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"Cantando con gli occhi": l'immaginario di De Gregori prende forma

Un silent book di Angelo Ruta che trasforma le canzoni del maestro in visioni oniriche , tra personaggi memorabili, metafore senza tempo e rimandi pittorici

06 Ottobre 2026, 12:03

"Cantando con gli occhi": l'immaginario di De Gregori prende forma

S’intitola “Cantando con gli occhi” è un onirico albo, scritto da Francesco De Gregori, illustrato da Angelo Ruta, pubblicato da “Carthusia Edizioni”, sarà presentato oggi, (ore 15.45 – 17; VII Panel) a Catania, nell’ambito della X edizione di Mare Liberum, il Festival internazionale di geopolitica organizzato da Associazione Diplomatici e Change the World Academy.

«Quando Angelo Ruta mi ha proposto di ripercorrere la poetica musicale di De Gregori attraverso un libro silenzioso, la mia adesione è stata immediata perché credo fortemente nelle potenzialità comunicative del silent book: il suo linguaggio visivo è democratico, non conosce barriere e tocca nel profondo il cuore di tutti. Lo fa con la stessa intensità delle splendide metafore presenti nelle canzoni di De Gregori», dichiara l’editrice di Carthusia Patrizia Zerbi (che sarà presente all’incontro).

Una vecchia chitarra abbandonata: una ragazzina vi si avvicina per guardarci dentro e… Inizia così, grazie alle visionarie illustrazioni di Angelo Ruta, un’avventura straordinaria nell’immaginario di uno degli artisti più amati e importanti della musica italiana, Francesco De Gregori.

Un originale silent book – Cantando con gli occhi –per un viaggio che, a partire dalla parola, le liriche di De Gregori (che questa sera terrà un concerto privato riservato agli ospiti di Associazione Diplomatici), muove in direzione di temi senza tempo (che “toccano” ogni generazione) narrati con la forza e la brillantezza del colore, con la libera fantasiosità e la maestria del “tratto”, propri di Angelo Ruta che abbiamo intervistato.

Parliamo della creatività e del modo in cui è stata “accesa”?

Ad accendere la creatività sono state alcune immagini che inevitabilmente, col tempo, mi ero fatto ascoltando le canzoni. Credo che succeda a tutti. Non potevo prevedere, certo, che un giorno mi sarebbe capitato di illustrare queste canzoni, ma in qualche modo un immaginario si era già formato da tempo. In particolare il volo nel vuoto della Donna cannone. Sono sempre stato affascinato dalla comunicazione del circo, soprattutto quella di alcune compagnie storiche a cavallo tra Otto e Novecento. Qui, accanto alle immagini dei “fenomeni”, tipologie umane pietosamente messe in mostra per esaltarne la stranezza, compare anche la donna lanciata in aria dal cannone. Nella mia interpretazione è giovanissima, esile e seria, tutta compresa nel suo ruolo. Un’altra immagine è quella della ragazza di prima classe del Titanic, che guarda le coppie ballare a ritmo sincopato su lastre di ghiaccio; ho voluto rappresentare il contrasto tra la spensierata allegria del ragtime e la tragedia imminente, di cui soltanto lei sembra essere consapevole.

Parliamo del modo in cui sono state scelte le canzoni da illustrare?

La scelta è partita da canzoni che avevano al centro un personaggio. Ritratti, in qualche modo. Questo ha ristretto il campo nella grande produzione discografica di De Gregori. Poi ho legato i personaggi tra di loro seguendo un filo del tutto arbitrario, con salti temporali o assonanze legate alla mia sensibilità. C’è sempre un’immagine al centro dell’ispirazione. Bufalo Bill, ad esempio, l’ho visto subito al tramonto, lontano dai fasti che ne avevano esaltato la fama in tutto il mondo. Per questo l’ho messo su un cavallo a rotelle; non potrebbe più domarne uno vero. Mentre invecchia, vede cambiare il mondo attorno a sé; e questo mondo non è la prateria ma la periferia delle nostre città dove vecchio e nuovo si confondono. Una cosa è chiara: non volevo illustrare le canzoni così come sono. In altre parole, l’illustrazione deve aggiungere, aprire altri mondi, non limitarsi a descrivere quello che è già mirabilmente detto e cantato.

L’idea, bellissima, dove è nata?

Credo che sia nata da lontano. In questi anni ho approfondito la conoscenza del racconto per immagini e ho cercato di confrontarmi con questo linguaggio che ha radici antiche. Nell’arte per esempio, nelle grandi pareti affrescate delle chiese o dei palazzi, dove alle sole immagini era affidato il racconto. In particolare trovo ancora adesso ispirazione dai grandi narratori del 1400, da Masaccio – per citarne uno – o dal suo maestro Masolino. Se vogliamo, la Cappella Brancacci a Firenze può essere considerato un esempio sublime di silent book.