Stagione
Scenario Pubblico lancia "Hope": la danza che mette in movimento la speranza
Ad anticipare il calendario, domenica 4 ottobre alle 19.00, sarà l’“assaggio di stagione” ΑΛΦΑΒΕΤ | Alphabet, un progetto affidato al Collettivo SicilyMade e realizzato insieme ai danzatori e alle danzatrici della ZappalàDanza2
La speranza non è attesa passiva, né immobilità. È anzi la capacità di immaginare una possibilità e mettersi in cammino perché possa prendere forma. “La speranza è movimento. E La danza ne offre in questo senso una delle immagini più concrete”. Parola di Roberto Zappalà, che coglie già la metafora in “un corpo e un gesto che incontrano un altro corpo e un altro gesto; uno spazio vuoto che, attraversato, diventa abitabile”. È da qui che prende avvio “Hope”, la venticinquesima stagione firmata dal coreografo e direttore artistico di Scenario Pubblico, elevato dal Ministero della Cultura a Centro di Rilevante Interesse Nazionale, che si prepara appunto a celebrare l’importante traguardo di un quarto di secolo di attività. E non è un caso se, sullo stesso orizzonte, quasi in simbiosi con questo cartellone, si avvia l’itinerario di “ScenarioDanza al CUT”, dedicato al confronto, alla formazione e alla ricerca.

Ma torniamo all’offerta di “Hope”, che propone dieci appuntamenti - sette spettacoli in abbonamento e tre extra - navigando tra differenti linguaggi, generazioni e geografie e mettendo in relazione la scena catanese con importanti realtà del panorama italiano e internazionale. Una programmazione variegata, che non si limita a illustrare un tema, ma lo declina in forme molto diverse: il corpo come luogo di trasformazione, la relazione come possibilità di resistenza, la memoria come materia viva, la natura come sistema da cui imparare. Ad anticipare il calendario, domenica 4 ottobre alle 19.00, a Scenario Pubblico, sarà l’“assaggio di stagione” ΑΛΦΑΒΕΤ | Alphabet, un progetto affidato al Collettivo SicilyMade e realizzato insieme ai danzatori e alle danzatrici della ZappalàDanza2, nato dall’intuizione di Roberto Zappalà di affidare il repertorio della sua Compagnia a nuovi sguardi e sensibilità. Le coreografie sono intese infatti come una materia viva, capace di custodire la memoria e, al tempo stesso, generare possibilità inattese. Tersicorei e autori emergenti entrano nel linguaggio della Compagnia, ne raccolgono tracce e suggestioni e le trasformano attraverso la propria ricerca.
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Il repertorio diventa così uno spazio aperto, dove l’eredità si rinnova da un corpo all’altro, da uno sguardo all’altro, aprendosi a nuove interpretazioni e possibilità di creazione. Il primo spettacolo in abbonamento è il Semâ (10 e 11 ottobre), coreografia di Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo, che prosegue la ricerca della compagnia elvetica Linga sulle dinamiche del gruppo e sulla consapevolezza collettiva di ogni movenza. Il riferimento ai dervisci rotanti diventa occasione per indagare la relazione fra individuo e comunità, fra gesto e musica, in un lavoro che ritrova anche la dimensione della musica dal vivo. Il corpo torna a essere materia di indagine a fine novembre in Leonardo da Vinci - anatomie spirituali (28 e 29 novembre), ideato e coreografato da Raphael Bianco per la compagnia torinese EgriBiancoDanza. A partire dagli studi anatomici di un genio assoluto, simbolo universale del Rinascimento italiano, la scena diventa un luogo nel quale carne, sangue, pensiero e moto si incontrano. Non una biografia, ma una riflessione sulla complessità dell’essere umano, sulla vita e sulla sua inevitabile finitudine. Originale è poi la riflessione che guida Natural Order of Things (14 e 15 novembre) dei coreografi
Guy Nader e Maria Campos, provenienti dalla Catalogna e attratti da un’idea alternativa di organismo. Guardando ai sistemi naturali e alla loro capacità di auto-organizzarsi, la coreografia osserva il rapporto fra ordine e disordine, razionalità e caos. Il gruppo diventa quasi un organismo unico, capace di adattarsi e ricomporsi: un’immagine della vita come incessante esercizio di resistenza. Con FOMO, l’insostenibile pesantezza dell’essere (12 e 13 dicembre), coreografia e regia di Roberto Zappalà per la CZD2, il presente entra in scena confessando una delle sue ansie più riconoscibili: la paura di essere esclusi. Un tema forte per uno spettacolo di profonda valenza, che ha riscosso grande successo al debutto lo scorso febbraio. L’esigenza di esserci, di mostrarsi, di indossare maschere per trovare un posto nel mondo può trasformarsi in una nuova forma di solitudine. La risposta non è individuale: è nel corpo che incontra altri corpi, nel danzare insieme come possibile apertura di una via d’uscita. Tre sguardi sulla figura di un’artista mitica già in vita compongono Callas Callas Callas (16 e 17 gennaio), con la compagnia fiorentina Opus Ballet e le coreografie di Adriano Bolognino, Roberto Tedesco e Carlo Massari. La Divina non viene raccontata, ma attraversata da tre sensibilità differenti. È la loro danza astratta a restituire un’immagine di Maria Callas che ciascuno spettatore può riconoscere, reinventare o scoprire per la prima volta. Un’ulteriore prospettiva delinea Ma a che serve la luce? / Le Ceneri di Gramsci (13 e 14 febbraio), coreografia, regia e interpretazione di Virgilio Sieni, che nasce dall’incontro tra una delle voci più autorevoli della danza contemporanea italiana e il poemetto di Pier Paolo Pasolini. Per Sieni la parola diventa ritmo, il ritmo diventa gesto, mentre il corpo si misura con la memoria e con le domande ancora aperte sul nostro presente. Un assolo intimo, nel quale non si cercano risposte definitive, ma si mantiene viva una voce poetica e civile. L’isolamento incombe anche nel titolo conclusivo della stagione, Los Perros (27 e 28 febbraio), ideato e diretto artisticamente da Marcos Morau - tra i coreografi più richiesti e affermati in ambito internazionale - per i catalani Led Silhouette. In un mondo segnato dalla costruzione ossessiva dell’identità individuale, due corpi scelgono la strada opposta: incontrarsi, riconoscersi nella propria vulnerabilità, cadere e rialzarsi insieme. La figura del cane, animale sociale e vagabondo, diventa così il simbolo di una resistenza fondata sulla relazione, sulla generosità e sulla possibilità di una comunità. Fuori abbonamento, dopo il propedeutico Alphabet, arriva Imago#2 Le Baccanti (7 e 8 novembre), coreografia di Salvatore Romania e Laura Odierna per la compagnia da Lentini PetranuraDanza, che guarda all’universo dionisiaco attraverso il rito. La tragedia di Euripide diventa materia per interrogare il rapporto, sempre irrisolto, fra razionalità e istinto, ordine e caos, visibile e invisibile. Si recupera una dimensione arcaica nella quale il corpo può ancora essere soglia, esperienza, trasformazione. Fuori abbonamento, ma anche fuori dalla sede storica di via Teatro Massimo, è l’attesa prima nazionale di L.A.V.A., in cui si celebra un incontro/scontro incandescente che non si compone eppure evolve nel suo stesso farsi. Roberto Zappalà da una parte, Emio Greco e Pieter C. Scholten dall’altra, mettono in dialogo la Compagnia Zappalà Danza e ICK Dans Amsterdam in una coproduzione internazionale con il Teatro Stabile di Catania, che - nel segno di una visione aperta e multigenere - ha inserito il titolo dal 23 ottobre al 1 novembre nel proprio cartellone di prosa, a conferma della sinergia con il centro di Zappalà. Nella nuova creazione, in programma al Teatro Verga e con il patrocinio dell’INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il magma, il vulcano, le forze che si accumulano sotto la superficie diventano una potente metafora delle tensioni che attraversano le società. La musica e il sound design di Salvador Breed accompagnano dieci danzatori italiani e olandesi in un paesaggio fisico e sonoro dove l’attrito non è un ostacolo, ma l’energia necessaria alla trasformazione. Accanto agli appuntamenti di “Hope”, come anticipato, prende avvio “ScenarioDanza al CUT”, un percorso autonomo dedicato all’approfondimento e al confronto diretto con coreografi e performer. Il ciclo offre non solo agli studenti, ma anche al pubblico degli appassionati, un’occasione per avvicinarsi ai processi creativi, alle ispirazioni e alle tematiche che attraversano la scena contemporanea. Un’esperienza che porta la danza anche fuori dalla dimensione dello spettacolo e la propone come pratica di conoscenza e di confronto. Il CUT si configura così come uno spazio di sperimentazione, dialogo e ricerca, in cui la pratica coreutica incontra la riflessione teorica e il sapere accademico si apre al confronto con la creazione artistica. Sono dunque traiettorie differenti, ma non estranee l’una all’altra. La speranza passa dalla memoria al futuro, dalla solitudine alla comunità, dalla natura alla materia, dal mito alle inquietudini della contemporaneità. Non offre una risposta unica, ma apre possibilità, mette in relazione, invita a guardare ancora. E forse è proprio questo che la danza sa fare meglio: rimettere in movimento ciò che sembrava fermo, trovare un equilibrio senza darlo mai per acquisito. Non è un caso, allora, che gli abbonamenti a HOPE siano esauriti già dal mese di luglio. Una risposta del pubblico che accompagna una fase particolarmente significativa per Scenario Pubblico, che nel marzo 2027 festeggerà il venticinquennale. Un itinerario fecondo, un patrimonio di corpi, sguardi e linguaggi che nel tempo ha costruito una presenza, una comunità, un luogo. E forse il senso di questo anniversario sta proprio qui: non nel tempo trascorso, ma nello spazio che ogni stagione riesce ancora ad aprire. È quello spazio, oggi, che “Hope” sceglie di abitare.