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La polemica

Teatro Stabile, botta e risposta con Slc Cgil. Il direttore: «Il sindacato tutela alcuni artisti specifici»

Una dura nota del sindacato parlava di marginalizzazione dei professionisti siciliani nella nuova stagione. Ma dall'istituzione il direttore Giorgetti replica: «Slc impegnata a tutelare alcuni, identificati e riconoscibili»

18 Settembre 2026, 20:30

20:40

Teatro Stabile, botta e risposta tra l'ente ed Slc Cgil. Il direttore: «Professionisti locali non marginalizzati»

Foto di Antonio Parrinello (si ringrazia Teatro Stabile)

«L'internazionalizzazione non emargini i siciliani». Ovvero un teatro aperto al mondo, ma che non perda il legame con il territorio e garantisca opportunità ai lavoratori locali. È l'appello che ieri la Slc Cgil di Catania, per voce di Cristina Squillaci (segretaria provinciale) e Daniele Caruso (responsabile Dipartimento Artisti) ha diffuso per il Teatro Stabile di Catania. Una nota nella quale è stata espressa «crescente preoccupazione» per la nuova stagione, chiedendo un confronto urgente con la governance dell'Istituzione. Il sindacato sottolinea un calo delle produzioni dirette, sostituite da molte collaborazioni esterne. L'obiettivo è quindi capire «quali opportunità saranno riservate ad attori, registi e tecnici siciliani», dato che le coproduzioni non sempre si traducono in vantaggi lavorativi concreti per la città.

I timori del sindacato coinvolgono anche la Sala Futura, che per la Slc Cgil «non può trasformarsi nello spazio riservato alle esperienze locali» escluse dalla programmazione principale, creando in questo modo «un sistema a due velocità» rispetto ai nomi nazionali ospitati al Teatro Verga. Il sindacato invoca inoltre trasparenza sull'impiego dei fondi pubblici per i progetti internazionali, come il Don Q con Baryshnikov, chiamando direttamente in causa gli enti finanziatori, dal Comune alla Regione, affinché vigilino. E conclude: «Il Teatro Stabile deve essere internazionale senza smettere di essere catanese e pubblico, un luogo nel quale artisti e lavoratori possano continuare a trovare lavoro, formazione e futuro».

Il direttore del Teatro Stabile di Catania, Marco Giorgetti, ha risposto oggi alla nota con un lungo testo, a tratti molto duro con il sindacato. Giorgetti premette che lo Stabile «accoglie sempre con attenzione le considerazioni sindacali», ma si dice stupito per l'uscita autonoma della sigla, dal momento che è già in corso un dialogo aperto con tutti i rappresentanti per la preparazione del Piano triennale.

Il direttore passa poi in rassegna i dati, innanzitutto sul numero delle produzioni della stagione 2025-2026: non quattordici come sostenuto dal sindacato, ma tredici, affiancate da diverse coproduzioni. Tuttavia, precisa Giorgetti, «il solo numero dei titoli non basta a misurare l'efficacia di un cartellone». I numeri al botteghino parlano di «oltre dodicimila posti rimasti invenduti su circa trentacinquemila disponibili». Al Teatro Verga le sole produzioni interne hanno registrato «un riempimento medio di appena il 56,3 per cento, lasciando di fatto vuoto un posto su due».

Numeri che, chiarisce il direttore, che «non rappresentano una valutazione sulla qualità artistica degli spettacoli, ma dati oggettivi dei quali un’Istituzione pubblica ha il dovere di tenere conto». Rivendicare solo il numero delle produzioni ignorerebbe il grave problema degli incassi contenuti, che rischiano di creare «un punto di crisi notevole nei bilanci del Teatro» visti gli alti costi di realizzazione e i cachet. Guardando invece alla stagione 2026-2027, Giorgetti, che dirige l’ente teatrale da esattamente un anno, evidenzia cifre che smentirebbero il mancato utilizzo delle professionalità locali per il cartellone attuale. Otto produzioni, riferisce, presentano una quota di artisti siciliani pari o superiore alla metà del cast. Tra le coproduzioni spiccano progetti con compagnie interamente o quasi siciliane, mentre settori come i Caffè letterari e gli Incontri di poesia sono affidati in via esclusiva a professionisti dell'Isola.

Ancora più netto è il dato fornito sul comparto tecnico, dove sei lavoratori fissi su sette e ventisei stagionali su ventisette provengono dalla Sicilia. Per Giorgetti si tratta di numeri «incompatibili con la rappresentazione di un’istituzione che avrebbe progressivamente marginalizzato le professionalità del territorio». Al contrario, dimostrerebbero un coinvolgimento «capillare e attento al ricambio generazionale». E aggiunge che «non esiste quindi un sistema a due velocità tra un Teatro Verga riservato ai nomi nazionali e una Sala Futura destinata agli artisti siciliani». Quest'ultima, «lungi dall'essere uno spazio di ripiego», viene descritta come un centro propulsivo per la formazione giovanile e le nuove drammaturgie.

Le attività teatrali, ricorda, si espandono poi in vari spazi urbani proprio per rinnovare la fisionomia dello Stabile, superando «vecchi schemi che puntavano solo a garantire l'impiego di figure consuete». Su questo punto che Giorgetti attacca duramente il sindacato, chiedendosi se «la Slc Cgil sia impegnata a tutelare l’impiego non tanto degli artisti del territorio, quanto di alcuni artisti del territorio, identificati e riconoscibili, che pretende che vengano impiegati, sostituendosi dunque di fatto al direttore del Teatro». In chiusura rivendica quindi l'autonomia gestionale: «Non posso consentire a nessuno di determinare le scelte artistiche e programmatiche del Teatro. Si tratta di scelte di mia esclusiva competenza, delle quali mi assumo la responsabilità, anche per raggiungere gli obiettivi definiti da consiglio di amministrazione e soci».