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L'INTERVISTA

Giovanni Ciacci si racconta e ci racconta “la scandalosa contessa”

Lo stylist tv, costumista e consulente di immagine ci parla del suo nuovo libro, ma anche della Sicilia e della società di oggi

Giovanni Ciacci si racconta e ci racconta “la scandalosa contessa”

CATANIA - “La Contessa – La Scandalosa vita di Giò Stajano” è il nuovo libro di Giovanni Ciacci. Lo stylist tv, costumista e consulente di immagine ha scelto di raccontare la storia del più noto transessuale italiano. Ciacci ha fatto della libertà di pensiero una forma espressiva, un modo di vivere. La sua partecipazione alla scorsa edizione di “Ballando con le stelle” in coppia con Raimondo Todaro ha cambiato agli occhi del pubblico e della stampa, il concetto stesso di ballo di coppia intesa come “uomo donna”.

«Questo romanzo – spiega Ciacci – nasce per far conoscere alle nuove generazioni una storia pazzesca di una persona che ha lottato e combattuto per la libertà. La sua libertà e quella di tutti gli altri. Trovo che ci sia tanta ignoranza in giro, perché le nuove generazioni ignorano. Nell’etimologia della parola. Trovo che questo libro faccia scoprire e racconti, anche se in versione romanzata, un pezzo di storia della cultura italiana. Un’artista, un personaggio, una persona straordinario. Era un epoca in cui si andava a Casablanca in trenta e si tornava in dieci. Questo libro non è solo la sua storia. Diciamo che Gio Stajano è un pretesto per raccontare ottant’anni di storia degli italiani sotto le lenzuola. È un omaggio ad un personaggio che mi sta particolarmente a cuore ma, in realtà, mi serviva un filo conduttore per raccontare questa storia dell’Italia, così particolare».

Rispetto agli anni 80, in cui Giò Stajano si sottopose all'operazione di riattribuzione chirurgica del sesso, oggi cos’è cambiato nella mentalità degli italiani?

«E’ cambiata in meglio. Nella scorsa stagione televisiva ho ballato con un uomo in prima serata su Rai Uno, forse qualcosa si è aperto. È stato sfondato un muro. Abbiamo fatto passi da giganti».


Un libro che racconta la libertà. Ma questo termine cosa rappresenta nella sua vita?

«La libertà è tutto. Oggi, ad esempio, stiamo tranquillamente parlando di questo argomento. Negli anni passati, invece, i libri di Gio Stajano venivano messi al rogo. La libertà, oggi, è quella di andare in tutte le librerie e vedere i suoi libri. Libertà vuol dire ballare con chi si vuole. Libertà vuol dire amare chi si vuole. Libertà vuol dire vivere la propria vita come si vuole. La libertà è una parola fondamentale. Che è la chiave di tutto il romanzo».

Quest’anno, nel presepe di San Gregorio Armeno, a Napoli, è spuntata la sua statuina con in mano il libro. A volte si pensa che la gente del sud abbia una mentalità più chiusa, ma questa è una grande dimostrazione di apertura mentale.

«A Napoli sono sempre avanti. La Campania e la Sicilia mi adorano molto e li ringrazio. Mi fa molto piacere essere rappresentato in mano con il libro “La Contessa - La scandalosa vita di Giò Stajano”, vuol dire che il messaggio è arrivato. Ricordiamo sempre che la Sicilia è stata la prima colonia che ha accolto a braccia aperte tutti i gay d’Europa. Esattamente a Taormina. I gay, nell’800, venivano buttati fuori dalle famiglie e prendevano asilo politico in Sicilia. Come potete essere indietro se siete avanti di 200 anni».

Qualche giorno fa, nel salotto televisivo di Domenica Live, il cantante Marco Carta ha ufficialmente racconto la sua storia d’amore con un uomo. Si è confessato davanti a milioni di italiani. Secondo lei, era necessario farlo? C’è ancora bisogno di sbandierarlo a tutti?

«Io adoro il salotto della D’Urso, la guardo a qualunque costo. Lui lo sentiva ed ha fatto bene. In quel momento, il suo amore aveva bisogno di sentirsi dire quelle parole in televisione. Marco Carta non l’aveva mai detto perché gli era stato vietato dai discografici. Qui non è un discorso di omo o di etero, qui si tratta di tirare fuori quello che si è. Marco, non lo conosco, ma ha scelto la D’Urso perché quando vai da lei ti senti protetto. E’ una delle poche persone che ti fanno sentire così protetto. Quando vai da lei, sai che sei con una sorella, con una mamma con un amica. Se Marco lo ha fatto è perché lo sentiva».

Nel 2018 ha partecipato a Ballando con le stelle ed è stato il primo uomo a portare sugli schermi di tutto il mondo la same sex dance, in cui la coppia è formata da ballerini dello stesso sesso. Questa scelta ha portato tante critiche. Le sembra normale?

«L’importante è che se ne parli. Poi possono attaccare quando e quanto vogliono. Intanto siamo riusciti a smuovere e a scuotere qualcosa. Abbiamo lanciato un messaggio. L’idea del ballo tra uomini è nato proprio mentre scrivevo il romanzo. Se dovessi dare un voto all’esperienza di “Ballando con le stelle” darei 100. È stata straordinaria. Il ballo è libertà. Forse nella prossima edizione ritorno nel programma, non si sa con quale ruolo e in quale veste. Per il momento sto continuando a fare le tappe di “Ballando on The Road”. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere Raimondo Todaro (catanese, ndr). Il primo momento che ci siamo incontrati gli dissi: portami in finale ed io ti porto a “Detto Fatto”. Ogni promessa è debito».

In queste ore “Ballando on The Road” fa tappa a Catania. Milly Carlucci ha ufficializzato che c’è un dialogo aperto tra di voi. Ha confermato che nella prossima stagione non farà parte della giuria, ma avrà un altro ruolo. Cosa può anticiparci?

«Non lo sapevo. Lo sto scoprendo in questo istante da te. Qualunque cosa mi faccia fare la Carlucci, sono pronto. Anche portare il caffè a Guillermo Mariotto. Però lui deve stare molto attento a quello che gli metto dentro. Potrebbe essere un caffè molto amaro».

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