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Nello sfregio della solitudine le note di Fossati sono noir

Di Mario Barresi

Oggi a Catania, alla libreria La Feltrinelli (via Etnea 283) alle 18, la presentazione del libro di Fabio Mazzeo, “La solitudine degli amanti” (Cairo, 239 pp., 15 euro). Con l’autore dialogano Katia Scapellato e Nicola Savoca, letture di Agostino Zumbo.

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Ognuno di noi (o quasi) ha un libro che tiene nel cassetto. E per molti, in tutta sincerità, non è detto che sia un bene tirarlo fuori dal cassetto. Non è il caso di Fabio Mazzeo - dapprima cronista di rango, poi ai vertici della comunicazione istituzionale a livello nazionale - che nel suo primo romanzo mette a frutto, magari grazie a un’inconsapevole auto-maieutica, sia le suole di scarpe consumate sia la conoscenza e la frequentazione dei palazzi romani. Alla fine è una benedizione che il libro - questo libro - sia finalmente uscito dal cassetto.

Ed è anche per questo che il suo La solitudine degli amanti, oltre a essere il libro della maturità da uomo e da professionista, è una godibilissima antologia di esperienze accumulate e di appunti ordinati di viaggio. Ma anche molto di più. 
Così la Roma dei nostri giorni, bella e sordida, diventa lo scenario della caccia a un serial killer. Che è tale dopo la scoperta di una strana coincidenza fra due elementi in comune trovati fra gli effetti personali di due donne uccise: due diversi versi di un capolavoro di Ivano Fossati - L’amante - scritti con inchiostro verde su foglietti di carta.
Uomini che odiano le donne, dopo averle amate troppo, a modo loro. «La solitudine è uno sfregio. Può portare all’omicidio. Oppure all’amore». Le parole di Liliana Cannata, magistrata sola in una città dove il bene e il male si confondono e si mischiano in una zona grigia, sono forse la chiave di tutto. Non soltanto dei delitti, ma delle storie umane che si intrecciano. Davanti e dietro. Come quella dell’ispettore Andrea Giannini, un segugio che rischia di deragliare, per colpa di «un paio di incidenti» nel binario morto della carriera, tenendosi lontano dall’amore «un luogo dove c’è troppo dolore e dove non voglio più tornare.


Due linee parallele che si sfiorano, si sovrappongono. Girano a vuoto prima di incontrarsi. Lui sempre in cerca dell’odore di Nina, con la magia dell’incantesimo di Salina, «alla notte delle stelle cadenti e l’alba del desiderio», da dimenticare o forse da ritrovare; lei che ha imparato a non fidarsi di nessun uomo, tranne quelli della sua scorta. Una pm e uno sbirro che continuano a darsi del lei: è «più rassicurante», perché «mette una distanza, rispetta le dimensioni».
Fino alla fine. Fino alla soluzione del caso a ai ghiacciai di lui che si sciolgono sulle note di Ovunque proteggi di Vinicio Capossela. Ma nulla è scontato. E il finale, forse, è solo un nuovo inizio.

Twitter: @MarioBarresi

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