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Tra terrore e speranza il Requiem di Verdi inaugura la stagione del Teatro Massimo Bellini

Al Teatro Metropolitan dies irae, coro e solisti per una riflessione collettiva su morte e speranza

12 Ottobre 2026, 17:35

17:40

Tra terrore e speranza il Requiem di Verdi inaugura la stagione del Teatro Massimo Bellini

Fabrizio Maria Carminati

Il fragore del Dies irae, il terrore davanti al giudizio finale, la preghiera che si fa dramma di fronte all’ultimo tentativo dell’uomo di trovare una risposta al mistero della morte. Non poteva esserci creazione più potente e radicale della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi per aprire la nuova e ricca Stagione di concerti sinfonici e recital promossa dal Teatro Massimo Bellini, in atto chiuso per lavori di adeguamento. L’appuntamento si svolgerà dunque al Teatro Metropolitan venerdì 16 ottobre alle ore 20.30 (Turno A) e sabato 17 ottobre alle ore 17.30 (Turno B), date e orari che segneranno anche la conclusione della campagna abbonamenti, in corso con vivo successo da settembre.

Sottoscrivere nuovi abbonamenti comporta recarsi al botteghino del Teatro Massimo Bellini, dove sarà possibile effettuare anche la scelta del posto sulla pianta originale. L’orario di apertura è il seguente: martedì e sabato ore 9-13, dal mercoledì al venerdì anche il pomeriggio ore 16-18; lunedì chiuso. Tel 095.316150.

L’esecuzione è affidata ad un cast internazionale di eccellenza. In bell’evidenza l’Orchestra e il Coro del Teatro, formazioni pluripremiate e qui protagoniste della creazione dedicata dal Bussetano alla memoria di Alessandro Manzoni e presentata per la prima volta a Milano nel 1874. Sul podio Fabrizio Maria Carminati, bacchetta di chiara fama e direttore artistico dell’ente. Il Coro sarà istruito da Gianbartolo Porretta. Solisti vocali il soprano Forooz Razavi, il mezzosoprano Polina Sgamava, il tenore Marco Ciaponi e il basso Carlo Lepore. “Aprire con il Requiem di Verdi significa entrare immediatamente nel cuore della grande musica e, nello stesso tempo, nel cuore delle domande più profonde dell’essere umano - dichiara il Sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano. - È una scelta che racconta bene la nostra idea di Teatro: un’istituzione in grado di custodire l’eredità del repertorio, ma anche di vivere la contemporaneità e parlare a pubblici diversi. Una tale partitura, con la sua forza espressiva e la insita teatralità, ci offre proprio questa possibilità. In un momento in cui il nostro ente sta vivendo una fase importante di miglioramento e rinnovamento della sede storica, proseguiamo senza battute d’arresto a produrre, a programmare e soprattutto a incontrare il pubblico. Una linea direttrice che conferma una volontà precisa: il Bellini non si ferma, e le sue note continuano ad abitare Catania.” La programmazione prosegue negli altri spazi cittadini e il Teatro Metropolitan accoglie così il primo grande appuntamento sinfonico-corale del nuovo cartellone. L’evento inaugurale mette subito al centro una delle partiture più complesse e visionarie del catalogo verdiano: una pagina nata per la liturgia ma costruita con una forza drammatica che appartiene pienamente al teatro. Il compositore non si limita a musicare una preghiera per i defunti: dà forma sonora al confronto dell’uomo con l’idea della salvezza. Il coro diventa una comunità che teme e implora, mentre le quattro voci soliste restituiscono la dimensione più intima e individuale della paura e della speranza. La tensione si costruisce attraverso contrasti radicali di scala e di espressione. All’impeto del Dies irae, che irrompe improvviso con una forza quasi fisica, seguono la solennità del Rex tremendae, la sospensione del Recordare, la dolente cantabilità del Lacrymosa. Nel Confutatis il coro alterna la

minaccia del giudizio alla supplica, mentre nel Libera me Verdi concentra nuovamente tutta la tensione nella voce del soprano, prima che il coro riprenda il proprio ruolo e la preghiera torni a farsi collettiva. È proprio questa continua oscillazione fra dimensione titanica e dimensione intima, fra coro e individuo, paura e speranza, a rendere la partitura capace di parlare ancora con immediatezza al pubblico contemporaneo. La sua drammaticità non nasce da una vicenda narrata, ma dalla successione di stati d’animo, immagini e invocazioni che Verdi sbalza sul pentagramma. “Inaugurare i concerti con il Requiem di Verdi vuol dire affidare ad un tale capolavoro una responsabilità e, insieme, una straordinaria possibilità: quella di riunire una comunità attraverso una delle pagine più alte della nostra cultura - dichiara Fabrizio Maria Carminati. - La forza della partitura nasce dalla sua capacità di tenere insieme il respiro monumentale della scrittura orchestrale e corale con la dimensione profondamente umana delle voci. È con questo spirito che il Teatro Massimo Bellini battezza la stagione, continuando a offrire in altre sedi al pubblico grandi interpreti e grandi classici anche in un momento in cui non possiamo usufruire della sala del Sada”. Il Bellini sceglie dunque un caposaldo del genere sacro che più di molti altri incarna il senso stesso dell’ascolto condiviso: davanti alla morte, alla paura e alla speranza, diventa il luogo in cui una comunità si riconosce e si raccoglie. E lo fa nel segno di una tradizione che non vuol essere soltanto custodita, ma continuare a vivere, a interrogare il presente e a guardare al futuro.