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Quel pastello che disegna i colori del Mar Mediterraneo

Franco Fasulo, il pittore siciliano in mostra in questi giorni ad Agrigento, racconta la sua arte e la ricerca dei colori della sua (nostra) terra

Quel pastello che disegna i colori del Mar Mediterraneo

“Il pastello è un volo di farfalla”. Franco Fasulo esordisce così quando parla delle sue opere formato 14 X 14 che “racchiudono al meglio il concetto d’intimità che il pastello vuole consegnare a tutti”.

Il noto pittore agrigentino, in mostra alla FAM Gallery di Agrigento con “Codice degli orizzonti”, a cura di Giuseppe Frazzetto, porta in “scena” una “vibrante costellazione di piccoli olii e pastelli che partecipano dell’idea di contemplazione”.

La mostra, è accompagnata da un catalogo con scritti di Frazzetto e di Dario Orphée La Mendola, ed è ancora visitabile alla FAM fino a domenica 13 gennaio.

In quest’intervista Franco Fasulo, che da alcuni anni vive in provincia di Pavia, parla della sua arte, del sentimento che lo lega ad Agrigento e del suo passato da disegnatore archeologico, svelandoci, anche, qualche piccolo segreto, perché “non si può essere artisti se non si scava nella propria intimità, nei propri ricordi e nel proprio passato”.

-Di cosa tratta “Codice degli orizzonti”?

“Mi sono ispirato agli orizzonti della mia terra, quelli del Mar Mediterraneo, nell’incidenza che il mare offre ai nostri occhi. Per cui, la mostra è un omaggio velato al nostro territorio, alla nostra città. Un tributo che voglio portare in altri posti d’Italia, per fare conoscere idealmente, anche attraverso l’arte, la rilevanza della luce del nostro mare e della nostra terra”.

- Che tecnica ha usato?

“Per quanto riguarda gli olii ho utilizzato, in una prima fase, la spatola con cui stendo grossi corpi di colore, una volta asciutti faccio delle velature per ottenere le nuance particolari. I pastelli, invece, sono secchi su carta, si lavorano a colpo unico, non c’e un ritorno sopra”

- C’è una differenza tra l’olio e il pastello?

“Il pastello è tattile e leggero, è un volo di farfalla che non può essere corretto, mentre l’olio può essere modificato nel corso del tempo”.

- Quanto Agrigento ha condizionato la sua arte?

“La millenaria storia di Agrigento ha segnato moltissimo la mia arte, anche attraverso una serie di esperienze archeologiche. Ho collaborato, infatti, con il prof Giuseppe Castellana (già direttore del museo archeologico di Agrigento, ndr); facevo il disegnatore archeologico. Nel corso di una campagna di scavi a Monte Grande, nell’agrigentino, si appurò, che nel 1600 a.C., c’erano dei traffici con gli esuli dell’Egeo. Mercanti e navigatori greci venivano qui per fare la provvigione di zolfo, per coltivare la vite e anche riti esoterici magici: lo zolfo che brucia in presenza di aria era, infatti, ritenuto un materiale magico. La nostra civiltà, arrivata dal mare, ha segnato in maniera sostanziale la mia ricerca artistica. Ho, così, applicato la mia pittura all’archeologia ed alle mie passioni, principalmente il mare”

- Quali tonalità predilige?

“Per quanto riguarda i colori cerco di avere una tavolozza molto estesa; amo molto gli arancioni, ma anche le tonalità fredde dell’azzurro e del blu. Cerco, così, di ottenere una miscela di caldi e di freddi fino ad avere un grado di equilibrio formale nei miei dipinti. Ma posso affermare che non c’e di fatto un colore che prediligo sugli altri”

- Il senso di Franco Fasulo per Agrigento?

“E’ un sentimento totale! Anche se manco da 14 anni da questa provincia, il cuore, i sentimenti e gli affetti rimangono radicati in questa città. Non mi sono mai privato di Agrigento, ma ho aggiunto un tassello in più, quello del Nord d’Italia . Rimango fedelissimo alla mia terra, ai miei affetti, agli amici che mi vogliono bene”

- I colori del Nord?

“La mia tavolozza si è arricchita di quei grigi che vivo nella Pianura Padana. Ho accostato, così, il grigio di Pavia al colore azzurro del Mediterraneo di Agrigento”

- Le opere sono autobiografiche?

“C’è sempre una vena autobiografica; non si può essere artisti se non si scava nella propria intimità, nei propri ricordi e nel proprio passato.Percepisco l’intimità della pittura con il ricordo che mi lega a mio padre che, anche se dilettante, è stato un bravo pittore, egli afferma. Ho iniziato a muovere i primi passi a fianco a lui”.


Luigi Mula

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