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29 agosto 2026 - Aggiornato alle 17:30

Fondazione Siracusa 2033

Laura Milani: «Il Mediterraneo come identità e piattaforma culturale»

L'ambasciatrice della candidatura punta su dialogo, giovani e Val di Noto per trasformare l’eredità storica in un futuro condiviso.

Laura Milani: «Il Mediterraneo come identità e piattaforma culturale»

29 Agosto 2026, 17:30

C'è una parola che Laura Milani ripete più volte quando parla di Siracusa 2033: visione. Non come esercizio astratto, né come parola buona per i documenti istituzionali, ma come capacità di guardare una città da fuori senza smettere di sentirla da dentro, di tenere insieme passato e futuro, memoria e trasformazione, identità e apertura. È da qui che, secondo l'ambasciatrice culturale della candidatura, deve partire la corsa di Siracusa al titolo di Capitale europea della cultura 2033.

La Fondazione Siracusa 2033 è entrata nell'estate del 2026 nella fase operativa della candidatura. Le linee guida pubblicate a luglio tracciano il percorso fino a marzo 2027 per la costruzione del dossier e mettono al centro partecipazione, dialogo e coinvolgimento delle comunità. Sono state aperte le manifestazioni di interesse per il Comitato scientifico, per soci partecipanti e sostenitori e per la realizzazione del logo della candidatura. Il progetto, nelle intenzioni dichiarate dalla Fondazione, non vuole essere soltanto la rincorsa a un titolo, ma un processo capace di produrre effetti culturali, sociali ed economici duraturi.

È proprio questa la prospettiva che Milani, torinese innamorata della Sicilia, rivendica. «Non mi piacciono le operazioni spot», spiega. I progetti, soprattutto quelli complessi, sono interessanti perché diventano «una sfida collettiva, una sfida che si affronta tutti insieme per un bene comune». E Siracusa, dice, le interessa proprio per questo: perché offre la possibilità di costruire qualcosa che non si esaurisca nel momento in cui eventualmente arriverà il riconoscimento europeo.
La candidatura, dunque, non dovrebbe essere pensata come un grande calendario di eventi concentrato nel 2033.

Il 2033 deve essere il punto di arrivo di una trasformazione cominciata molto prima e destinata a proseguire molto dopo. «La candidatura deve ragionarsi come una trasformazione permanente», dice Milani. Una trasformazione, però, non è soltanto il raggiungimento di un obiettivo: è la direzione che una comunità decide di prendere. «L'evoluzione che sa avere nel corso del tempo è il vero successo delle trasformazioni».

È qui che il patrimonio di Siracusa diventa, nella sua lettura, non un punto di arrivo ma una materia prima. La città possiede un passato «glorioso», un patrimonio architettonico e storico conosciuto nel mondo. Ma il valore della candidatura sarà nella capacità di rendere quel patrimonio «generativo costantemente», trasformandolo da eredità in futuro. Non conservare soltanto, dunque, ma generare.

È una distinzione decisiva. Perché una Capitale europea della cultura non può limitarsi a raccontare quanto sia straordinaria una città. Deve spiegare perché quella città possa essere importante per l'Europa e quale cambiamento sia in grado di produrre.
La Fondazione, del resto, ha fissato nella propria missione obiettivi che vanno oltre la promozione culturale: partecipazione della cittadinanza, coinvolgimento delle nuove generazioni, inclusione, crescita sociale ed economica, innovazione, imprenditorialità culturale e creativa, destagionalizzazione dei flussi turistici e collaborazione con soggetti pubblici e privati.

Lo statuto definisce la Fondazione come una struttura di diritto privato senza fini di lucro e stabilisce che, in caso di vittoria, sarà chiamata ad attuare il programma della Capitale europea della cultura.

Ma c'è un elemento che, nelle parole di Milani, assume un peso ancora maggiore: i giovani.

Il 2033 non è soltanto una data lontana (ma al tempo stesso vicinissima). È un appuntamento costruito per chi oggi è giovane e allora sarà adulto. Per questo, sostiene Milani, chi lavora alla candidatura deve avere «grande passione, grande rispetto e grande interesse» per coloro che saranno i fruitori del risultato.

«Quando io parlo di futuro – dice - parlo sempre di ragazzi, di giovani, di quello che può succedere a loro e loro stessi possono far succedere». Da qui nasce anche la sua indicazione più netta su ciò che Siracusa dovrebbe cambiare: la capacità di dialogare. Non il semplice ascolto, perché ascoltare non basta. Il dialogo implica una reciprocità, la disponibilità a mettere in discussione il proprio punto di vista e a costruire insieme una direzione.

«Siracusa ha un'occasione grandissima, che è quella di usare il dialogo come elemento per costruire il futuro».
È una sfida culturale, ma anche politica e civile. Perché significa chiedere alla città di guardarsi da fuori, riconoscere ciò che funziona e ciò che non funziona, interrogarsi su ciò che potrebbe essere. E significa soprattutto accettare che il futuro non possa essere progettato soltanto dagli adulti che oggi occupano le istituzioni, ma debba essere costruito insieme a chi quel futuro lo vivrà.

È in questo punto che la candidatura prova ad allargare il proprio orizzonte. Finora Siracusa 2033 aveva già cominciato a costruire una rete territoriale con l'adesione o l'adesione in corso di Augusta, Carlentini, Ferla, Palazzolo Acreide, Priolo Gargallo e Sortino. Ma secondo quanto anticipa Milani, il prossimo passaggio sarà ancora più ampio: l'apertura verso il Val di Noto. Non è un dettaglio organizzativo. È un cambio di prospettiva.

Milani parla della necessità di trasformare progressivamente Siracusa in una candidatura capace di comprendere un perimetro più largo, perché «più questa trasformazione è ampia e più coinvolge la Sicilia, più sarà un progetto di successo». Il territorio non viene quindi considerato come una semplice somma di comuni, ma come un sistema di persone, luoghi, patrimoni e relazioni.

È una logica che Milani aveva già sperimentato con la candidatura congiunta di Noto e Palazzolo Acreide a Capitale italiana dell'Arte contemporanea 2026. Quell'esperienza, racconta, è stata utile proprio perché ha permesso di individuare criticità e potenzialità del territorio. Ora quel «piccolo esperimento» dovrebbe diventare parte integrante della candidatura europea. La parola decisiva torna a essere apertura. E qui entra anche la geografia. Siracusa, nella lettura di Milani, non è soltanto una città con un patrimonio eccezionale: è una città che per posizione e storia è nata dialogando. È «una porta sul Mediterraneo», un luogo dove si viene e si va, si tratta, si scambia, si guarda e si viene guardati.

Il Mediterraneo diventa così non soltanto lo sfondo geografico del progetto, ma una possibile chiave identitaria.
Da qui la scelta di mettere tra i temi della candidatura pace, diritti umani e apertura. Siracusa viene descritta come «crocevia naturale» di questo pensiero, proprio perché la sua storia e la sua posizione fisica hanno fatto del dialogo una componente originaria della città.

La Fondazione ha già indicato tra i prossimi appuntamenti un confronto euro-mediterraneo dedicato proprio a diritti umani, pace e giustizia internazionale, insieme a momenti di confronto con scuole e comunità.
La scommessa, dunque, è trasformare una caratteristica geografica in una funzione culturale: fare di Siracusa un luogo nel quale il Mediterraneo non sia soltanto attraversato, ma pensato, discusso e raccontato.

È una visione ambiziosa. E proprio per questo porta con sé una domanda inevitabile: quanto della città dovrà cambiare perché il progetto sia credibile? Per Milani, la risposta non è nella cancellazione del passato. Al contrario. «Poggia sul passato glorioso», dice, ma deve saperlo «trasformare in futuro». La sfida è fare in modo che l'eredità non diventi una zavorra identitaria, ma una risorsa capace di produrre nuove idee, nuove relazioni, nuove opportunità.
In questo senso, la candidatura può diventare qualcosa di molto più grande della gara per il 2033.
Può diventare un laboratorio. 

Un laboratorio nel quale Siracusa prova a capire che cosa vuole essere nei prossimi decenni; nel quale il Val di Noto viene chiamato a ragionare come sistema; nel quale i giovani non sono destinatari di un programma, ma parte della sua costruzione; nel quale il patrimonio non viene soltanto tutelato e mostrato, ma utilizzato per generare futuro. Adesso dovrà dimostrare che questa visione può diventare un progetto.
E soprattutto dovrà convincere una commissione europea che Siracusa non chiede il titolo soltanto per celebrare ciò che è stata. Lo chiede per dimostrare ciò che può diventare.

È questa, alla fine, la vera sfida del 2033. Non organizzare un anno straordinario. Ma costruire una città capace di non tornare quella di prima. Di andare oltre.