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La Meraviglia Argimusco, la Stonehenge siciliana, sarà patrimonio dell’Unesco

L' altopiano sarà il prossimo probabile "gioiello" siciliano che otterrà l'ambito riconoscimento

La Meraviglia Argimusco, la Stonehenge siciliana, sarà patrimonio nell’Unesco

Montalbano Elicona - Sul quel pianoro tra Nebrodi e Peloritani c’è un ineguagliabile concentrato. Di Storia, innanzitutto. Ma anche di Preistoria. C’è tanto, ancora, di mistero, poiché sul fascino di quelle forme antropomorfe e zoomorfe delle Rocce dell’Argimusco ancora pochi studi sono stati effettuati. Ma c’è qualcosa che affonda nell’epoca in cui l’uomo viveva tanto poco di scienza quanto più di mitologia e alchimia.

Ed è alchimistico, indubbiamente, quell’insieme di scienza e... fantascienza che gli studiosi dell’Unesco ieri hanno cominciato ad assaporare. E soprattutto a valutare.

Ma il risultato è già quasi scontato. E nelle parole di tutti sin dal primo giorno della conferenza mondiale che si chiuderà domenica: «L’Argimusco sarà l’ottavo sito siciliano Patrimonio dell’Umanità». Lo dice Ray Bondin che fece qualche anno fa lo stesso pronostico, azzeccato, per l’Etna. Lo dice John Peterson, presidente Icham (Comitato scientifico internazionale per la gestione del patrimonio archeologico) che è riunito qui a Montalbano sino a domenica.

Nessuno dubita. Nessuno ne fa mistero. Le prime ricognizioni sono confortanti: «Questo luogo è straordinario» dicevano gli studiosi di 32 Paesi al termine dell’escursione seguita alla conferenza di presentazione. Lo dice anche l’assessore regionale ai Beni culturali, Tusa. E il sindaco, dott. Filippo Taranto, fa gli onori di casa, ascolta tutti e gongola. Convinto di avere azzeccato anche questa “giocata” dopo il trionfo come Borgo più bello d’Italia nel 2015.

Quelle rocce lasciano tutti senza fiato. Quando accompagnano il percorso del Sole si stagliano in un panorama mozzafiato. Stare là, fra la “Roccia dell’aquila” e quella “dell’orante” è come stare in una macchina del tempo. Giacché, nulla, proprio nulla, è cambiato da quando nell’età del bronzo quell’uomo che cominciava ad affacciarsi nella Storia cominciò a vivere questo luogo e a usarlo per congiungere - attraverso tanta magia e un po’ di astronomia - la terra e il cielo. Gli uomini e gli Dei. Il naturale e il soprannaturale.

Lo hanno sentito, forte, possente, questo richiamo ascetico anche quei monaci buddisti che qualche anno fa vennero qui assieme a Franco Battiato: «Qui c’è il triangolo della vita». Dissero osservando alcune delle rocce.

Ma, se tutto, una volta, sfociava nel trascendente, ora le faccende quotidiane sono completamente soggette a una divinità che spesso è più che altro un moloch. La burocrazia.

Così, per l’inizio vero dell’iter per il riconoscimento Unesco, non sono necessari - anche se auspicabili - altri studi più approfonditi. E’ indispensabile una paginetta, probabilmente già scritta su un modulo: è quella che deve segnare l’apposizione del vincolo archeologico all’intera area da parte della Sovrintendenza di Messina che dovrà girarla alla Regione. Dove l’attendono per continuare la corsa verso il traguardo finale.

Che dite, arriverà?

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