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la mostra

A Venezia il cinema è un affare di famiglia: tra adolescenti (e genitori) fragili e intricate relazioni amorose

Tra i temi l'informazione spettacolo e la mancanza di scrupoli per l'audience

06 Settembre 2026, 10:13

10:20

Nanni Moretti

"Succederà questa notte" di Nanni Moretti

Come ogni anno si comincia a individuare quali siano i temi più esibiti dagli autori presenti alla Mostra del Cinema di Venezia. In questo senza dubbio una delle preoccupazioni maggiori sembra essere lo svuotamento di senso dei mezzi di informazione, fino al loro imbarbarimento.

Lo ha fatto Boyle con Ink, film di apertura, che partendo dalla scalata al successo di vendite del quotidiano inglese The Sun riflette sulla spettacolarizzazione dell’informazione.

Come anche Lance Oppenheim con Primetime, presentato ieri in Concorso, spostandosi sul media televisivo racconta lo stesso decadimento e la stessa assenza di scrupoli in nome del dio audience. Affiora inevitabilmente il richiamo a esempi più riusciti del caso, al Quinto potere di Sidney Lumet del 1976, che in tempi meno sospetti aveva affrontato la tematica in maniera senza dubbio più efficace, fuori portata nel confronto, quello di Oppenheim, risulta un film abbozzato non del tutto riuscito. Il regista all’esordio nel cinema di finzione dopo essersi espresso con successo nella forma documentaristica (Some kind of heaven, Spermworld, Ren faire) racconta l’evoluzione nei primi anni 2000 del controverso format televisivo americano To catch e Predator, che smascherava presunti predatori sessuali attraverso operazioni di copertura e telecamere nascoste.

A interpretare Chris Hansen, il conduttore senza scrupoli del format, è un bravissimo Robert Pattison.

Nei prossimi giorni attesa anche per Musk, documentario di Alex Gibney, pluripremiato autore attento ai temi più scomodi di ogni epoca, su colui che viene definito Master of the universe, l’uomo più ricco del pianeta capace di influenzare non solo l’opinione pubblica con essa i destini delle nazioni.

E si parla nei film anche di guerra, dei mostri generati da ogni conflitto. Lo ha fatto Shinya Tsukamoto presentando in concorso Mr. Nelson, did you kill people?, in cui il regista giapponese di Tetsuo completa la sua trilogia sugli orrori dei conflitti bellici, dopo Fires on the plain del 2014 e Hokage del 2023 incentrati sugli effetti più intimi e personali dei reduci della Seconda guerra mondiale, passa a raccontare il Vietnam e la storia di un veterano che trova guarigione alla spirale distruttiva del senso di colpa rendendosi testimone pubblico delle atrocità commesse. 

Come anche Martin McDonagh (Tre manifesti a Ebbing, Missouri e L’isola degli Spiriti) in maniera più irriverente anche comica, vibrante di feroce schiettezza, nemica del politically correct, con una sceneggiatura perfetta che non perde un colpo, in Wild horses nine, presentato in Concorso, racconta le ingerenze della Cia negli equilibri politici dentro e fuori i propri confini, attraverso le figure sui generis di due agenti nei giorni che precedono il colpo di Stato in Cile del 1973. Nel cast John Malcovich in forma strepitosa regala un’interpretazione superlativa, accanto a lui Sam Rockwell e Steve Buscemi.

 

E poi ci sta la famiglia, un altro campo di battaglia, a volte altrettanto violento e ostile, nel film in Concorso A place to heal di Cédric Kanh, racconta, in maniera convenzionale e priva di vero slancio, di un reparto di neuropsichiatria per adolescenti che oscillano tra il desiderio di morire e quello di libertà; spesso abusati o anche “solo” dimenticati da genitori incapaci di gestire loro quanto le proprie istanze personali, che sembrano aver bisogno d’aiuto più dei ragazzi rinchiusi.

Tanto grande quanto delusa l’attesa per un altro ritratto familiare, Succederà questa notte di Nanni Moretti, presentato ieri in Concorso, ispirato da alcuni racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo (da un libro dello stesso autore aveva tratto il precedente Tre piani), il regista si addentra nelle trame intricate delle relazioni amorose, purtroppo con risultati un po’ deboli, in scia al tema amoroso e adulterino il Breve incontro di David Lean del 1945 conteneva, nonostante tempi più censori, più carica erotica e tensione emotiva della liaison messa in scena da Moretti. Durante la proiezione stampa pochi applausi e un paio di timidi: buuu!