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Teatro

Valeria Solarino al Taormina Arte 2026: «Le vere colonne d’Ercole sono il rispetto dell’altro»

Insieme a Gloria Campaner in un dialogo tra voce e pianoforte che fonde letteratura, musica e impegno civile nella suggestiva cornice del Teatro antico

09 Agosto 2026, 12:31

12:40

Valeria Solarino al Taormina Arte 2026: «Le vere colonne d’Ercole sono il rispetto dell’altro»

Eleganza, intensità e una rara capacità di raccontare la complessità dell’animo umano senza mai cedere all’enfasi. Valeria Solarino è una delle interpreti più raffinate del panorama italiano: un’attrice che ha fatto della misura la sua cifra stilistica, attraversando cinema, teatro e televisione con la stessa credibilità. Con la sua interpretazione magnetica, darà voce a “Oltre le Colonne d’Ercole”, accompagnata al pianoforte dalla concertista di fama internazionale Gloria Campaner.

Prodotta da Savà Produzioni Creative e inserita nel programma del Festival Internazionale Taormina Arte 2026 sotto la direzione artistica di Simona Celi Zanetti, la pièce promette di regalare agli spettatori un’esperienza intensa, dove letteratura, musica e interpretazione si fondono nella suggestiva cornice del Teatro antico. L’appuntamento è lunedì 10 agosto alle 21.

Come ha costruito il dialogo con il pianoforte di Gloria Campaner?

«Ci sono momenti in cui siamo da sole in scena: lei suona, oppure io recito. Ma in gran parte dello spettacolo lavoriamo insieme, e voce e pianoforte procedono come un unico respiro. Non si tratta di una musica che accompagna il testo: è un vero dialogo. Me ne accorgo durante le prove. Quando recito senza la musica di Gloria, tutto cambia: il ritmo, le pause, persino l’interpretazione. Con il suo pianoforte provo emozioni diverse, e lei mi dice di avvertire la stessa cosa mentre suona».

Andare oltre ogni confine “per seguir virtute e canoscenza”. Crede che oggi esistano ancora delle “colonne d’Ercole” da oltrepassare, nella società o nella vita personale?

«Il limite che l’uomo dovrebbe imporsi, anche senza bisogno di un’autorità superiore, è quello del rispetto dell’altro. Se la tua realizzazione passa attraverso la mancanza di rispetto verso qualcuno, se il tuo arricchimento comporta l’impoverimento di un altro, se il tuo privilegio nasce dal calpestare i diritti altrui, allora quelle sono le vere colonne d’Ercole che non dovremmo mai superare».

Il viaggio può essere una fuga o una ricerca. Quale di queste due dimensioni sente più vicina alla sua esperienza di artista e di donna?

«È sempre una ricerca, un arricchimento. Quando viaggio, ciò che mi rimane non è semplicemente il ricordo del luogo visitato, ma tutto ciò che quel luogo mi ha lasciato. Quell’itinerario fisico diventa così un percorso che continua dentro di noi e si trasforma in un viaggio dell’anima».

Cinema e televisione stanno attraversando una fase di grande trasformazione. Quale cambiamento la preoccupa maggiormente e quale, invece, la entusiasma?

«Mi preoccupa il fatto che, nei momenti di crisi, finiscano inevitabilmente per prevalere logiche più legate al mercato che all’arte. Quando un settore attraversa una fase di sofferenza è naturale cercare soluzioni che lo rilancino economicamente, ma questo rischia di allontanare l’attenzione dalla ricerca artistica. Credo, però, che sia un passaggio inevitabile. Allo stesso tempo, mi entusiasma pensare che proprio dalle difficoltà possano nascere idee straordinarie. Spero che questo momento complesso, anche dal punto di vista sociale, possa dare vita a qualcosa di davvero innovativo e rivoluzionario».

Oggi il successo sembra misurarsi anche attraverso i social network. Un’attrice può ancora permettersi di lasciare che sia soltanto il proprio lavoro a parlare?

«Dipende da ciò che si desidera. Ognuno è libero di scegliere il proprio percorso. Personalmente penso che il rischio più grande dei social, al di là del confronto continuo con un’idea di perfezione, sia quello di finire per rappresentare la realtà invece di viverla».

C‘è una storia che sente il bisogno di raccontare e che non ha ancora trovato il progetto giusto?

«Collaboro con Amnesty International da molti anni e abbiamo realizzato diversi progetti insieme. L’anno scorso ho intervistato Sean Binder, un attivista tedesco che rischiava vent’anni di carcere e che, fortunatamente, è stato poi assolto. Ho incontrato anche un’attivista curdo-iraniana accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e a rischio di finire in carcere in Italia. Per il futuro vorrei mettere insieme il loro impegno e il mio lavoro, utilizzando la mia voce come un megafono per sostenere le campagne di Amnesty e contribuire, nel mio piccolo, alla difesa dei diritti umani nel mondo».

Gino Morabito