L'intervento
Quel Teatro diffuso per la città
Dal Forte San Jachiddu ai cortili e agli spazi abbandonati, parla il direttore artistico di Cortile Teatro Festival, Roberto Bonaventura: "Sogno di portare spettacoli alla Cittadella"
Un Teatro diffuso. Luoghi insoliti come, per esempio, il cortile interno di un Palazzo abitato. Per «portare il Teatro dalle persone». Questa è l’ispirazione, dai tempi di Palazzo Calapaj-D'Alcontres. Anzi no. Tutto parte da Forte San Jachiddu, dove un teatro che altrimenti a stento arrivava in città, si presenta al pubblico messinese. Si alternano Emma Dante, Ascanio Celestini, Davide Enia, César Brie. Il forte si illumina in ogni angolo. È il 2008, 5 stagioni, poi dal Forte il Teatro ruzzolla verso il centro città: «Giuseppe Giamboi mi ha proposto di farlo all'interno del Palazzo Calapaj-D'Alcontres, all'inizio mi pareva un luogo troppo piccolo, poi mi ha convinto», spiega Roberto Zorn Bonaventura, che da allora porta il Teatro in luoghi insoliti in città. «Spostandoci in centro abbiamo raggiunto persone che al Forte non sarebbero venute, e poco avvezze al teatro», spiega ancora. Non i luoghi deputati, tra quattro mura, un palcoscenico, e le quinte. Ma luoghi scomodi, senza camerini, dove improvvisare illuminazione e palchi, per portare il Teatro tra la gente.
Stare scomodi per bruciare il rituale stanco dell’andare a Teatro e poi mangiare una pizza, per citare Emma Dante, e fare davvero cultura, è importante?
«Quando a vent'anni ho iniziato a lavorare al festival di Santarcangelo (in Romagna, ndr) sono rimasto molto colpito: un festival diffuso in ogni angolo del paese. Da allora ho sempre avuto il sogno di fare qualcosa di simile anche a Messina».
Dal forte, al cortile, fino alla Lega Navale di ieri sera: un teatro sparso per la città.
«Sì, diciamo che poi dal Cortile, che ha infine dato il nome al Festival, ci hanno sbattuto fuori, perché un condomino si è opposto, e allora ci siamo un po' allargati...».
Farlo in luoghi insoliti immagino dia molti più problemi burocratici.
«Diciamo che le difficoltà non mancano: proprio perché bisogna accertare la sicurezza, chiedere le autorizzazioni, tutto va quindi programmato con molto anticipo, ed è un anticipo che non sempre è possibile».
Perché?
«Be', per esempio, perché spesso non sappiamo se avremo contributi pubblici fino all'ultimo istante, che non è quello adatto per le richieste amministrative del caso».
Chi ve lo fa fare?
«Speriamo di potere offrire un arricchimento culturale alla città. Non parliamo dei numeri dei grandi eventi, ma di un'apertura alle riflessioni che fa il resto del Paese e che così possono circolare anche qui. Certo non per soldi».
Non fate i numeri di Vasco Rossi o di Tiziano Ferro è chiaro. Ma che numeri fate?
«Per lo scorso spettacolo al Giardino Corallo c'erano 300 persone, niente in confronto alle migliaia dei grandi eventi, ma è un altro tipo di offerta. Noi di certo speriamo di viverci, non di guadagnarci, ma è un altro il tipo di ritorno a cui aspiriamo, e riguarda tutta la città».
Prima il cortile, poi la Lega Navale, anche la Tenuta Rasocolmo, quest'anno anche il Giardino Corallo, in che altri luoghi andreste?
«Il mio sogno sarebbe fare spettacoli alla Cittadella. Portare gli spettacoli in ogni angolo di bellezza che ci può essere in un paese, in una città, ma non solo, anche un angolo paradossalmente brutto sarebbe anche più adatto. Un'ex fabbrica, per esempio. Sarebbe bellissimo poterlo fare all'ex inceneritore della zona falcata, per esempio. Così il qui ed ora del Teatro si fa un unico spettacolo con lo spazio fruito. Un connubio fra lo spettacolo e la scenografia naturale: quindi una fabbrica, un cortile, un angolo di mare. Può essere un pezzo di città antica come un pezzo di città moderna. Questo è quello che abbiamo sempre cercato di fare».
Luoghi magari dai quali non vi cacciano.
«Sì, mi piacerebbe avere più possibilità: strade, cortili privati... Sarebbe bello. Diciamo che ogni volta l'intoppo burocratico è importante, quindi a volte ci fermiamo. Ma si potrebbe fare di più, molto di più. Non vorrei essere polemico, ma avremmo di certo bisogno di una convergenza di interessi, della collaborazione di tutti. Mentre diventa difficile ad ogni Amministrazione che si è susseguita spiegare cosa stai facendo».
Adesso però c'è stata più continuità, vi ha agevolato?
«Certamente sì, in passato abbiamo avuto un aiuto dal Comune, quest'anno da Fondazione Messina per la Cultura. E sembra esserci un momento florido: la Rassegna alla ex Fiera è un esempio di sinergie che si incontrano e che ci fanno sperare che si possa lavorare con la stessa convergenza su più eventi».
Per fare del Teatro nella Zona Falcata ci vuole molta collaborazione tra più enti?
«Portare il teatro in luoghi abbandonati, tra le macerie, sarebbe davvero importante per noi. sono problemi di sicurezza, è chiaro, ma secondo me possono essere s
uperati. Certo, lì davvero ci vorrebbe l'aiuto di tutti».