Il lutto
Mister "Boom Boom" ci lascia a 89 anni portando via il ritmo di una generazione
Dagli esordi giovanissimi in Massachusetts ai vertici delle classifiche, la voce esplosiva degli anni Sessanta si è arresa dopo l'ultimo ricovero: addio a Freddy Cannon
L’età d’oro del rock’n’roll americano perde una delle sue stelle più luminose: il cantante noto come “Freddy Boom Boom Cannon” è morto a 89 anni.
L’artista si è spento venerdì 17 luglio in un hospice della California. A darne notizia è stato l’amico Tom Cuddy, celebre conduttore di iHeart Radio. Il destino ha voluto che la scomparsa arrivasse alla vigilia di un atteso ritorno al microfono: avrebbe infatti dovuto concedere un’intervista al dj Cousin Brucie Morrow l’11 luglio, ma un improvviso ricovero, avvenuto il giorno precedente, lo aveva costretto a cancellare l’impegno.
Nato a Lynn, nel Massachusetts, il 4 dicembre 1936, intraprese la carriera giovanissimo, animato da un’inesauribile passione per il ritmo. La sua ascesa prese slancio grazie all’intuizione di Dick Clark che, dopo aver ascoltato una prima registrazione di “Tallahassee Lassie”, lo incoraggiò a trasferirsi a Philadelphia insieme alla moglie Jeanette per inseguire il successo.
La scommessa si rivelò vincente: pubblicato nel 1959, il singolo raggiunse il sesto posto della Billboard Hot 100, consacrandolo presso il grande pubblico.
Nel 1960 debuttò nel celebre American Bandstand, diventandone presenza talmente abituale da stabilire un primato nella storia del programma, con ben 110 apparizioni.
Il vertice della sua parabola discografica arrivò nel 1962 con la hit “Palisades Park”, che si piazzò al terzo posto della Billboard Hot 100.
Nel corso di una carriera longeva e fortunata inanellò altri brani di successo come “Jump Over”, “Chattanooga Shoe Shine Boy”, “Action” e “The Dedication Song”, consolidando il suo ruolo di pioniere del rock dei primi anni Sessanta.
Non solo palcoscenico: Cannon partecipò anche a produzioni cinematografiche e televisive, ripercorrendo poi la propria storia nel 2011 con l’autobiografia “Where the Action Is!”, omaggio all’omonimo show che lo vide protagonista. Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della musica statunitense.