Testi
Il Vangelo di Marco, breve libro che porta sulle tracce di Gesù
L’evangelista racconta un profeta dal tratto pienamente umano: vuole farlo conoscere e farlo amare per comprenderne il mistero
Pubblichiamo parte dell’introduzione del volume “Sulle tracce di Gesù. Leggiamo insieme il Vangelo di Marco” di Vincenzo Paglia, arcivescovo e presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, consigliere spirituale della Comunità di Sant'Egidio, appena arrivato in libreria per San Paolo Edizioni.
Il Vangelo di Marco è il primo ad essere stato scritto. Com’è noto, prima della stesura dei Vangeli esistevano delle piccole raccolte di frasi e di gesti di Gesù. Successivamente si sentì l’esigenza di una narrazione più organica. E tra il 64 e il 70 si ritiene sia stato redatto questo primo libretto probabilmente a Roma. Negli anni 64-70 erano ormai morti i grandi testimoni della prima ora: Stefano, i figli di Zebedeo, Giacomo il fratello del Signore, Andrea, Pietro e Paolo. Quasi certamente l’autore del nostro testo ha conosciuto le prime persecuzioni a Roma sotto Nerone. E Gerusalemme era stata distrutta con il Tempio dato alle fiamme.
Marco, con il suo Vangelo, voleva introdurre i lettori a comprendere il mistero straordinario di Gesù di Nazareth: fece del bene a tutti, eppure fu giustiziato su una croce, ma il Padre che sta nei cieli lo ha fatto risorgere. Marco era ben informato sui fatti ed era consapevole che il racconto che stava componendo valeva molto più di una semplice storia: quel Gesù di cui scriveva parlava ancora ai cuori di coloro che si aggiungevano alla comunità. Per questo, quel piccolo libro ebbe subito un notevole successo, tanto che altri discepoli, ad esempio Luca e Matteo, lo presero come base per i loro scritti (di qui nasce la sostanziale concordanza dei primi tre Vangeli chiamati, per questo, “sinottici”).
Questo primo scritto si chiama “vangelo” (euanghelion, buona notizia). Non è un libro come tutti gli altri. È molto di più: vuole metterci sulle tracce di Gesù. Ossia farcelo conoscere e soprattutto farcelo amare… Il lettore viene preso per mano e condotto via via alla scoperta di chi è Gesù. In effetti, al centro fisico del Vangelo, Marco pone l’interrogativo fondamentale: “Chi è Gesù?” Per rispondere a questa domanda – che è “centrale” per la vita di tutti noi – l’evangelista costruisce un vero e proprio cammino di fede che porta, appunto, sino alla comprensione del mistero di Gesù. Alcuni studiosi ritengono che questo testo sia stato scritto per il culto (c’è chi afferma che veniva letto la notte di Pasqua come preparazione al battesimo dei nuovi convertiti).
Nei primi otto capitoli Gesù ha un volto pienamente umano - è un tratto, in verità, che rimarrà presente per tutta la narrazione evangelica - con i sentimenti di collera e di compassione, con le paure e la fatica; insomma, un Gesù, uomo tra gli uomini, immerso come tutti nella vita di questo mondo. La narrazione ha il suo culmine nella proclamazione di Gesù come il Messia atteso: “Tu sei il Cristo!”, risponde Pietro alla domanda di Gesù (il capitolo ottavo è il centro dei sedici capitoli del Vangelo).
Negli otto capitoli seguenti l’evangelista svela man mano l’identità di Gesù sino al momento della chiarezza davanti al sommo sacerdote. Quando Caifa gli chiede: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”, Gesù risponde: “Io lo sono!”. Tuttavia, la piena rivelazione su chi sia Gesù arriva al termine del Vangelo, sotto la croce, quando il centurione romano esclama: “Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio!” È sulla croce che si svela pienamente il mistero di Gesù come Figlio di Dio. E a rivelarlo non è un ebreo o un proselito bensì un centurione romano, un pagano figlio della città di Roma, capitale dell’impero.
Sino a quel momento Gesù non aveva detto esplicitamente che era il Messia perché non voleva avallare la falsa idea di essere un liberatore politico. La sua forza non risiedeva nel potere di questo mondo, bensì nell’amore di Dio che aiutava a liberarsi dal potere oscuro del male, un potere ben più forte di quello politico. Sulla croce Gesù sconfigge per sempre la tirannia dell’amore per sé stessi e mostra la grandezza e la forza dell’amore di Dio che giunge sino a dare la sua vita per salvarci.
L’evangelista chiude la sua narrazione con l’esortazione di Gesù risorto alle donne: “Ora andate, dite ai discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete”. Marco invita la comunità cristiana, di ieri e di oggi, a tornare in Galilea, nel luogo cioè ove Gesù aveva iniziato il suo cammino. Ogni lettore è invitato a ripartire dalla Galilea, ossia a riprendere in mano le prime parole di Gesù per iniziare di nuovo, con Lui risorto, il cammino. È decisivo che all’inizio di questo nuovo millennio i credenti ripartano da questo piccolo libro per vivere con maggiore fedeltà l’amicizia con Dio. E chi non crede lo prenda ugualmente in mano: apprenderà la bellezza dell’amore di Gesù per tutti, nessuno escluso.
Questo piccolo libro - che fu scritto per leggerlo tutto d’un fiato, ma è bene leggerlo anche a piccoli brani ogni giorno come noi suggeriamo - è un dono per tutti. Gesù stesso – come si legge in queste pagine - non solo non scarta nessuno ma va incontro a tutti. Sì, potremmo dire che l’evangelista invita il lettore di lasciarsi coinvolgere dalla sua narrazione: ascoltare il Vangelo è come ascoltare Gesù. E metterlo in pratica è come seguire Gesù, oggi.