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Nella Gela orfana dell'"oro nero" riemerge la piccola Pompei: risorsa per il turismo archeologico

Gli scavi dal "basso" dell'emporio greco di Bosco Littorio. Il presidente della Regione Musumeci: «I veri pozzi di petrolio per questa zona sono l'archeologia e il turismo balneare»

Nella Gela orfana dell'"oro nero" riemerge la piccola Pompei: risorsa per il turismo archeologico

Gela (Caltanissetta) - «La riconversione industriale dell’ex petrolchimico è un processo delicato che il governo regionale intende seguire ma il vero pozzo di petrolio oggi per Gela è l’archeologia». Ne è pienamente convinto il presidente della Regione Nello Musumeci che, ieri, in coda alla sua prima visita istituzionale a Gela, ha visitato il museo archeologico e l’area dell’emporio arcaico di Bosco Littorio. Quale futuro per Gela orfana dell’oro nero? «L’archeologia, lo sfruttamento della spiaggia ed il turismo», ha detto il presidente sottolineando la necessità che a Gela ed in Sicilia si ritorni a scavare dopo decenni di stasi.

Dalla visita veloce, ma intensa e partecipata al sito archeologico gelese, questa convinzione si è trasformata nell’impegno a cominciare da qui per investire nell’ archeologia. È, infatti, un gioiello poco conosciuto l’emporio greco arcaico di Bosco Littorio, una sorta di “Pompei in miniatura” fatta di piccole case – bottega in mattoni crudi in cui venivano esposte e vendute le mercanzie che arrivavano via mare dalla Grecia.

Dopo la scoperta, negli Anni Novanta, il sito è caduto nel dimenticatoio. Fino allo scorso anno quando con uno sforzo corale dell’imprenditoria locale, delle associazioni e della chiesa, la scopritrice dell’emporio, l’archeologa Rosalba Panvini, ha potuto portare i suoi studenti dell’Università di Catania a riprendere gli scavi. Esperienza ripetuta quest’anno per due settimane. Una gara di solidarietà, di amore per la città, di collaborazione tra Soprintendenza, Università e Polo museale con la Regione che ha autorizzato anche ad un gruppo di alunni del Liceo classico Eschilo l’esperienza di alternanza scuola – lavoro allo scavo. Niente soldi pubblici per riportare alla luce altri lembi di quel sito archeologico di grande pregio e rarità. Un esempio di città che reagisce al vuoto di fondi per l’archeologia che in Sicilia si registra da lunghissimo tempo. Musumeci ha visto ieri i giovani al lavoro ed ha visionato gli esiti dell’iniziativa. Una campagna di scavo che ha dato risultati eccezionali.

Sono emersi altri ambienti dell’emporio con il canale di scolo, le tracce di un riuso degli ambienti in due fasi diverse nel corso delle quali è stato cambiato il pavimento e modificate le allocazioni di porte e finestre. La terra ha restituito in questi giorni un grande loutherion del 500 a.C. un contenitore che poteva essere un portagioielli perché all’ interno si è trovato del bronzo e poi tante lucerne fittili, delle coppe, dei pesetti, qualche piccola statuetta ed una Lekythos.

«È tutto materiale – ha dichiarato la dott. Rosalba Panvini – che non va oltre il 480 a. C - dalle tracce trovate, dalle tegole attaccate al pavimento, dai reperti interi come se fossero stati abbandonati all’improvviso e da altri segnali, si può dedurre che dopo quella data quel sito, fatto di abitazioni e botteghe, fu improvvisamente abbandonato. Forse per un terremoto. E forse il tiranno Gelone, dopo quella distruzione decise di recarsi a Siracusa. Ma la città trovò la forza di risollevarsi». Una storia simile a quella di Pompei ma con Gela che seppe risorgere dalle ceneri. All’archeologia, al mare, alla cultura si guarda oggi, in un momento in cui la città, ai minimi termini, e deve trovare le forze per ripartire. Al presidente della Regione per proseguire l’indagine su Bosco Littorio è stato chiesto un finanziamento di 150mila euro l’anno.

Musumeci, poco prima, aveva visitato il museo archeologico molto irritato per aver saputo qualche settimana fa di infiltrazioni d’acqua nel tetto dell’edificio che hanno danneggiato alcune vetrine contenenti i reperti. Un caso che ha deciso di seguire di persona inviando la somma necessaria per correre ai ripari. Nella giornata di ieri è arrivato il decreto per intervenire a cancellare la vergogna dei secchi al museo per raccogliere l’acqua quando piove. Ma c’è ancora tanto da fare e interventi da effettuare.

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