Lutto nel cinema
Addio a Richard Harrison: dal peplum agli spaghetti western, rifiutò Leone e suggerì Clint Eastwood
L'attore aveva 90 anni; oltre cento film di serie B e una vita mondana tra Roma, Hong Kong e le Filippine
Richard Harrison, l’attore americano che trovò fama e fortuna in Italia come protagonista di film del peplo e di spaghetti western, è morto a 90 anni a Los Angeles. Lo ha riferito la produttrice Joan Borsten che era anche una vecchia amica.
Dopo essere apparso in piccoli ruoli in film hollywoodiani come Too Much, Too Soon con Dorothy Malone e South Pacific con Mitzi Gaynor (entrambi del 1958), Harrison si trasferì in Italia, dove si impose immediatamente sulla scia del muscoloso Steve Reeves, grazie al film Il Gladiatore Invincibile (1962) di Alberto De Martino e Antonio Momplet.
Nato a Salt Lake City, Harrison era arrivato a 17 anni a Hollywood dove aveva lavorato per qualche anno nelle palestre dei culturisti Vic Tanny e Bert Goodrich e come modello per riviste dedicate ai fisici maschili prima di studiare recitazione alla Fox con Sanford 'Sandy' Meisner. In Italia l'aspetto atletico gli aprì le porte del peplum, il genere allora popolarissimo dei kolossal storico-mitologici. Dopo Il Gladiatore Invincibile, Harrison recitò in Avenger of the Seven Seas e Gladiator 7, poi passò al western. Nel 1963 interpretò Duello nel Texas (Gunfight in the Red Sands), produzione italo-spagnola con le musiche di Ennio Morricone, mentre l’anno successivo arrivò l’occasione che avrebbe potuto cambiargli ulteriormente la carriera.
Sergio Leone gli offri la parte del protagonista in In Un Pugno di Dollari, ma lui rifiutò raccontando in seguito di aver suggerito al regista il nome di Clint Eastwood. La parte dello straniero senza nome trasformò Eastwood, allora ancora poco conosciuto fuori dalla tv americana, in una star internazionale.
Harrison rimase comunque per anni uno dei volti più prolifici del cinema di genere nel Vecchio Continente. Quando alla fine degli anni Settanta il lavoro in Europa cominciò a diminuire, si spostò a Hong Kong e nelle Filippine, dove per un decennio interpretò numerosi film di ninja a basso costo, accumulando, alla fine di una lunghissima carriera, oltre cento B-movie, arrivando anche a dirigere dietro la macchina da presa.
A Roma negli anni della Dolce Vita Harrison era una figura fissa nella società che girava attorno a Cinecittà: la Borsten ha ricordato le cene a casa sua che inevitabilmente finivano con "spaghettate di mezzanotte» per ospiti come George Cukor, Franco Nero, Gore Vidal, Troy Donahue, Tab Hunter, Stewart Stern, Al Bano e Romina Power. Durante la guerra fredda nel 1985 aiutò l'attore sovietico Oleg Vidov (soprannominato «il Robert Redford di oltrecortina") a rifugiarsi nella sede dell’ambasciata americana a Roma. Vidov finì poi per sposare la Borsten e la coppia rimase assieme fino alla morte di lui nel 2017.