In Sicilia
Lorenza Indovina e il ritorno a Montagna Longa dove morì il padre in uno schianto aereo: «E' stato come una terapia»
L'attrice interpreta se stessa in “La verità migliore”, un documentario che mescola memoria familiare, testimonianze d'epoca e i dubbi su un mistero nazionale
«Quando sei credente e muore una persona a te cara continui a credere che da qualche parte c’è. Di mio padre però non ho ricordi. Ero troppo piccola».
Così Lorenza Indovina, attrice e regista palermitana, esordisce nel raccontarci il suo ritorno in Sicilia alla ricerca del padre perito nel disastro aereo di Montagna Longa (1972) per girarvi "La verità migliore", film documentario che aiuta a capire chi fosse Franco Indovina, attraverso voci di testimoni, di parenti e amici. Franco Indovina brillante regista però nella tragedia che resta uno dei misteri italiani. Lorenza aveva sei anni quel 5 maggio 1972 quando il DC8 Alitalia 112 diretto da Roma Fiumicino a Palermo Punta Raisi si schiantò in fase di atterraggio sulla Montagna Longa tra Cinisi e Carini. Tutti i 108 passeggeri e i 7 membri dell'equipaggio rimasero uccisi: il più grave incidente dell'aviazione civile italiana sino a quello di Linate (2001, 118 vittime). Le indagini non chiarirono molti aspetti controversi. È rimasta l'ombra del mistero. Si è parlato pure di probabile attentato.
Con "La verità migliore" la Indovina dopo la Festa del cinema di Roma e alcune anteprime, è stata in luglio al BaarìaFilmFestival e poi il film (lei assente perché si era infortunata nel frattempo) al SalinaDocFest, Premio 9 Dots al Miglior Montaggio all’autrice e a Irene Vecchio «per un’opera intima e delicata… che ci porta indietro di oltre 50 anni in un’Italia piena di ombre».
Un viaggio fra presente e passato.
«E’ il mio percorso verso una verità che continua a sfuggire, ma che coinvolge il senso della morte, della mancanza, della perdita e della memoria».
Pezzi di carlinga raccolti in un sacco, lei seduta fra le rocce di Montagna Longa, poi in casa fra mucchi di giornali e articoli, con parenti di altre vittime sul luogo della tragedia. I dubbi richiedono si continui a indagare.
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Francesco Terracina giornalista e scrittore ed Enrico Bellavia direttore del settimanale L’Espresso nel commentare il film hanno inquadrato la tragedia nella strategia della tensione e nella stagione delle bombe. Forse un messaggio fra iniziati considerando che tra i viaggiatori deceduti c’era il sostituto procuratore generale di Palermo, Ignazio Alcamo che aveva disposto il soggiorno obbligato per un costruttore del Sacco di Palermo e per Ninetta Bagarella, poi moglie di Totò Riina, la segretaria di redazione de L'Ora e Paese Sera, Angela Fais, il comandante della Guardia di Finanza, Fontanelli, Indovina (che allora raccoglieva elementi per un film su Enrico Mattei); l'ex medico di Salvatore Giuliano, Letterio Maggiore (coinvolto nel processo sulla strage di Portella).
“La verità migliore” è fitto di testimoni, filmati d’epoca, luoghi, suoni e rumori. Un uomo porta dei fiori alla tomba del fratello morto ventenne e ricorda i corpi bruciati. Due esperti di incidenti riguardanti l’aviazione civile sollevano punti interrogativi. Tutti i parenti delle vittime vorrebbero sapere di più.
Lorenza, interprete di se stessa, sfoglia riviste e album di famiglia per mettere assieme brandelli di ricordi.
Qual è il valore simbolico di questo film?
«E’ come una terapia: mi ha liberata dai fantasmi assieme a un gruppo di persone sconosciute».
Cos’ha scoperto di suo padre?
«Che mi ha trasmesso la tendenza per il gioco della finzione, del volo, della poesia. Facendo l’attrice sono più vicina a quella finzione e ce l’ho più vicino».
Il processo si concluse nel 1984 etichettando l’incidente come errore umano.
«E’ un fatto che appartiene alla storia civile del nostro Paese. Volevo però che la storia fosse percepita dal punto di vista emotivo. Ho voluto pormi in maniera equidistante e laica, non ho conoscenze e titolo per prendere posizione. Ho voluto però mettere in campo i dubbi sperando che qualcuno si metta a scavare. Al processo si diede la colpa ai piloti ma non ci sono stati approfondimenti. Ora è tardissimo. Ma quest’indagine liberatoria almeno mi ha fatto ritrovare mio padre».
E conosce meglio se stessa?
«Sì, ho capito perché uso l’immaginazione nella mia vita, nel mio lavoro forse per rimettere in scena il gioco del volo che facevo con mio padre, metafora del suo destino».
Suo padre che tipo era?
«Era fichissimo, di uno charme incredibile, anche una giornata passata con lui rimaneva nel ricordo come una delle giornate più belle».
Il cinema è nel suo dna dunque Lorenza.
«Sì. Non sono l’unica in famiglia. Roberto Andò è mio cugino. La mamma di Roberto e mio padre erano fratelli. Mia madre, sola dopo la tragedia, si mise a lavorare in un negozio di erboristeria ma aveva frequentato l’ambiente del cinema, era amica di Monica Vitti e di Antonioni».
Qual è il suo rapporto con Palermo?
«Per me è casa. Ho frequentato elementari e medie a Palermo, fra l’Istituto delle Ancelle Riparatrici e il Gonzaga. Al BaarìaFilmFestival sono venuti a trovarmi i compagni del Gonzaga. A Pelermo vive lo zio Vittorio fratello di papà e vengo ogni tanto a trovarlo».
Palermo, luogo di misteri, oltre quello di Montagna Longa.
«Mi inquieta l’Italia, non Palermo, la mafia non è concentrata a Palermo ma di più a Milano».
Cosa le piace della città?
«Si mangia bene. Ogni volta riparto con 2 chili in più. Amo la luce, il profumo di pane, gli odori, la gente. I siciliani se la sanno godere, la lentezza indica che la gente non vuole essere macinata dalla vita. Molti stranieri sono venuti a vivere qui anche per la qualità della vita. C’è traffico sì ma dove ti giri c’è bellezza».
“La verità migliore” è prodotto da Dugong Films e Rai Cinema, con il sostegno di Sicilia Film Commission dopo Roma, Milano, Palermo sarà proiettato in altre città.
Ritiene che possa riprendere l’indagine giudiziaria?
«Questo è il primo motivo per cui ho fatto il film guardando a una verità “migliore” alternativa a quella fornitaci. E’ dovuta al Paese, non tanto ai parenti delle vittime. Ho cercato di rendere universale una storia che mi riguarda in tempi in cui ci stanno cancellando la memoria».