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Festa di Sant’Agata, nel nuovo statuto fuori chi ha avuto una condanna

I devoti che, già membri delle Associazioni agatine, dovranno sottoscrivere “una apposita autocertificazione

Festa di Sant’Agata, nel nuovo statuto fuori chi ha avuto una condanna

Hanno tre mesi di tempo, cioè fino al 20 febbraio prossimo, i devoti che, già membri delle Associazioni agatine, dovranno sottoscrivere “una apposita autocertificazione secondo le norme di diritto italiano”, che testimonia il possesso dei requisiti di “cattolici che promuovono la devozione a S. Agata e che si impegnano ad osservare le regole previste nel presente statuto e nel regolamento, oltre che alle norme del Diritto Canonico e della legge italiana nonché alla sana tradizione della festa di S. Agata”.

È uno dei passaggi fondamentali del nuovo statuto unico delle Associazioni agatine catanesi (e cioè il Circolo cittadino S. Agata, Associazione S. Agata al Carcere, Circolo femminile S. Agata, Associazione S. Agata in Cattedrale, Associazione femminile S. Agata in Cattedrale, Associazione S. Agata al Borgo) che è entrato in vigore lo scorso 20 novembre sostituendo così il precedente statuto risalente al 10 dicembre 1991.

Non solo “aria nuova” - con nuove regole per i nuovi iscritti - dunque, ma anche una scrematura dei soci esistenti che dovranno autocertificare che non “abbiano riportato condanne da parte dell’Autorità giudiziaria penale, salvo i casi di riabilitazione dichiarata dalla competente Autorità giudiziaria, per delitti non colposi di allarme sociale e/o morale quali sono considerati, con elenco non tassativo: i reati contro la libertà sessuale, i reati di mafia, i reati di spaccio di droga, i reati di estorsione e usura, i reati contro la Pubblica amministrazione, i reati contro i soggetti vulnerabili”.

Un altro “giro di vite” verso la legalità e la trasparenza della festa di Sant’Agata, assieme all’altra norma che dice che, autocertificazione o no, “la condanna con sentenza non ancora passata in giudicato costituisce causa di sospensione mentre il passaggio in giudicato costituisce causa di estromissione” automatica, che la dice lunga sulla volontà dell’arcivescovo di regolamentare al meglio la vita delle Associazioni agatine, che della festa sono l’ossatura, ma anche di spazzare via ombre e sospetti sulla festa.

Mons. Gristina, che in realtà lavorava da anni a questa riforma con l’aiuto di esperti di diritto canonico nel solco del generale rinnovamento dei meccanismi della festa patronale, ha accolto così in pieno l’appello partito dal Comitato per la legalità della festa di Sant’Agata che il 20 agosto scorso aveva puntato il dito sull’Associazione Sant’Agata Cattedrale, di cui è presidente dal 1996 l’ex capovara Claudio Baturi, all’interno della quale si muoverebbero diversi pregiudicati, visti in più occasioni attorno al fercolo e addirittura, in passato, in posizioni di responsabilità sulla vara. Di questa associazione agatina, accusava il Comitato secondo le rivelazioni dell’articolo del quotidiano on line Meridionews, farebbero parte diversi pregiudicati “quali Giacomo e Agatino Cannavò, Martino Dinaccio, Antonello La Rosa, Francesco Ragusa”.

Un appello rispetto al quale mons. Gristina aveva risposto il 4 ottobre scorso: «La vostra segnalazione - scrisse allora l’arcivescovo - si integra pienamente nel percorso già da tempo avviato dall’Arcidiocesi di Catania che ha portato, unitamente al Comune di Catania e ad altre realtà ecclesiali e civili… a migliorare la legalità e la trasparenza della festa, ad esaltarne il senso religioso, civico e morale». Sul punto oggetto dell’appello, pur senza nominare l’associazione Sant’Agata in Cattedrale, il presule assicurava che «l’arcidiocesi ha già promosso e sta vigilando sulla modifica degli Statuti delle Associazioni agatine, individuando regole ancor più stringenti e volte a non consentire a coloro di cui risultano condanne per reati di allarme morale e/o sociale, di rivestire la qualità di associato, come pure di decadere dalla qualità ove non sussistano più i suddetti requisiti». Una risposta che era piaciuta solo parzialmente al Comitato per la legalità che aveva sollecitato il 26 ottobre scorso «interventi mirati e rapidi», anche ricorrendo al commissariamento, o alla soppressione dell’associazione.

Ora, con il nuovo Statuto, dopo 27 anni di vigenza del precedente, arrivano le risposte.  A parte i meccanismi “ordinari” che regolano la vita delle associazioni e la “qualità” degli iscritti, con l’art. 9 è prevista anche la possibilità di “perdita della qualità di associato con l’estromissione automatica ai sensi dell’art. 8 dello statuto o di espromissione decisa dal consiglio direttivo per gravi atti contro la fede, la morale, la disciplina ecclesiale e la giustizia civile”, nonché la soppressione delle stesse su disposizione dell’Ordinario diocesano, sentito il presidente e i componenti del consiglio direttivo. “Conseguentemente - così recita la norma - l’Ordinario diocesano dispone la devoluzione dei suoi beni ad altra associazione avente il medesimo oggetto. Qualora lo richiedano gravi ragioni, l’Ordinario diocesano può anche nominare un commissario che regga ad tempus la stessa associazione».

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