Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
21 luglio 2026 - Aggiornato alle 18:45
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Roma

L'attore e regista catanese Pippo Di Marca, 86 anni, morto lanciandosi dal terrazzo di casa

“Sono malato non ce la faccio più a vivere”. Teorico del Meta-Teatro, figura centrale nella storia della neoavanguardia, il suo percorso si è intrecciato con Carmelo Bene e de Berardinis. Interpretò Andreotti per Bellocchio

21 Luglio 2026, 13:18

14:27

L'attore e regista catanese Pippo Di Marca, 86 anni, morto lanciandosi dal terrazzo di casa

L’attore e regista catanese Pippo Di Marca, 86 anni,  è morto stamattina attorno alle 8,20  dopo essere caduto in via di San Francesco a Ripa, a Trastevere, a Roma, dal terrazzo della sua abitazione. Una fine improvvisa per un uomo che aveva dedicato tutta la vita alla ricerca, alla scena e alla continua trasformazione del linguaggio teatrale. Un biglietto è stato trovato nell’appartamento al quarto piano di via San Francesco a Ripa in cui l'artista avrebbe scritto: "Sono malato, scusate non ce la faccio più a vivere, non è questa la vita che voglio".  In casa c'erano la moglie e il figlio. Di Marca aveva interpretato il ruolo di Andreotti nl film "Il traditore" di Marco Bellocchio. 

Una fine tragica che ricorda quella del regista Mario Monicelli, malato di cancro, che si è suicidato il 29 novembre 2010 a 95 lanciandosi dal quinto piano  dell'ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma. 

In attesa dell’arrivo della polizia mortuaria, il corpo è stato ricoperto da un lenzuolo termico nel mezzo della strada  recintata dalle forze dell’ordine, mentre chi lo conosceva si accalca per chiedere informazioni sull'accaduto. I turisti, intanto, come se nulla fosse, continuano a fare tranquillamente colazione nel dehor del bar a tre metri dal corpo. Sia la barista che il titolare della pizzeria vicine dichiarano che si trattava di una persona equilibrata, che "apparentemente non soffriva di problemi psicologici. Ma poi vai a vedere se è davvero così: i drammi, ciascuno di noi se li porta dentro". La tristezza dei residenti è palpabile nel rumore di viale Trastevere. Un po' più distante da loro, la disperazione del figlio del regista, seduto su una sedia all’incrocio con viale Trastevere, consolato dalle carezze di un’anziana conoscente.

Pippo Di Marca apparteneva a quella generazione di artisti che hanno immaginato il teatro come un territorio senza confini, un luogo dove parola, corpo, immagine e pensiero potevano incontrarsi per dare vita a nuove forme di espressione. Attore, regista, drammaturgo e autore, è stato uno dei protagonisti della sperimentazione teatrale italiana, una figura appartata ma centrale nella storia della neoavanguardia, teorico del Meta-Teatro. 


Nato a Catania il 12 ottobre 1939, Di Marca aveva scelto Roma come città d’elezione e come centro della propria sperimentazione. Negli anni Sessanta entrò nell’ambiente del nuovo teatro italiano, un movimento che cercava di rompere con le forme tradizionali della rappresentazione e di restituire al palcoscenico una dimensione più libera e visionaria. Nel 1969 debuttò come attore al Teatro La Fede di Roma negli spettacoli “L'imperatore della Cina” e “A come Alice”, diretti da Giancarlo Nanni. Poco dopo iniziò il suo percorso come regista con “Evento-Collage n.1”, dando avvio a una ricerca personale che lo avrebbe portato a confrontarsi con le avanguardie storiche e con alcuni dei più importanti innovatori della scena contemporanea.

Il suo percorso artistico si intrecciò con figure come Carmelo Bene, Leo de Berardinis e Julian Beck, protagonisti di una stagione irripetibile del teatro italiano e internazionale. Da quell'ambiente Di Marca raccolse l’idea di un teatro non come semplice rappresentazione, ma come esperienza capace di mettere in discussione il rapporto tra arte e realtà.
La sua poetica trovò nutrimento nella letteratura e nelle arti visive. Il poeta Isidore Ducasse, conosciuto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont, e l’artista Marcel Duchamp furono due riferimenti fondamentali: al primo dedicò “Il Conte di Lautréamont rappresenta i Canti di Maldoror”, al secondo una serie di lavori riuniti sotto il titolo “Omaggio a Duchamp”. Negli anni ha portato sulla scena anche Shakespeare, Beckett, Joyce, Pirandello, Kafka, Genet e molti altri autori, trasformandone le opere in materiali aperti, attraversati da una sensibilità contemporanea.

Fondamentale nella sua storia fu la nascita del Meta-Teatro, compagnia e spazio dedicato alla produzione e alla promozione del teatro contemporaneo. Più che un semplice progetto artistico, il Meta-Teatro rappresentò una visione: quella di una scena intesa come luogo di incontro, sperimentazione e libertà creativa. Tra le sue numerose produzioni figurano “Ex Hamleto”, “Aspettando Godot”, “Finale di partita”, i lavori dedicati a James Joyce e il lungo percorso ispirato allo scrittore Roberto Bolaño. Una carriera segnata dalla fedeltà a una sola idea: il teatro come ricerca permanente, mai chiuso in formule definitive.


Autore anche di saggi e pubblicazioni sulla scena contemporanea, Di Marca ha continuato fino agli ultimi anni a dirigere, scrivere e promuovere iniziative culturali, mantenendo vivo il legame con quella stagione dell’avanguardia di cui era stato protagonista. Come studioso, saggista e teorico, ha pubblicato numerosi libri, tra i quali "Meta-Teatro e oltre" (Edizioni del Meta-Teatro, 1989), "Scrivere il Teatro" (Bulzoni, 1990), "Tra memoria e presente" (Artemide Edizioni, 1998), "Percorsi nel tempo" (Archivi del Sud, 2001), "Sotto la tenda dell’avanguardia" (Titivillus, 2013).