CULTURA
Tre poesie di Yari Lepre Marrani tratte dalla silloge “I canti di un pellegrino”
Poesie di Yari Lepre Marrani tratte dalla silloge “I canti di un pellegrino”(2025),
Tenebra
Non basta una vita intensamente vissuta
né una morte ardentemente temuta
per comprendere che il dono della ragione
rende l’uomo cattivo più temibile
di un lupo feroce.
Tremo innanzi al dolore del mondo,
al tradimento dell’uomo sull’uomo,
al basso raggiro dell’amico sull’amico,
al bambino orbato tra le macerie bombardate,
al povero che maledice vita e indigenza,
al malato tradito dalla speranza,
all’emarginato ingiustamente reietto,
al vecchio languido segregato
sulle rive del fiume del suo sangue derelitto,
tremo all’apoteosi del sole arso
che arde la pelle incolpevole delle creature
terrestri,
tremo innanzi ai tormenti di chi ha pregato
Iddio
ma ne è stato vilipeso e tradito
e vive all’ombra dell’afflizione.
Misericordia e comprensione
ai malvagi appaiono malvagi
e fratellanza e virtù agli stolti paiono stolti.
Un solitario incedere in foreste lontane
è ormai solo un miraggio ma la fiammella
Tutto si cangerà nella valle di Giosafat
Pessimismo del 25 Luglio
Vita non è Vita se un uomo
deve implorare ad altri la sua sopravvivenza.
Morte non è morte se chi le sopravvive
dimentica di commemorare quei defunti
con la Luce della tenerezza
e la dolce nostalgia del ricordo.
Ogni giorno nascono
fratelli aggrappati alla vita:
la trovano nelle luci dell’aurora,
nei tumulti degli amici,
nel lavoro buono che arricchisce e gratifica
ma l’amore nasconde un inganno perché
è il dono più grande della vita ma colma di
baci
dionisiaci solo quei fortunati
la cui stella li ha destinati
a passione e sensualità.
Il pessimismo si alimenta dietro il tradimento
di una famiglia, della società, dell’infelicità
immeritata.
Nel gran lago dei sentimenti si pescano regali
diversi
ma solo pochi meritano
di non essere rigettati in mare
ma protetti come preziosi.
Israele
Sulle rive insanguinate dei tuoi fiumi
e sul colle di Sion
grida ancora Isaia d’animo inquieto
per i tuoi figli perseguitati e persecutori.
Egli cantò come Omero il poema del suo po-
polo,
sfogò come Dante la sua nobilissima passione
patriottica,
dischiuse le porte del cielo come Milton
e scandagliò come Shakespeare i misteri del
cuore.
Oggi la sua voce si dissolve in polvere
né potrai vedere negli occhi dei secoli
schiuso il mistero del tuo popolo
che ancor racchiude pianti e sangue
nel seno di un destino arcano.
Nel cuore dolente di Mosè e Aronne sei nato
né il malvagio cuore ti ha leso o soggiogato
e a nuovi lutti ti condanna un ignoto fato.
Ma le tue insanguinate rive di sangue ancor
sazie non sono
e i profeti oggi chiamano il tuo popolo a nuo-
ve virtù già incise
sul petto d’Elia il selvaggio uomo
né pace avevi o avrai
perché il cielo ti darà guerra se chiederai pace
e guerra se chiederai guerra
allora, ieri, oggi o domani:
questo è il ricatto che dà alla tua sventura
una linfa vitale tanto lunga
Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani.