il lutto
Ci lascia a 94 anni l'uomo del sax che diede "voce" alla Pantera Rosa
Addio a Plas Johnson: la straordinaria eredità del musicista che osò sfidare l'ipocrisia musicale per difendere i compensi e il nome dei colleghi
Il mondo della musica e del cinema piange la scomparsa di Plas Johnson, leggendario sassofonista jazz, morto all’età di 94 anni. A rendere nota la notizia è stata l’emittente radiofonica di Los Angeles KKJZ, annunciando la perdita dell’artista che diede vita a una delle melodie più riconoscibili del Novecento.
Il suo lascito è indelebile: fu lui, con il timbro morbido e vellutato del suo sax, a imprimere per sempre nell’immaginario collettivo il tema de La Pantera Rosa, la celebre pellicola con Peter Sellers, la cui colonna sonora venne insignita di un Grammy. Nato in Louisiana e figlio di un sassofonista professionista, Johnson affinò presto il proprio talento, specializzandosi nel jump blues e nell’R&B.
La sua straordinaria perizia lo rese rapidamente uno dei turnisti più richiesti e stimati negli Stati Uniti, al fianco – dal vivo e in studio – di mostri sacri come Frank Sinatra, Nat “King” Cole, Ella Fitzgerald e Barbra Streisand. Henry Mancini compose il tema della Pantera Rosa pensando specificamente a lui: la traccia si apre infatti con l’ipnotico assolo di Johnson, cui si aggiunge in seguito l’intera sezione di fiati.
Dietro il luccichio dei successi internazionali, però, si celava una realtà più amara. Johnson fu un membro di punta della “The Wrecking Crew”, straordinario collettivo di musicisti di studio ricercatissimi dalle etichette per versatilità e rapidità, capaci di incidere hit con pochissime prove.
In un documentario del 2008 dedicato a quel formidabile gruppo, il sassofonista denunciò le pratiche inique dell’industria discografica, rivelando come spesso il loro lavoro non venisse né riconosciuto né adeguatamente retribuito.
I veri esecutori erano sistematicamente occultati: i nomi dei session men venivano eliminati dalle copertine per non “urtare la sensibilità” della band ufficiale, oppure si chiamavano i turnisti per creare un suono vincente e poi si metteva insieme un gruppo “fittizio” per portarlo in tour.
«Peggio che non ricevere i soldi per suonare in un disco di successo, che ha venduto un milione di copie, era non avere nemmeno il tuo nome sui titoli», aveva raccontato con amarezza, «e poi vanno a scovare dei ragazzini bianchi appena usciti dal liceo, li mandano in tour e li chiamano con quel nome».
Accanto all’inestimabile contributo dietro le quinte, Johnson godette anche di grande popolarità televisiva, trascorrendo quindici anni nella band del Merv Griffin Show, celebre talk show americano.