli atleti russi.