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L'ANNUNCIO

Geppi Cucciari lascia “Un Giorno da Pecora” dopo 11 anni: perché si chiude una delle coppie più solide della radio Rai

La conduttrice saluta il programma radiofonico dopo una lunga stagione professionale, ma resta centrale in Rai con il format che negli ultimi anni ne ha consolidato il profilo televisivo.

04 Settembre 2026, 15:49

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Geppi Cucciari lascia “Un Giorno da Pecora” dopo 11 anni: perché si chiude una delle coppie più solide della radio Rai

Undici anni di voce, ritmo e intesa radiofonica non bastano a garantire continuità quando i palinsesti cambiano forma. Geppi Cucciari non tornerà a settembre a "Un Giorno da Pecora": una scelta che segna la fine di un lungo tratto di strada con Giorgio Lauro, ma che non coincide con un passo indietro in Rai, dove resta salda alla guida di "Splendida Cornice".

La separazione non arriva per un calo di centralità, ma per un problema di incastri. Geppi Cucciari lascia "Un Giorno da Pecora" dopo 11 anni, e il punto più significativo della vicenda è proprio questo: non si chiude un’esperienza marginale, si interrompe un equilibrio che per stagioni ha dato al programma di Rai Radio1 una voce riconoscibile, ironica e trasversale. A confermarlo è stata la stessa conduttrice, spiegando che negli ultimi tre anni i suoi impegni non le hanno consentito di seguire l’intera stagione radiofonica e che la soluzione adottata fino all’ultima edizione — andare in onda per metà stagione da Milano — quest’anno non è stata ritenuta praticabile “per ragioni editoriali”.

In altre parole, non è un addio accompagnato da ambiguità artistiche: è la fine di una formula organizzativa che aveva permesso a Cucciari di tenere insieme radio, televisione e altri progetti. Il programma, del resto, chiedeva una presenza costante lungo tutto l’arco dell’anno, e la scelta della rete sarebbe andata nella direzione di avere un volto disponibile per l’intera stagione. Una linea che era già emersa nelle indiscrezioni e nei resoconti pubblicati a fine luglio, quando era stato anticipato che al fianco di Giorgio Lauro sarebbe arrivata Nancy Brilli nella prossima stagione.

Un ciclo lungo undici anni

Il dato temporale aiuta a capire il peso della notizia. La presenza di Geppi Cucciari a "Un Giorno da Pecora" risale al 2015, prima su Rai Radio2 e poi, dal 2016, nel passaggio del programma su Rai Radio1, sempre accanto a Giorgio Lauro. Nel tempo la coppia ha contribuito a consolidare l’identità della trasmissione: interviste politiche, toni spiazzanti, leggerezza solo apparente e una capacità rara di far convivere satira, costume e cronaca del giorno.

Proprio per questo l’uscita di scena non può essere letta come un semplice avvicendamento. In programmi quotidiani come questo, la continuità del tono conta quasi quanto il nome in conduzione. Cucciari aveva portato una postura precisa: ironica ma non ornamentale, rapida ma mai casuale, capace di muoversi tra politica e spettacolo senza abbassare il livello della conversazione.

Resta “Splendida Cornice”, il programma che oggi la rappresenta di più

Se la radio perde uno dei suoi volti più riconoscibili, la televisione conferma invece uno dei titoli che negli ultimi anni hanno definito meglio il profilo pubblico della conduttrice. Geppi Cucciari manterrà infatti la guida di "Splendida Cornice", il people show di Rai 3 che mescola cultura, attualità, satira e intrattenimento. Le schede ufficiali Rai e la pagina del programma su RaiPlay lo presentano come uno spazio in cui arte e divulgazione dialogano con leggerezza, una formula che si è progressivamente imposta come una delle più nette nel panorama dell’intrattenimento culturale di servizio pubblico.

È anche questo il punto centrale della vicenda: l’uscita da "Un Giorno da Pecora" non coincide con un arretramento di Cucciari nel perimetro Rai. Al contrario, conferma che oggi la conduttrice resta una figura chiave, soprattutto in un progetto televisivo che la valorizza in modo pieno e coerente.

Nel suo messaggio pubblico, Cucciari ha scelto un registro misurato ma chiarissimo: ha rivendicato la disponibilità a proseguire e ha spiegato che la soluzione logistica adottata in passato non è stata confermata. Questo rende la sua versione particolarmente rilevante, perché sposta il racconto dalla genericità degli “addii” a una questione molto concreta di organizzazione editoriale.

Per il pubblico radiofonico resta dunque la fine di un’abitudine consolidata; per Cucciari, invece, sembra soprattutto una ridefinizione del baricentro professionale. Meno presenza quotidiana al microfono, più concentrazione su un format televisivo ormai distintivo. Dopo 11 anni, la notizia pesa proprio perché chiude una consuetudine forte. Ma racconta anche altro: nel sistema dei palinsesti contemporanei, perfino i sodalizi più riusciti devono fare i conti con tempi, sedi e disponibilità. E talvolta a decidere non è la volontà di restare, ma la possibilità concreta di farlo.