Musica
Luca Distefano, la voce catanese che incanta come Barry White e che sogna l'America
Voce profonda e scelte di qualità per il giovane cantante che ha già tentato di sfondare con America's Got Talent; l'album "19" in attivo e tanti progetti da realizzare
Una voce a sorpresa, di quelle che non ti aspetti; perchè Luca Distefano, barbetta, baffetto, faccia pulita da bravo ragazzo, "nasconde" in realtà un'intonazione vocale basso-baritonale che lascia storditi, nel senso buono del termine, e che gli ha già accreditato l'istintivo paragone con un grande di quel genere musicale come Barry White. E tanto è bastato per lasciare di stucco il pubblico e i giudici di America's Got Talent, nel 2020, programma a cui Luca, all'epoca 19enne, aveva partecipato con il brano "Let’s Get It On" di Marvin Gaye. Lo stupore nei volti di chi l'ascoltava era già una vittoria per quel ragazzo catanese che pensava di affacciarsi, tramite quel palco, all'ambìto mondo della discografia internazionale.
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E invece Luca che cosa è accaduto?
"E' successo che il 2020 come tutti sappiamo è stato l'anno del Covid e questo ha bloccato ogni proposito di restare in America per cercare di coltivare qualche contatto che potesse aiutarmi a realizzare il sogno di fare musica a certi livelli. Ma la mia permanenza è stata invece molto breve, lì non conosco nessuno e, considerato quel periodo difficile per il mondo interno, sono dovuto tornare a casa. Per me la pandemia è stata come una porta sbattuta in faccia, ma sicuramente non sono stato l'unico ad aver subito uno stop nella propria vita".
In quello stesso anno hai partecipato anche ad "All Together Now”, su Canale 5. Anche quell'apparizione era stata molto applaudita e ti aveva portato qualcosa...
"Mi ha portato una collaborazione con J Ax e con il brand di Dolce&Gabbana ma soprattutto mi aveva proiettato verso il talent americano. Just the way you are, il pezzo presentato in quella trasmissione, era diventato virale su YouTube e i produttori americani mi avevano contatto per partecipare ad America's Got Talent. Ho avuto apprezzamenti subito dopo da alcuni grandi artisti italiani come Ramazzotti, Pausini e Annalisa ma è finita lì".
Arriva però la collaborazione con una casa discografica siciliana con cui incidi i tuoi inediti e soprattutto un album "19"...
"Devo dire che nel frattempo mi sono anche laureato, ho frequentato due conservatori uno a Milano e uno in Calabria e ho perfezionato la lingua inglese, quella in cui mi esprimo meglio per la scrittura dei miei testi. Poi si c'è l'album che ho chiamato "19" perchè per me è un numero portafortuna, a cominciare dal fatto che è la mia data di nascita. Contiene 12 canzoni".

Hai una voce calda e potente capace di far vibrare l'animo di chi ti ascolta: cosa manca per sfondare? Anche sui social in tanti si chiedono come mai non sei ancora famoso al pari di alcuni "prodotti da autotune" o di giovani cantanti già in vetta alle classifiche non appena fuori dai talent...
"Non è un discorso semplice. L'ambiente della discografia italiana è complesso ed è più interessato al personaggio da "spremere", anche con contenuti musicali modesti purchè siano redditizi. Io credo molto nella qualità di quello che si produce e credo nel potere delle buone collaborazioni: da lì nasce la buona musica. Al momento paradossalmente la fama non mi interessa: voglio costruirmi con basi solide. A quel punto magari sarò pronto per la grande occasione. Mi piacerebbe avere un percorso simile a quello di Tony Pitoni, un idolo per me oltre a Bruno Mars. Ha fatto tanta gavetta e un passo alla volta, da solo, è arrivato alla ribalta nazionale. L'idea di scendere a compromessi, accettando produzioni di ascolto facile ma di scarsa qualità musicale, non mi piace".
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Proprio per la qualità della voce ti hanno accostato a Barry White, Ray Charles e al conterraneo Mario Biondi: i paragoni di fanno piacere o ti infastidiscono?
"Sono tutti dei grandi e quindi da una parte il paragone mi fa piacere, dall'altro però apprezzo anche chi, sempre sui social, mi scrive che con quei personaggi io c'entro poco o nulla. Per me è un complimento anche quest'ultimo: mi fa pensare che ho la mia personalità e quindi non devo necessariamente assomigliare ad altri. Inoltre se fossi già bravo a quei livelli significherebbe che sarei arrivato e non è così. C'è ancora strada da fare".
Qual è il sogno?
"Senza nulla togliere all'Italia e alla buona musica italiana, io vorrei tornare in America. E' lì che mi piacerebbe realizzare la mia attività. Mi sento più vicino a quei generi musicali e penso che potrei lavorare in un contesto più consono alle mio modo di essere libero. Intanto la prossima tappa sarà Milano dove conto di frequentare a novembre un corso di studi in music business. Per il resto continuo a scrivere, aspettando che prima o poi il talento, che purtroppo a volte da solo non basta, faccia il suo corso, con un pensiero ai miei amati nonni che avrebbero già voluto vedermi a Sanremo".