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Beni culturali più visitati in Italia, il "giallo" della classifica della Regione Siciliana

Di Silvia Mazza

CATANIA - Da qualche giorno, da quando cioè il MiBACT ha stilato la top 30 dei musei italiani più visitati, in Sicilia, per non essere da meno, si è preso a dare i numeri. In un comunicato del 30 gennaio della presidenza della Regione si spiega che la “dimenticanza” per cui nella graduatoria nazionale non figurano anche i siti siciliani è «dovuta all’autonomia in materia».

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Ci pensa allora la Regione a colmare la lacuna: Valle dei Templi e Teatro antico di Taormina reinseriti di diritto «tra i primi sette siti più visitati d’Italia». «Prima ancora del museo Egizio di Torino, della Reggia di Caserta, di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli», si legge. Senonché, questa classifica si era preso la briga di compilarla Daniele Malfitana, componente del Consiglio Superiore dei Beni culturali del MiBACT.

Certo, sostenere, come fa la Regione, che i 940mila visitatori della Valle e gli 890mila di Taormina «risultino a ridosso» di Colosseo, Uffizi e Pompei, è un tantino arduo, dato che lo stacco, invece, è enorme: rispettivamente, i tre siti hanno registrato oltre 7milioni500mila, 4milioni400mila, 4milioni.

Ma la faccenda si tinge pure di giallo. Se, stando ancora al comunicato «i dati sono stati diffusi dal Dipartimento regionale dei beni culturali dopo la graduatoria nazionale», da dove li aveva desunti Malfitana il giorno prima?

Il fatto è che questi dati non ci sono né allegati al comunicato della Presidenza, né tra le notizie in primo piano sul sito dell’assessorato dei Beni culturali, e, nella sezione dedicata, «i dati sulla fruizione dei Beni culturali in Sicilia» sono fermi a quelli del 2018. Li si trova, invece, sullo stesso sito tra le news del 7 gennaio scorso. Due settimane prima, non «dopo la graduatoria» del ministero. È a questi, ci ha confermato Malfitana, che ha fatto riferimento. Anche se, si legge, «i dati relativi al 2019 sono in corso di aggiornamento e validazione».

Intanto dovremmo domandarci perché il Dipartimento ha pubblicato a gennaio 2020 dati ancora incompleti relativi all’anno appena concluso, nemmeno si trattasse di una classifica di medio termine. Poi se non vogliamo ritenerlo un trabocchetto teso ai giornalisti o al “tecnico” Malfitana, dovremmo pure chiederci che senso abbia aver pubblicato dati ancora «in corso di validazione».

In definitiva, cos’è avvenuto quindi? Che Malfitana si è cimentato in una classifica nazionale poco “scientifica”, mettendo insieme i dati definitivi del MiBACT con quelli provvisori siciliani, e che la Regione gli è andata dietro sulla scorta di questa sua operazione. Rassicuriamo Malfitana che un osservatore straniero per accedere a questi dati siciliani non rischia di perdersi, per citarlo, nei «meandri della burocrazia».

Ogni anno, infatti, sul numero di aprile de “Il Giornale dell'Arte”, insieme a “The Art Newspaper”, esce l’esclusiva mondiale sulle mostre e musei più visitati in Italia e nel mondo, Sicilia compresa, fonte del Rapporto annuale di Federculture sull’offerta culturale in Italia.

In attesa che il quadro venga ricomposto anche per il 2019, se dovessimo tenere per buoni, come fa la Regione a proprio svantaggio… questi dati non definitivi i 940mila visitatori della Valle nel 2019 sarebbero gli stessi del 2018, quando il parco archeologico perse una posizione in classifica passando dal terzo al quarto posto.

Se confrontati con la top 30 del MiBACT perderebbe ancora due posizioni, surclassata dalla Galleria dell’Accademia di Firenze (1milione700mila) e da Castel Sant’Angelo (1milione200mila). A diramare dati “provvisori” la Regione non ci guadagna nemmeno con i parchi istituiti da questo Governo, con Segesta che scende dai 300mila del 2018 ai 290mila del 2019 e Selinunte dai 240mila ai 230mila. Entrambe fuori dalla top 30 dei siti italiani.

Fuori anche musei come il Salinas, che con i suoi 64mila visitatori finisce all’82esimo posto tra i “primi 100 musei in Italia” della classifica de’ “Il Giornale dell’Arte”, mentre i 38mila dell’Abatellis contro i 53mila dell’anno precedente si spiegano, appunto, con la parzialità del dato o il museo del capoluogo è stato disertato in massa?

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