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teatro

L'"Ultima Donna" ad Agrigento: quando l'amore si trasforma in gabbia

Debutta l'11 agosto al Teatro Panoramica dei Templi la black comedy di Giovanni Volpe sul dramma del femminicidio

21 Luglio 2026, 18:30

 L'"Ultima Donna" ad Agrigento: quando l'amore si trasforma in gabbia

Una notte, quattro destini e un amore che non perdona. Martedì 11 agosto 2026, alle 21:30, la suggestiva cornice del Teatro Panoramica dei Templi di Agrigento accoglierà il debutto de L’Ultima Donna (She’s Out of My Life), intensa black comedy in un atto diretta e adattata da Giovanni Volpe.

Liberamente ispirata a Café di Angelo Orlando, la piéce si affida alle inconfondibili musiche di Paolo Conte per accompagnare lo spettatore in un viaggio nei meandri più oscuri delle relazioni. Al centro, una domanda tanto semplice quanto terribile posta dal regista: quando l’amore cessa di essere tale per mutarsi in smania di possesso, controllo e annientamento dell’altro?

L’opera rifugge volutamente i codici del caso di cronaca o del thriller psicologico, scegliendo la via impervia e coraggiosa del teatro dell’assurdo e della commedia nera.

In scena tre figure maschiliOsvaldo (Frou Nobile), Attilio (Tommaso Mula) e Favorito (Alfonso Guadagnino) – ruotano attorno a un’unica donna, Isabelle, interpretata da Rosi Mandracchia. Eppure nessuno di loro riesce a vederla per ciò che è davvero: ognuno ama la propria proiezione, il proprio bisogno, l’immagine riflessa.

I protagonisti non sono definiti “mostri”, ma incarnano tre diverse declinazioni di un maschile in profonda crisi: il bisogno patologico di controllo, il narcisismo sfrenato e la dipendenza affettiva che rifiuta l’abbandono.

La risata che affiora in platea non consola mai. Si ride dell’inadeguatezza grottesca e ridicola dei personaggi, ma è un sorriso amaro che induce a riflettere sul dramma del femminicidio e sulla cultura del possesso. Col procedere della narrazione, la domanda su chi abbia ucciso Isabelle perde peso, spostando l’attenzione dalla cronaca alla responsabilità collettiva e culturale di una società che ostinatamente confonde “il possesso con l’amore, la gelosia con la cura, il controllo con la protezione”.

Isabelle non è soltanto un personaggio: diventa “memoria, coscienza, voce”, l’eco di tutte le donne private della libertà e dell’identità prima ancora della vita. Come ricordano le note di regia, il teatro non ha il potere di riportare indietro chi non c’è più, ma può e deve impedire che il silenzio diventi un’abitudine, trasformando il pubblico da semplice spettatore a testimone.

Ne risulta uno spettacolo doloroso e potente, frutto di un “bel montare” condiviso con passione dall’intero ensemble e dalle maestranze: Chiara Gervasi (aiuto regia), Patrizia Visconti (scene e costumi), Ettore La Magra (assistente alla regia) e Riccardo Liotta (luci e audio)L’appuntamento è ad Agrigento, per una serata di teatro che ci costringerà a guardare proprio lì dove, di solito, preferiremmo distogliere lo sguardo.