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L'incontro

I "Pensieri di cinema" di Carlo Lo Giudice, riflessioni su regia e realtà

Il libro si presenta oggi a ViniMilo con l'attore Giovanni Calcagno e la proiezione del film "Lo stato brado"

07 Settembre 2026, 13:19

I "Pensieri di cinema" di Carlo Lo Giudice,  riflessioni su  regia e realtà

Tutto parte da una trentina di quadernetti messi insieme in una vita di lavoro. Dentro ci sono note di didattica per gli studenti, progetti,  la lista della spesa, ma soprattutto appunti sul campo, riflessioni sulla pratica del fare cinema, idee di regia da fissare sulla carta. Quadernetti con dentro tutta una vita, quindi fitti di cinema. Li chiama «pensieri sfusi»  Carlo Lo Giudice,  regista catanese, docente all’Accademia di Belle Arti, ora raccolti nel libro “Pensieri di cinema” (Diogene Multimedia) che si presenta stasera a ViniMilo, alla scalinata di Largo dei Mille alle 20.30, in un incontro moderato dall’attore e drammaturgo Giovanni Calcagno. Sarà proiettato anche in  film documentario “Lo stato brado”, in cui il regista per tre anni ha seguito la vita brada di un uomo che cerca di sopravvivere in una città ferita, allo sbando, feroce. Perché questo è il cinema di Carlo Lo Giudice, come scrive nel Pensiero sfuso #2: "Con il mio lavoro vorrei solo sostenere l’umiltà e la riservatezza e riuscire a rendere visibile il suono della vita".


«Il libro è un piccolo quadernetto di aforismi, di idee sulla regia, di riflessioni sulla pratica del cinema, sull’ambiente cinematografico, sul lavoro, su che cos’è fare il cinema oggi ma che diventano anche riflessioni sulla città, sul mondo che ci circonda»   racconta Lo Giudice. Un’operazione nata per caso, da quelle decine di quadernetti numerati e messi da parte da oltre trent’anni. «Ho sempre avuto con me un taccuino dove prendere appunti, dove annotare spunti, idee, frammenti di lavoro e di vita. Il libretto che ora li raccoglie è un divertissement, non un saggio - sottolinea subito - Non sono un teorico, per me il cinema è una cosa che si fa.  Un libro molto personale che parla del mio modo di farlo. Appunti  che  si sono accumulati e che ho sentito il bisogno di riordinare». “Pensieri” in sette capitoli: «Cinque legati ad argomenti di pratica cinematografica: sguardo, pubblico, narrazione, produzione, regia, più uno su cinema e “realtà”. Un taccuino che puoi portare in tasca da cui “pescare” pensieri».

Una immagine del film "Lo stato brado"


Giovanni Calcagno - che stasera leggerà alcuni "Pensieri di cinema" - conosce Carlo fin da bambino e molti, fondamentali, ricordi si affacciano dalla sua introduzione al libro. «Il suo cinema è una via verso una rinnovata sensibilità per tutto ciò che sembra essere altro da noi. E’ un cinema d’amore e di vera compassione per l’essere umano e per la vita. Un cinema di apertura», commenta. «Carlo si definisce spesso in questo testo come un narratore e anch’io oltre ad essere un attore sono un contastorie. E spesso mi sono chiesto cosa significhi raccontare una storia», spiega. «Cosa in noi può assumere la funzione di una porta verso lo sconosciuto, un’apertura vivificatrice per tutto ciò che dentro di noi non conosce né luce né vita». Il libro, aggiunge, è un contenitore di pensieri su ogni componente della macchina e dell'arte cinematografica, i suoi lavori aprono uno sguardo sulla condizione umana».


La prefazione del libro è del filosofo Davide Miccione con cui Lo Giudice sta progettando un film su un uomo borderline «che rapisce un banchiere e non sa poi cosa farsene - anticipa il regista - I due parlano lingue lontane e diverse, non possono capirsi, sono due estremismi: la brama di denaro e la follia di un disadattato. Un film sull’incomunicabilità dei nostri giorni. Oggi non ci si riesce a capire, a incontrarsi, mancano i valori».