Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
25 settembre 2026 - Aggiornato alle 20:13
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

cultura

Quando la periferia diventa il centro del mondo: l'eredità di Sciascia e la forza del dubbio

Il festival Sciabaca si apre nel segno dello scrittore siciliano e della sua intransigenza intellettuale, tra testimonianze ed etica della libertà di pensiero

25 Settembre 2026, 19:01

19:10

Quando la periferia diventa il centro del mondo: l'eredità di Sciascia e la forza del dubbio

A Soveria Mannelli, piccolo centro della provincia di Catanzaro ai piedi della Sila Piccola, in questi giorni si parla di libri, ma anche di Sicilia, Calabria e Mediterraneo. È uno dei fili che attraversano l’undicesima edizione di Sciabaca, il festival ideato e curato da Rubbettino, iniziato ieri e in programma fino a domenica 27 settembre. Quattro giorni di incontri nei quali il rapporto fra i luoghi e il mondo torna al centro, insieme alla letteratura, alla memoria, al paesaggio e alle trasformazioni del presente.

Non è casuale che l’apertura sia stata affidata a Leonardo Sciascia. Lo ha sottolineato l’editore Florindo Rubbettino, ricordando nello scrittore siciliano «un uomo che aveva imparato a coltivare il dubbio» e che proprio per questo è stato considerato da molti «l’ultimo degli illuministi». Una figura particolarmente vicina alla storia di una casa editrice che, ha spiegato Rubbettino, si riconosce nella libertà di pensiero e nel rifiuto di ogni dogmatismo.

Ma il legame fra Sciascia e Rubbettino è anche una storia editoriale. Nel 1987 lo scrittore pubblicò sul Corriere della Sera "I professionisti dell’antimafia", un articolo destinato a suscitare una lunga polemica e nato dalla recensione di "La mafia al tempo del fascismo" di Christopher Duggan, allora appena pubblicato dall'editore. Un passaggio che, ha ricordato Rubettino, contribuì a far conoscere la casa editrice a un pubblico più ampio. E c’è poi un’altra lezione sciasciana che sembra quasi cucita sul senso di Sciabaca: la possibilità di trasformare un luogo periferico in un osservatorio sul mondo. È il tema dell’epistolario fra Sciascia e Mario La Cava, "Lettere dal centro del mondo".

La mostra "La Sicilia, il suo cuore. Omaggio a Leonardo Sciascia", allestita per l'occasione, raccoglie fotografie che raccontano lo scrittore a Racalmuto e in altri momenti della sua vita, accanto a scorci della Sicilia più autentica. Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Giuseppe Leone, Enzo Sellerio, Melo Minnella e Fausto Giaccone sono alcuni degli autori degli scatti esposti al Parco Museo Rubbettino. La Sicilia raccontata attraverso volti, paesaggi e gesti quotidiani diventa così anche una porta d’ingresso al Mediterraneo, alla sua storia e a quell’intreccio di identità che il festival prova a riportare al centro.

Nel dibattito seguito all’inaugurazione, Vito Catalano, nipote dello scrittore, ha restituito un ritratto più privato di Sciascia, lontano dall’immagine austera con cui spesso è stato raccontato. Per lui era semplicemente il nonno, anche se nella casa di famiglia passavano politici, giornalisti e intellettuali arrivati da ogni parte. Catalano ha ricordato la curiosità dello scrittore, il piacere delle storie, l’amore per le cose semplici e anche la capacità di divertirsi. Fra gli ospiti più amati dai bambini della famiglia c’era Marco Pannella, con il quale Sciascia aveva un rapporto particolare.

Matteo Collura, scrittore, giornalista e biografo di Sciascia, ne ha invece richiamato l’intransigenza intellettuale e la gelosia per la propria libertà di pensiero. Emblematico l’episodio dell’offerta da cinque miliardi di lire ricevuta da Mondadori e rifiutata, secondo Collura, proprio perché Sciascia temeva che un legame di quel tipo potesse condizionarne l’autonomia. Per Collura, insieme a Pasolini, Sciascia è stato uno dei grandi intellettuali della seconda metà del Novecento, una figura la cui eredità è difficile da raccogliere.

E proprio dalla Sicilia di Sciascia, attraverso Pirandello, Sciabaca torna oggi a guardare al Mediterraneo. Nel pomeriggio Matteo Collura sarà protagonista della lectio «Maschere d’oltremare: Pirandello, il Mediterraneo e la commedia umana», mentre Oscar Farinetti dialogherà con l’antropologo Piercarlo Grimaldi sul libro «Omero non deve morire», dedicato alla crisi della parola e al valore del racconto.

Il programma prosegue domani con «Il sentiero delle storie», trekking di 13,5 chilometri nella Sila, e con l’incontro sulla politica internazionale affidato a Stefano Polli. Alle 19 Antonio Franchini dialogherà con Massimo Onofri nell’«Agone dei libri».

Domenica il festival si chiuderà tra creatività e tecnologia, con Massimo Sideri ed Emilio Leo, e con gli appuntamenti dedicati alle produzioni calabresi. Alle 17.30 Vito Mancuso terrà al Parco Museo Rubbettino la lectio «Essere umani oggi. Etica, libertà e ricerca di senso».

Un finale che torna alle grandi domande sull’uomo e sul presente. Quelle stesse domande che, dalla Sicilia di Sciascia al Mediterraneo di Pirandello, attraversano questa edizione di Sciabaca: non tanto per cercare un centro, quanto per dimostrare che un centro può nascere ovunque ci siano libri, idee e libertà di pensiero. Monica Cartia