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«Ho gettato una bottiglia in mare...»

Di Carmen Greco

CATANIA - Da un pezzo ha imparato ad autoprodursi, e così ha fatto anche in occasione del suo primo libro. Tony Palazzo ha “dribblato” così l’angoscia dei copioni che non arrivavano e dei cachet con il lanternino. Dopo essersi formato allo Stabile di Catania ed aver recitato al cinema con Amelio e Tornatore, il lavoro per lui è diventato sempre più precario, così Palazzo ha deciso di mettersi a nudo ed attraversare - grazie alla scrittura - il “suo” personalissimo tunnel per scoprire che si trova in buona compagnia. «In realtà ci sono ancora dentro - ammette - la luce io la vedo, ma il punto è riuscire ad afferrarla, non la puoi toccare perché poi ti scotti. Devi imparare a vedere anche il buio, ad adattarti al buio, io spesso a volte sto al buio, quando devi dosare e centellinare le forze che hai…».

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Grazie ad una campagna di crownfunding che si è conclusa in agosto ha dato alle stampe “Corro nudo”, Memoir agrodolce d’un uomo fuori posto che, grazie al passa parola ha scatenato sui social una sorta di gara fra lettori che si “selfano” con il libro in mano. Il volume verrà presentato il 19 dicembre alle 18 al Fab di Catania, il 20 alle 18.30, al Palazzo dei Minoriti (via Etnea, prefettura). 

«Al libro sono arrivato con l’insieme di tante cose scritte negli anni - racconta davanti ad una birra - che, ad un certo punto ho deciso di mettere insieme. Devo essere onesto: l’ho fatto per timore che non restasse nulla di me».

Cosa c’è dentro?
«È uno specchio, sono io, ma potrebbe essere chiunque, infatti, non a caso, molti lettori si sono identificati, di varia età ed estrazione sociale e per me è stata la vera sorpresa».

Il protagonista racconta del suo quotidiano fatto di lavoro che non c’è, fame, depressione...
«Sono io in prima persona, ma è anche un racconto surreale, potrebbe essere un sogno. L’ho scritto perché potesse essere d’aiuto a chi si fosse potuto trovare in una situazione simile. Io mi sono aggrappato alla scrittura per combattere la depressione. Quando vivi in solitudine fra mille difficoltà il rischio di uscire fuori di testa è elevatissimo e non so quanti potrebbero reggere. Io per dieci anni non ho guardato la televisione, in quei momenti qualunque cosa ti può uccidere».

Un bel coraggio a mostrare la propria debolezza...
«Molte persone mi hanno fatto notare questa cosa, ma io non penso di aver fatto chissà che, ho pensato che potesse essere giusto dire la verità in un certo modo. Credo di aver avuto la lucidità, nel mio piccolo, di aver trovato anche una chiave di racconto ironica. Il mio obiettivo era dare vita ad un racconto grottesco e surreale».

In certi passaggi anche un libro duro, che non fa sconti...
«È stato come mettere dei messaggi in più bottiglie e gettarle in mare, non so se con la speranza che qualcuno li leggesse oppure che si perdessero. Alla fine ho messi tutti in una bottiglia più grande che è il libro».

L’attore non lo fa più?
«In realtà non lavoro dal 2011, non mi chiamano più».

Perché?
«I meccanismi di questo mondo sono tanti e variegati, fondamentalmente non puoi convincere qualcuno a scriturarti, anche se penso che ci sarà stata una ragione per cui 25 registi diversi mi hanno voluto...».

Il libro, quindi, è anche un modo per dire “io esisto”?
«Non direi, non mi interessa sotto questo aspetto. Del libro ho fatto anche un estratto che potrebbe essere ridotto in un monologo. Mi piacerebbe portarlo in teatro, magari da regista, facendolo recitare ad un uomo o ad una donna».

Lei non vive a Catania dall’87, una scelta o una necessità?
«Sono sempre andato via da Catania. A 20 anni me ne sono andato in Australia, ma ancora prima, a 15, sono stato pioniere delle vendite porta a porta: Vendevo di tutto, cerotti, pettini, fazzolettini, pasta lavamani, ho scoperto l’Italia facendo questo lavoro con i miei amici, poi ho vissuto anche a New York. Sono sempre andato via da qui, ho sempre avuto questa voglia di ricerca di quello che è “il nostro genitore”. Storicamente la Sicilia è terra di saccheggio la nostra terra è stata violentata da qualcuno che non si sa chi è, per questo partiamo sempre alla ricerca del nostro “padre”, anche per capire anche chi è sua madre».

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