L'intervista
Le radici siciliane di Gaetano Curreri: «Questa terra è racchiusa nella una parola meraviglia»
Rinascita personale per il cantante che racconta "Io sono le mie canzoni" e il ritorno al Teatro Greco di Tindari
«Meravigliosa. Proprio così, meravigliosa». Non ha dubbi Gaetano Curreri quando gli si chiede cosa rappresenti per lui la Sicilia. È la prima parola che gli viene in mente. E forse non potrebbe essere altrimenti per il fondatore e leader degli Stadio, che all’Isola è legato da un filo profondo fatto di radici familiari, ricordi ed emozioni, come emerge dalle sue prime riflessioni riguardo alla Trinacria. «La Sicilia – afferma perentorio - per me significa mio padre Vincenzo e mio nonno Ignazio. È da loro che nasce il mio legame con questa terra». Il padre lasciò Sciacca ancora giovane per trasferirsi in Calabria, a Vibo Marina, dove lo stesso Curreri trascorse i primi sette anni della sua vita. «Papà – prosegue - partì in cerca di lavoro e fu lì che conobbe mia madre. Io sono nato in Romagna, ma le mie radici sono sempre state anche siciliane».
E con il trascorrere del tempo quel legame con l’Isola si è rafforzato ancora di più. Ad Acireale, nel 2003, durante un concerto di Carnevale, Gaetano Curreri ha vissuto un momento difficile che oggi preferisce ricordare come una rinascita, resa possibile anche grazie all’intervento del medico Salvo Strano, che allora lo soccorse e che oggi è primario di Chirurgia toracica dell’ospedale "Garibaldi" di Catania. Un rapporto di stima e riconoscenza che negli anni non si è mai interrotto, anzi. Da allora ogni ritorno in Sicilia ha assunto un significato ancora più profondo. La musica, invece, è entrata nella sua vita presto, prestissimo.
«È stata mia madre – ricorda ancora - a farmi innamorare del pianoforte. Lo insegnava e mi ha trasmesso questa passione. Poi, appena diciottenne, arrivò l’occasione di entrare nella band di Lara Saint Paul. È stata una scuola di vita e di musica».
E proprio questo rappresentò l’inizio di un percorso che lo portò a frequentare il prestigioso Conservatorio “Giovan Battista Martini” di Bologna e, soprattutto, all’incontro con Lucio Dalla, destinato a diventare una delle figure più importanti della sua vita artistica.
«Con Lucio – aggiunge il maestro Curreri - ho condiviso una parte fondamentale del mio percorso. Lo raggiungevo spesso nella sua casa di Milo, alle falde dell’Etna, assieme a Ron e Francesco De Gregori. Si parlava di musica, di lavoro, ma anche della vita. Sono ricordi che porto nel cuore».
E l’incontro con Dalla segna una svolta decisiva nella carriera di Curreri, che negli anni intreccia il proprio percorso professionale con quello di alcuni tra i più grandi protagonisti della musica italiana, da Vasco Rossi a Luca Carboni, da Francesco Guccini, solo per citarne alcuni, per arrivare a Biagio Antonacci, del quale intuì il talento sin dagli esordi, accompagnandolo nella sua prima importante esperienza in tournée. Da quell’esperienza nasceranno gli Stadio, una delle band più amate e longeve della musica italiana. Un cammino condiviso con Giovanni Pezzoli, Roberto Drovandi e Andrea Fornili, compagni di una vita, con i quali Curreri ha scritto alcune delle pagine più belle della musica italiana.

Gaetano Curreri con Lucio Dalla
E ogni volta che torna sul palco il pensiero corre inevitabilmente a Giovanni Pezzoli, scomparso nel 2022. «Giovanni - ricorda Curreri - non è stato soltanto il nostro batterista. È stato il cofondatore degli Stadio, il cuore pulsante della band e resterà per sempre il nostro unico batterista. E la sua presenza, ve l’assicuro, continua ad accompagnarci in ogni concerto».
Tra le centinaia di canzoni che hanno segnato la sua carriera, Gaetano Curreri non fa mistero di essere assai legato ad una in particolare, “Chiedi chi erano i Beatles”, brano tra i più gettonati della celebre band. «Ancora oggi, quando la canto, provo un’emozione fortissima», afferma il leader degli Stadio. Ed è proprio da quella consapevolezza che nasce “Io sono le mie canzoni”. Non un semplice concerto, ma il racconto della vita artistica di Gaetano Curreri attraverso il repertorio scritto da lui in oltre quarant’anni di carriera. Uno spettacolo che mette al centro Curreri autore, ancor prima che cantante, ripercorrendo i grandi successi degli Stadio – da “Acqua e sapone” a “Grande figlio di puttana”, che hanno lasciato il segno anche nel mondo della cinematografia, passando per la già richiamata “Chiedi chi erano i Beatles” – ma anche le innumerevoli collaborazioni che hanno accompagnato il suo cammino. Un viaggio nella musica italiana raccontato da uno dei suoi protagonisti, capace di mettere in luce il lavoro dell’autore oltre a quello dell’interprete. Lo spettacolo nasce dalla volontà di raccontarsi dopo una nuova ripartenza. Tornare sul palco non soltanto per cantare, ma per condividere una storia fatta di incontri, emozioni e canzoni che hanno attraversato oltre quarant’anni. A dare forma a questo progetto è stata Laura Cordischi, direttore creativo dello spettacolo e manager dell’artista. È lei ad aver ideato il concept di “Io sono le mie canzoni”, costruendone l’impianto narrativo, la scaletta, le scenografie e le coreografie, con l’obiettivo di mettere al centro Gaetano Curreri autore, valorizzando un patrimonio musicale che continua ancora oggi a parlare a generazioni diverse. Più che un semplice manager, Laura è la figura che accompagna l’artista nelle sue scelte, condividendone la visione e trasformandola in nuovi progetti. È anche grazie a questa spinta che gli Stadio hanno ritrovato l’entusiasmo di guardare avanti, costruendo nuovi percorsi artistici e continuando a dialogare con le nuove generazioni, nella convinzione che una storia lunga oltre quarant’anni possa continuare a vivere soltanto aprendosi al futuro.
È lo stesso spirito che si ritrova sul palco esattamente come accadeva au tempi di “Banana Repubblicà”. Accanto a Gaetano Curreri, Roberto Drovandi e Andrea Fornili, infatti, sono presenti sette giovani musicisti e un corpo di ballo che danno allo spettacolo una veste contemporanea, senza mai tradire l’identità pop-rock degli Stadio. Una produzione che celebra la tradizione della band, ma che guarda con decisione al domani. Il prossimo 20 agosto questo viaggio farà tappa al Teatro Greco di Tindari, in un ritorno in Sicilia fortemente voluto da Curreri. Una data che rappresenta non soltanto una data del tour, ma un nuovo incontro con una terra che occupa un posto speciale nella sua vita e nella sua storia. «La Sicilia – sottolinea il maestro - è una terra che porto nel cuore. Ogni volta che torno ritrovo un affetto sincero e un calore che non si possono spiegare. È una terra che mi emoziona sempre». E forse non esiste modo migliore per raccontare Gaetano Curreri oggi. Perché “Io sono le mie canzoni” non è soltanto il titolo di uno spettacolo, ma la sintesi di una vita. Quella di un autore che ha scritto alcune delle pagine più belle della musica italiana e che continua a guardare al futuro con lo stesso entusiasmo degli inizi. E se esiste un’espressione capace di racchiudere il suo rapporto con la Sicilia, è la stessa con cui ha cominciato a dialogare con noi: «Meravigliosa. Proprio così, meravigliosa».