Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
11 settembre 2026 - Aggiornato alle 19:00
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

mostra del cinema

"Se mai le cose", il corto di Giulia Cosentino con vista su Catania. "La città si presta a raccontare storie intimistiche"

Il cortometraggio dell'autrice catanese presentato alla Settimana della critica a Venezia

11 Settembre 2026, 17:26

17:30

"Se mai le cose", il corto di Giulia Cosentino con vista su Catania. "La città si presta a raccontare storie intimistiche"

"Se mai le cose" della catanese Giulia Cosentino alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra di Venezia: un cortometraggio di 30 minuti, realizzato con il sostegno di Sicilia Film Commission, uno dei sette titoli di Short Italian Cinema. Interpreti: Astrid Casali, Emanuele Linfatti e Francesca Melluso.

Il film dinamico nel taglio e coinvolgente nel racconto è stato girato a Catania vicino Via VI Aprile. S’intravvede il mare e spicca la facciata rosa di un bel palazzo Liberty.

Una ragazza torna per recuperare le sue cose nella casa in cui ha vissuto col compagno. Riempiendo gli scatoloni sente riaffiorare i ricordi della storia d’amore mentre il valore immateriale degli oggetti richiama una riflessione generazionale su biancheria, casa e relazioni di coppia.

Così la regista cuce presente e passato utilizzando filmati selezionati in diversi archivi fra cui quelli della Cineteca di Bologna e della Cineteca sarda.

Giulia Cosentino trentaseienne è ricercatrice d’archivio, sceneggiatrice e regista. Ha studiato cinema a Roma, Parigi, Lisbona e Barcellona e ha lavorato come assistente di regia per diversi registi.

Nel 2022 Premio Solinas per la Migliore Sceneggiatura “Due amici” scritta con Piefrancesco Li Donni. “Se mai le cose” è il suo primo cortometraggio di finzione.

Qual è l’importanza dell’archivio filmico?
“Ho fatto precedenti lavori con filmati d’archivio e insegno riuso filmico al Centro sperimentale sedi di Palermo e di Roma, qui ho usato l’archivio come contrappunto al racconto del presente. Il tema del corredo è stato messo in scena da altri in passato: storie di ragazze da marito che si disperavano di non aver usato il corredo. In fondo è anche una riflessione sulle case grandi di una volta e sulle nostre vite. Ho anch’io il mio corredo, mia nonna aveva un negozio di biancheria e mi accantonava sempre roba. Sono storie di eredità che offrono tantissimi spunti”.

Perché l’ambientazione catanese?
“Catania si presta a raccontare storie intimistiche. Questa storia al Sud la si può percepire di più. Le città hanno confini e colori. Ho lavorato sui colori del palazzo Majorana vicino alla stazione centrale e sulla vista dal balcone. E’ importante guardare ai propri territori. Ora sto scrivendo un film ambientato a Catania che potrei anche fare altrove. Ma le opportunità delle Filmcommission vanno sfruttate. Poi quella parte di Catania, via VI Aprile con vista mare, è la mia preferita”.