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Società

Ragusa e i segreti della città nelle viscere della terra

Presentato "Bitume", il docufilm di Vincenzo Cascone in anteprima nazionale ieri sera al Costaiblea film festival

13 Settembre 2026, 17:19

17:20

Ragusa e i segreti della città nelle viscere della terra

Dalle profondità delle miniere di Tabuna alle grandi capitali europee, dalle mani dei “picialuori” alle opere degli artisti contemporanei: è questo il percorso al centro di “Bitume”, il film documentario di Vincenzo Cascone, realizzato con il patrocinio del Libero Consorzio Comunale di Ragusa e presentato ieri sera in anteprima nazionale al Costaiblea Film Festival di Marina di Ragusa.

Fulcro della pellicola è la pietra pece, un calcare impregnato di bitume che per circa un secolo e mezzo ha rappresentato per la comunità ragusana lavoro, industria e progresso, segnando in profondità la sua evoluzione economica, sociale e culturale.

Ma può una materia custodire memoria? A partire da questa domanda, il racconto prende forma. Guidato dalla voce narrante di Massimo Leggio, il film ripercorre le tracce lasciate dalla pietra pece nel territorio e nella collettività, intrecciando geologia, lavoro, produzione, arte e memoria condivisa.

Grazie al contributo dello storico Saro Distefano, lo spettatore attraversa le tappe che hanno accompagnato Ragusa dalla nascita dell’industria asfaltifera all’apertura ai mercati internazionali, dalla nazionalizzazione in epoca fascista alla scoperta del petrolio e al successivo boom economico.

Alla dimensione storica si affianca quella odierna. Concluso il ciclo produttivo, è possibile leggere nel presente le vestigia di quell’intensa attività estrattiva e di lavorazione: miniere, impianti, archivi, e soprattutto le voci degli ultimi operai, i “picialuori”, depositari di un sapere comunitario a rischio di essere inghiottito dall’oblio.

Tra il 2016 e il 2020 l’ex fabbrica Antonino Ancione, luogo simbolo dell’industria iblea, diventa il palcoscenico di Bitume – Industrial Platform of Art, progetto site-specific di FestiWall che porta alcuni tra i principali protagonisti dell’arte pubblica internazionale a confrontarsi direttamente con gli spazi del complesso.

Il documentario segue gli artisti nel processo creativo e intreccia le immagini della loro ricerca con i materiali d’archivio e le testimonianze di chi in quegli stessi ambienti ha lavorato. Due esperienze in apparenza lontane – quella dei lavoratori e quella degli artisti – finiscono così per incontrarsi nello stesso sito industriale e attraverso la materia che lì si lavorava.

Il viaggio abbraccia anche la dimensione più arcaica della pietra pece. In collaborazione con l’equipe del Prof. Cirrincione dell’Università degli Studi di Catania, il film ne ricostruisce la genesi e le proprietà, mostrando come il bitume abbia impregnato, nel corso di milioni di anni, il calcare poroso degli Iblei.

La materia industriale diventa così anche materia geologica, elemento del paesaggio e strumento per leggere una storia molto più antica di quella dell’uomo (nella foto sotto Meno Leffa).

Bitume” è dunque un’opera sulla memoria, ma anche sulla trasformazione: indaga ciò che resta quando un’attività produttiva si estingue e riflette sulla possibilità che determinati luoghi continuino a nutrire conoscenza, identità e cultura.

Un interrogativo oggi ancora più attuale: l’ex fabbrica Ancione, che per anni ha custodito insieme le tracce della produzione e gli interventi degli artisti, è in fase di demolizione. Con gli edifici scompare anche una porzione di patrimonio materiale.

In questo senso, il documentario non si limita a raccontare ciò che è stato, ma interroga ciò che persiste: la capacità di una materia, di un paesaggio e delle persone che li hanno vissuti di mantenere viva la memoria anche quando i luoghi che l’hanno generata non esistono più.

A questa riflessione contribuiscono Clorinda Galasso del Politecnico di Milano, con un approfondimento sul rapporto tra memoria e patrimonio industriale, il fotografo Marco D’Anna e lo scrittore Marco Steiner, il cui racconto apre una suggestione nell’universo onirico di Hugo Pratt.

Le musiche originali sono di Stefano Meli e Massimo Martines. «Il Libero Consorzio Comunale di Ragusa – dichiara la presidente Maria Rita Schembari – ha ritenuto importante sostenere questa iniziativa perché cultura, arte e audiovisivo possono contribuire concretamente alla promozione del territorio e alla diffusione del patrimonio culturale degli Iblei, rafforzandone anche l’attrattività turistica.

I prodotti audiovisivi rappresentano oggi uno strumento strategico per promuovere e far conoscere il nostro territorio, valorizzandone le peculiarità culturali, paesaggistiche e identitarie. In questa prospettiva, il docufilm Bitume assume un valore particolare perché nasce dal percorso di Bitume – Industrial Platform of Art, progetto site-specific, che ha coinvolto alcuni tra i maggiori artisti del circuito internazionale dell’arte pubblica, offrendo una nuova chiave di lettura di un luogo e di una storia del territorio ibleo.

L’arte murale, per sua natura legata al tempo e ai luoghi, è una forma espressiva spesso effimera, esposta al deterioramento e alle trasformazioni dello spazio. Documentarla significa quindi conservarne la memoria e il significato. Il docufilm “Bitume” diventa così un ulteriore strumento di valorizzazione di un’esperienza artistica che ha lasciato una traccia significativa nel territorio ibleo».