Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
19 settembre 2026 - Aggiornato alle 19:46
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

il lutto

Il jazz, lo schlager e quel graffio unico, ci lascia a 86 anni l'icona dei Windows

Peter Petrel tra il travolgente successo di “Hamburger Deern” e il prestigioso premio per il disco nel 1981, il ritratto di un artista che non ha mai tradito le proprie radici

19 Settembre 2026, 18:05

18:10

Il jazz, lo schlager e quel graffio unico, ci lascia a 86 anni l'icona dei Windows

Il mondo della musica e dello spettacolo tedesco piange la scomparsa di Peter Petrel, morto venerdì 18 settembre 2026 all’età di 86 anni nella sua abitazione di Coblenza. A darne l’annuncio è stata la famiglia, che ha precisato come il cantante si sia spento serenamente, senza sofferenze, circondato dall’affetto dei suoi cari, dopo aver salutato telefonicamente il figlio. Con lui si conclude una carriera oltre il mezzo secolo, capace di coniugare l’immediatezza della musica popolare con la raffinatezza del jazz tradizionale.

Nato come Peter Sauer il 14 aprile 1940, Petrel ha legato il proprio nome al successo internazionale di “How Do You Do?”, brano che nel 1972 raggiunse il primo posto della classifica tedesca per otto settimane consecutive, restando in hit parade per complessive 23 settimane. Insieme alla cantante scozzese Jeannie McKinley, con la quale formava il duo Windows, diede vita a un felice contrappunto vocale: la brillantezza pop di McKinley si intrecciava al suo timbro caldo e roco, generando un dialogo sonoro inconfondibile. Ridurre però la figura di Petrel a un solo tormentone sarebbe ingiusto. Pur senza eguagliare l’exploit del debutto, singoli come “Tell Me Baby” (1972), “Alright, Okay, I Love You” (1973) e “Hast du keine anderen Sorgen?” (1974) consolidarono la sua presenza mediatica, che l’artista seppe trasformare in un percorso eclettico e personale.

Profondamente radicato nel jazz, Petrel fu tra i protagonisti della scena di Amburgo negli anni Settanta con la Rentnerband, formazione di impronta Dixieland con cui incise brani come “Hamburger Deern”. In parallelo, la carriera solista si distinse per un’autoironia frizzante, testimoniata da successi quali “Ich bin viel zu bescheiden” e “Ich fahr so gerne Rad”, lontani dagli stereotipi patinati dello schlager. Un vertice della sua maturità artistica arrivò nel 1979 con l’album “Jazz und Ähnliches”, inciso con Barry Sarluis, cui seguì il sodalizio con la celebre Sir Gusche Band di Berlino. Con loro pubblicò “Happy Music Every Day”, lavoro che nel 1981 gli valse il prestigioso Deutscher Schallplattenpreis, confermando come il jazz fosse per Petrel una costante identitaria più che una parentesi.

Negli anni Duemila l’interprete non rinnegò le proprie origini: rilanciò il progetto Windows insieme a Tina Wulf, pubblicando tra l’altro “Zwei Sterne unter Millionen” nel 2014, e continuò a esibirsi dal vivo e in televisione, come dimostra l’apprezzata partecipazione del 2021 allo show “Schlager-Spaß mit Andy Borg”. Peter Petrel lascia l’eredità di un artista libero, capace di muoversi con naturalezza dai grandi studi televisivi ai club di jazz, ricordando che “una grande voce può attraversare le generazioni senza mai smarrire la propria autenticità”.