L'intervista
Esce il nuovo libro a fumetti di Lelio Bonaccorso: «Il Ponte senza ideologie, pensando alle persone»
Lelio Bonaccorso racconta il ponte sullo Stretto di Messina: inchiesta a fumetti tra ricordi d'infanzia, interviste ai tecnici e il confronto sulle ricchezze e i rischi del territorio
«Il mio è un libro che pensa alla gente, non fa del ponte un discorso ideologico ma ragiona sulle conseguenze per il territorio». Così il fumettista messinese Lelio Bonaccorso racconta "Il Ponte. Diario dallo Stretto di Messina", edito da Feltrinelli.
Già autore di importanti reportage a fumetti (come "Salvezza” e “A casa nostra… cronaca da Riace” realizzati con lo sceneggiatore trapanese Marco Rizzo), Bonaccorso torna al graphic journalism per raccontare, interrogarsi e far riflettere sulla questione ponte che aleggia perennemente sulle teste di siciliani e calabresi. La sua è un'inchiesta che parte da ricordi d'infanzia e amore per il territorio e indaga sull'impatto dell'opera coinvolgendo geologi, ingegneri, ecologi, giuristi, amministratori e cittadini. Un "diario" che nasce dal successo di alcune vignette a tema che, andando virali, gli avevano procurato diversi attacchi ma anche la proposta, da parte di Feltrinelli, di realizzare un lavoro più approfondito. «Ho accettato anche perché fuori dai nostri confini molte cose non si conoscono», spiega il fumettista che qui racconta anche la ricchezza del territorio e ne illustra la bellezza dei paesaggi. «Non siamo sempre bravi a raccontarci. Da parte mia c'era anche molta voglia di raccontare Messina a chi non è di Messina».
In città il tema resta caldo e in moltissimi sono già accorsi alla prima presentazione messinese del libro, lo scorso 23 settembre alla Feltrinelli.
«Si è creato un dialogo tra la comunità messinese e quella calabrese di Villa San Giovanni», racconta l'autore. «Credo sia un tema su cui c'è una grande esigenza di confronto, che è quello che cerco anch'io. Condividiamo un territorio, dobbiamo renderci conto di qual è la situazione, acquisire consapevolezza. Ognuno poi trarrà le sue conclusioni».
«Il mio non è un lavoro per convincere - continua infatti -, ma può essere un modo per far conoscere qualche aspetto meno noto. Io stesso ho imparato molto intervistando i tecnici. Riporto informazioni, mozioni, pareri».
A proposito di indagine e racconto della realtà, Bonaccorso ha recentemente illustrato la fiaba di Antonio Mazzeo "Mi chiamo Handalino" e una delle storie di "Un diavolo muto. Storie da Gaza" trattando quindi più volte e in modi diversi anche la questione palestinese.
«Credo – ha spiegato – che, per tutti gli artisti che partecipano a questo tipo di azioni, sia un modo per fare qualcosa davanti all' orrore, al di là dell'indignazione social fine a se stessa. Volevamo raccontare quello che sta succedendo perché un domani, quando questo incubo finirà, dovremo fare i conti con le nostre azioni».
Nel primo la caso, la storia nasce dall'esperienza di Mazzeo a bordo della Handala, nave della Freedom Flotilla che trasportava aiuti destinati ai bambini di Gaza ed è rivolta a un pubblico altrettanto giovane. «I bambini hanno chiarissime queste cose», racconta Bonaccorso. «Purtroppo non è sempre facile parlarne nelle scuole perché questi sono considerati temi politicizzati, ma i bambini capiscono cos'è l'ingiustizia e per loro è ovvio che una cosa che porta sofferenza non dovrebbe esserci. È solo da adulti che si entra in altre logiche».
Il fumettista messinese ha anticipato inoltre l'uscita in Francia di un nuovo reportage sull'antimafia e di un volume sulla "Storia del tè a fumetto". In arrivo anche una nuova collaborazione con la Marvel che verrà annunciata al prossimo Lucca Comics, mentre con L'Officina del Sole continua l'impegno per Messina con il progetto "FindME" che usa il fumetto educare e far conoscere la città.