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«Cambiamo il mondo», ad Abu Dhabi gli ambasciatori di domani

Con l’Associazione Diplomatici del catanese Claudio Corbino 500 ragazzi simulano lavori Onu e incontrano De Gregori

«Cambiamo il mondo», ad Abu Dhabi gli ambasciatori di domani

ABU DHABI - Delegati in fibrillazione impegnati a decidere le strategie comuni contro cyberterrorismo, cambiamenti climatici, e povertà usando ogni risorsa delle nuove tecnologie per garantire sicurezza e disarmo. Non è l’Onu ma gli assomiglia molto lo scenario allestito dall’Associazione Diplomatici per i circa 500 studenti dai 14 ai 25 anni coinvolti ad Abu Dhabi nella quinta edizione di «Change the world» secondo il modello delle Nazioni Unite. Stavolta Claudio Corbino, l'imprenditore catanese che ha fondato nel 2000 questo trampolino per formare i giovani e lanciarli nel campo della mediazione internazionale, ha riservato una sorpresa speciale chiamando Francesco De Gregori a chiudere con un grande concerto nella New York University la tre giorni di simulazione di come si lavora nel Palazzo di Vetro.

«Change the world» avrà il suo clou alla fine di marzo quando proprio nella sede della Onu a New York saranno circa tremila i ragazzi proventi da tutto il mondo a muoversi come i delegati dell’Assembea Generale e del Consiglio di Sicurezza. All’ appuntamento partecipano ogni anno grandi personaggi della politica. L’anno scorso fu l’ex presidente americano Clinton a salutare i giovani nella cerimonia di apertura. «New York 2019 si incentrerà sul tema dei muri - dice Corbino -. Nel trentesimo anniversario del crollo del muro di Berlino vogliamo invitare i ragazzi ad abbattere tutti i tipi di muri, ideali, ideologici, invisibili ma invadenti che rischiano di circondarci».

Nel moderno ed esclusivo Campus universitario della capitale degli Emirati Arabi Uniti i 500 studenti - la metà italiani (il doppio dell’anno scorso), il resto di altri 15 Paesi - si sono cimentati per tre giorni nella gestione delle questioni internazionali con un occhio alla questione dei diritti e della libertà.

L’ambasciatore Italiano Liborio Stellino ha invitato i giovani a essere «giocatori attivi in un contesto in cui vincere, oggi, equivale a salvare vite nel mediterraneo o a portare aiuti a chi vive in luoghi sperduti. Fate le vostre scelte ma non ripetete gli errori delle generazioni passate». I testimonial dell’associazione - la campionessa di tuffi Tania Cagnotto, l’ex magistrato antimafia Giuseppe Ayala, e il campione della Nazionale do calcio del 1982 Marco Tardelli - hanno rimarcato sul valore dell’impegno e della formazione.

L’esperienza di Abu Dhabi oltre che una grande scuola di diplomazia indica anche come costruirsi un futuro. «I ragazzi hanno dimostrato di saper prendere il meglio da questa esperienza, che ha fatto capire come agire con determinazione da cittadini consapevoli e responsabili per modificare con le loro idee la realtà», ha commentato Paola Senesi, preside del Liceo Giulio Cesare di Roma, che ha accompagnato un gruppo di studenti. «Voglio muovermi verso una carriera diplomatica internazionale - ha spiegato Lorenzo Baraggia, 16 anni, liceale di Borgomanero -. Qui ho trovato spunti e idee e un confronto molto stimolante con i giovani di altri paesi». Flavia Procacci, 18 anni, del liceo Anco Marzio di Ostia, è felice di come è andata: «Ho imparato a vincere la timidezza. Con gli altri ragazzi abbiamo lavorato sodo e trovato soluzioni realistiche, che era l’obiettivo di tutto il lavoro». 

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