Il progetto
La frontiera digitale dell'archeologia siciliana: il passato che si ricostruisce pixel dopo pixel
Le Mura timoleontee di Gela entrano nell'era 4.0 con un progetto delle Università di Messina e Tampa
La Sicilia con il suo immenso patrimonio artistico si pone come luogo privilegiato per l’applicazione delle nuove tecniche di l’archeologia digitale e Gela diventa campo privilegiato di queste nuove metodologie nel campo dei beni culturali per studiarli, tutelarli e promuovere lo sviluppo del territorio. Al centro dell’attenzione le mura timoleontee di Caposoprano, esempio importante e raro di architettura militare greca in mattoni crudi nel mondo occidentale. Il monumento, che si presenta imponente ma anche molto delicato dato che fu realizzato in mattoni crudi, è diventato perno di una ricerca archeologica 4.0 con un progetto che unisce istituzioni, università e tecnologie digitali d'avanguardia. Una convenzione tra il Parco archeologico di Gela e l’Università di Messina apre una nuova stagione di studi sul sito archeologico gelese.

L’obiettivo del progetto è quello di una rilettura del monumento che punti a ridefinirne il valore storico, architettonico e conservativo attraverso una documentazione scientifica completamente aggiornata. Il primo importante risultato riguarderà la documentazione digitale dell'intero complesso monumentale. A guidare il progetto scientifico è Caterina Ingoglia, professoressa associata di Metodologia della ricerca Archeologica all'Università di Messina. Da anni la sua attività è dedicata allo studio dell'archeologia della Sicilia antica, con particolare attenzione ai contesti urbani, alla cultura materiale e alle metodologie innovative applicate all'indagine archeologica. Tra i suoi luoghi di ricerca anche Gela. Per questo progetto l'Università di Messina ha avviato una collaborazione con la University of South Florida di Tampa, coinvolgendo il prof. Davide Tanasi, tra i maggiori specialisti internazionali nell'applicazione delle tecnologie digitali ai beni culturali. Così scanner laser, fotogrammetria, modelli tridimensionali e rilievi ad altissima risoluzione consentiranno non soltanto di documentare ogni dettaglio delle Mura Timoleontee, ma anche di comprenderne meglio le tecniche costruttive, monitorarne lo stato di conservazione e pianificare future strategie di tutela e valorizzazione. I dettagli di questo nuovo processo sono stati illustrati nel corso di un incontro tenutosi alle Mura federiciane alle 19. Tra i presenti anche rappresentanti del mondo dell’associazionismo, la Fidapa e il Lions club del Golfo.
“Favorire la realizzazione di questo progetto – ha detto Ennio Turco, soprintendente del mare in Sicilia e direttore del Parco archeologico di Gela - è una scelta strategica che conferma la volontà di rendere il patrimonio locale protagonista di una ricerca scientifica moderna, aperta alle collaborazioni nazionali e internazionali e alle più avanzate metodologie di documentazione”