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musica

Il lato oscuro della luna dei Pink Floyd diventa siciliano

La Compagnia d’Encelado Superbo: «Abbiamo cercato di creare una nuova, grande opera popolare»

16 Settembre 2026, 08:17

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Il lato oscuro della luna dei Pink Floyd diventa siciliano

«Il tema centrale di “The Dark Side of the Moon” è l’uomo o, meglio ancora, quella parte dell’animo umano che sfugge al suo stesso controllo, quel lato oscuro che lo spinge ad avere un rapporto conflittuale con il denaro, con il tempo, e poi anche con la paura della morte, l’alienazione, la mancanza di capacità a confrontarsi con gli altri e con se stessi, la follia...».

Così, tra le pagine di “Cielo, la mia musica!” (DSE - CNI Compagnia Nuove Indye), la Compagnia d’Encelado Superbo, per voce di Giuseppe Cardello (autore dei testi in siciliano dalla traduzione italiana di Daniela Tardonato) e di Salvo Amore, raccontava la genesi de “La Faccia Niura Di La Luna”, versione sicilianizzata (nella musica e nei testi) del capolavoro dei Pink Floyd. Un progetto che, a distanza di sei anni da quel racconto, diventa realtà, anzi, più precisamente, diventa un Cd.

«Quante volte - continua Salvo Amore - ci siamo detti che nel nostro “paradiso” avremmo potuto vivere soltanto di quello che la terra ci offre, di turismo, di mare, di arance, invece, quel lato oscuro che ci portiamo dietro come una maledizione ci ha reso deboli, avidi, impotenti! Abbiamo accettato i soprusi della mafia, della politica e di qualsiasi altro soggetto pensante e ci siamo sempre più alienati mentalmente, abbiamo cercato denaro e ricchezza senza accorgerci di quanta bellezza ci circonda...».

Il concetto musicale e filosofico di questo “esperimento” è ben esplicitato dalle parole del collega ed esperto di musica Giuseppe Costa (autore, tra l’altro, delle note di copertina del cd) che nel suo recente “Gingolph e la musica oriunda” (Apalos), spiega: «...La schiavitù del tempo e la paura della morte sono tornate antiche, ancestrali, nostre. Ad un certo punto ci viene anche il sospetto che questi testi siano stati scritti secoli fa qui in Sicilia e poi siano stati ripresi dal nuovo Bardo anglosassone, quarant’anni fa... Per le opere della Compagnia d’Encelado Superbo la definizione musica “oriunda” calza perfettamente. Il patrimonio culturale della Compagnia è il mio personalissimo contributo alla ricerca, al viaggio verso la musica “oriunda” iniziato con papà. Con questa ultima scommessa riesco pure ad ancorare come “oriunda” la musica rock più emblematica del novecento, il capolavoro dei Pink Floyd...».

Al nuovo lavoro della Compagnia hanno contribuito Giancarlo Micciché e Rachele Amore (voci), Giuseppe Cardello (voce recitante), Antonio Amendolia (marranzano), Giuseppe Roccella (fisarmonica), Salvo Amore (chitarra acustica folk, classica, 12 corde), Peppe Mandolfo (chitarra acustica folk), Francesco Di Grazia (basso), Alessandro Borgia (batteria e percussioni).

Il produttore esecutivo Luciano Conti spiega, intanto, come si sia riuscito a “convincere” i Pink Floyd a far sì che si potesse finalmente portare su Cd questo progetto della Compagnia: «Nessun segreto e, soprattutto, nessun problema di sorta. Abbiamo semplicemente registrato i brani alla Siae. Si tratta di “cover” e, quindi, nulla osta. E’ chiaro che a questo punto, aspettiamo di sapere cosa ne pensano Gilmour e Waters...» ride Luciano, ma l’idea che Gilmour e soci «possano darci un loro parere su questo lavoro ci riempirebbe d’orgoglio».

«Io - spiega Salvo Amore - ho riarrangiato tutto e con Giuseppe Cardello abbiamo cercato di creare una nuova, grande opera popolare. Gli arrangiamenti sono stati realizzati sfruttando le sonorità dei nostri strumenti acustici (chitarre, fisarmonica, basso, percussioni, marranzano), mentre un discorso a parte riguarda le parti più elettroniche dell’opera originale. Non volevo utilizzare l’elettronica e quindi ho usato campionamenti di suoni esclusivamente provenienti dalla nostra terra come i boati dell’Etna e i suoi lamenti, le campane delle nostre chiese, il rumore di un vecchio trattore e quello dei telai per tessere. Oggi che l’opera è completa la sentiamo pienamente nostra, ovviamente senza dimenticare che i Pink Floyd hanno consegnato al mondo una composizione grandiosa, universale».

Registrato al SudEtnika Studio di Salvo Amore che ne ha curato anche mixaggio e mastering (produzione dell’Associazione Agorà e dell’Associazione Culturale Prometeo), il disco è un carico di sorprese che non mancherà di colpire al cuore (positivamente) tutti gli appassionati della musica di una dalle band più amate al mondo (soltanto “Dark Side”, pubblicato nel 1973, ha venduto ad oggi più di 50 milioni di copie), dando una lettura più intima e sicuramente originale di alcuni tra i testi più profondi e “politici” nati dalla mente di Roger Waters.

Menzione a parte merita “Cuncertu Granni Nto Celu” (“The Great Gig In The Sky”) dove spicca la voce di Rachele Amore che si “sostituisce” a quella di Clare Torry. E lì dove alla Torry fu chiesto di interpretare il brano come se si trattasse di un orgasmo (David Gilmour desiderava una voce potente e viscerale, descrivendo l'approccio ideale come quello di una “ragazza che urla in modo orgasmico” “a girl screaming orgasmically”), Rachele riesce invece a restituire a “The Great Gig” un aspetto “pulito”, “virgineo”, essenziale e adolescenziale, lasciando scorrere quel flusso vocale come un fiume d’acqua dolce che spacca le profondità del mare, un flusso fresco fatto di note e accordi che si fissano nel nostro cervello.

Il resto, come detto, è una scoperta continua e, come scrive Giuseppe Gingolph Costa nelle note interne, «Noi viandanti, noi marinai, noi perennemente naufraghi in questo mare ci teniamo stretto questo doppio dono. Dono della generosità dei Pink Floyd... Dono della generosità dei Maestri della Compagnia che hanno scavato dentro le loro anime per ritrovare emozioni e sapori che hanno magicamente trasfuso dentro questo disco che ora dopo l’ascolto vedo già che state accarezzando...».