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Silvia Frenda, l'eroina teatrale dell'antimafia viscerale

Sarà in scena in "We can be heroes” di e con Gaetano Aronica con i Bluesensation Electric Dreames in scena il 2 e 3 febbraio al Teatro Pirandello di Agrigento

Silvia Frenda, l'eroina teatrale dell'antimafia viscerale

Vestirà i panni di una “donna dell’antimafia” in “We can be heroes” lo spettacolo di e con Gaetano Aronica, assistente alla regia Arianna Vassallo ed i Bluesensation Electrim Dreames in scena il 2 e 3 febbraio al Teatro Pirandello di Agrigento.

Stiamo parlando di Silvia Frenda,“una donna che viene dal vento”: bellezza androgina, sguardo ipnotico, l’attrice agrigentina è stata recentemente protagonista al “Pirandello” in due importanti produzioni di successo: “Luna Pazza”, nel duplice ruolo dell’Ignota e Marta Abba e una convincente Ersilia Drei in “Vestire gli Ignudi”.

Silvia ha mosso i primi passi in teatro seguendo una scuola di recitazione al teatro della Posta Vecchia di Agrigento per poi approdare alla prestigiosa “Accademia Studio Cinema” di Roma. Ha, inoltre, recitato a fianco di Luigi Burruano nel film “Un Santo senza parole” per la regia di Tony Gangitano. In quest’intervista Silvia Frenda si racconta, cita Max Stirner e svela il lato fragile di un' attrice che ha imparato a recitare per perfezionare se stessa.

Qual è il tuo ruolo in We can be Heroes?

“Porto la testimonianza di Rosaria Costa, la vedova dell’agente Vito Schifani, ucciso a Capaci insieme a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta. Lo spettacolo mi vede impegnata in una interpretazione abbastanza vera ed importante. Mi sono ritrovata in questo ruolo quasi per caso, senza sapere di esserne, in qualche modo, all’altezza. Mi sono affidata alla creazione del regista.”

Come ti sei trovata a lavorare con Aronica?

“Con Gaetano c’è un rapporto straordinario e speciale. Nel mio percorso artistico ho incontrato poche persone come lui. Per me rappresenta un maestro di luce, fondamentale per il mio cammino.”

E con i Bluesensation?

“Con la band c’è un rapporto ottimo, sono stata sempre abituata a lavorare con gli uomini. Con loro mi trovo molto a mio agio e c’è un’energia particolare. Se mi viene in mente un colore per definire questa collaborazione è il blu viola (sorride).”

Cosa ti ha spinto a recitare?

“Sono una persona abbastanza curiosa, per questo motivo mi sono immersa nel teatro, nel cinema e nella televisione. Anche nella fotografia, attraverso gli autoscatti che realizzo e che mi permettono di guardarmi. Tutto parte dall’idea di non piacermi. Non mi sono mai piaciuta veramente. Io non ho piena coscienza di me e di quello che sono(sospira); forse, al contrario, di quello che posso rappresentare. La mia figurazione fantastica mi spinge ad esserci e a donarmi completamente.”

We can be heroes parla di eroi, di uomini che hanno dato la vita per gli altri, ma chi sono per te i moderni eroi?

“Coloro i quali hanno una profonda umanità e dentro una straordinaria voglia di vivere. L’eroe è colui che si mette in prima linea nella vita e si sforza per creare il bello. Non solo in senso estetico.”

Chi è Silvia Frenda

“Una persona che cresce ogni giorno. Non posso definirmi; sono l’unico e il molteplice, per dirla in termini stirneriani”.

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