Catania
Giorgio Rizzo: «Il mio "Spazio", un'opera che simboleggia la rinascita»
La tela dell'artista catanese selezionata per l'Expo Arte dei Due Mari che si apre oggi a Messina. A dicembre sarà a Tirana per una mostra
«C’è un punto in cui il dolore non fa più male. Fa spazio». La frase corre sul bianco della tela, segna il margine di una apertura luminosa accanto alla quale una figura di donna si stringe in un abbraccio. E’ l’opera dell’artista catanese Giorgio Rizzo, intitolata ”Spazio”, che sarà presentata all’Expo Arte dei Due Mari, il ponte d’arte che unirà lo Stretto dal 26 settembre al 25 ottobre. Un palcoscenico diffuso, con nove sedi espositive a Messina e tre a Reggio Calabria che mette in connessione la vitalità artistica dei due territori, rafforzando quel legame tra i linguaggi contemporanei delle due città dirimpettaie che anima il progetto.
Catanese, classe 1971, artista, grafico pubblicitario, percussionista con una lunga carriera nel mondo della musica e del teatro, Giorgio Rizzo ha a cuore i temi della rinascita e del rinnovamento dell’anima, come in quest’opera che fa parte della serie "Sicania", già ospitata nella sede di Mediolanum a Catania.
L’opera “Spazio” sarà in mostra alla Pinacoteca civica di Reggio Calabria, l'inaugurazione della Biennale dei due Mari presso il palazzo del Monte di Pietà di Messina, in questo scambio culturale e artistico tra le due sponde.

Nella scorsa estate, Rizzo è stato tra i 10 artisti internazionali selezionati dalla Galleria Kalo per “Luzatart”, un evento di riqualificazione dell’antico borgo di Luzart in Albania.
«Un lavoro catartico, pazzesco - racconta - 10 artisti chiamati a trasformare il borgo in un villaggio d’arte. Il luogo dove dovevo realizzare il murale è cambiato in continuazione, un lungo muro, una parete, poi una cupola, alla fine una piccola torre su cui è stato installato un pannello tre x tre. Un progetto in cui è cambiato lo spazio su cui lavorare, la misura, il fondo e addirittura il tipo di colori».
Eppure, nonostante le difficoltà, «il lavoro è stato entusiasmante, incredibile - prosegue - Ho deciso di realizzare un’opera che riprende la figura archetipica di Hëna, la luna, la divinità lunare che regola i cicli della natura, dell'agricoltura, delle donne. Nel murale sorge sulle montagne e abbraccia tutto il villaggio».

Per quattro giorni è stato a dipingere su una impalcatura sotto il sole. «A 40 gradi e senza un filo d’ombra - ride adesso - e mentre dipingo questa figura di una dea ancestrale che protegge il villaggio, una signora del paese, vedendomi giorno e notte a dipingere, mi portava acqua, frutta, latte. Mi accudiva. Così ho deciso che l'ultima pennellata l’avrebbe data lei, Rita». Alla sua Hëna dipinge un bracciale, «un simbolo rotondo con 13 stelle attorno e un cerchio al centro, uno dei simboli che le donne albanesi in passato tatuavano sulle mani, sulle braccia, sul petto come simbolo di protezione e devozione”.
L’ultimo giorno c’è tutto il paese a seguire Rita mentre dà l’ultima pennellata dopo che Rizzo ha mescolato la cenere dell’Etna con la terra del territorio in cui si trova.
«Ma la sorpresa finale arriva dal muratore che ha preparato il pannello per il murale: racconta che proprio nell’intercapedine tra il muro della torre antica e il pannello, una delle pietre, forse una pietra pre-romana, porta inciso proprio il simbolo di Hena che ho dipinto. Incredibile».
Tornerà in Albania, a Tirana, a dicembre per una mostra, ma nel frattempo Giorgio è tornato a dipingere sulla carta di bambù Xuan - le opere che ha già realizzato con questa tecnica sono state acquistate dal collezionista Ottorino La Rocca per la Fondazione omonima. «Una carta particolare sulla quale uso pennelli e inchiostro cinesi oltre al caffè fermentato e al nero dell’Etna, ormai un mio tratto distintivo. Dipingo trattenendo il fiato, totalmente immerso nella carta Xuan, in fibra di bambù». Più che pittura, un rituale d’arte.