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Catania, «Il Bellini ideale agorà per rinascere insieme»

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Catania, «Il Bellini ideale agorà per rinascere insieme»

Di Ombretta Grasso

Catania - Aveva a malincuore dovuto deludere i tanti spettatori a caccia di un biglietto per “Carmen”, l’apertura da tutto esaurito che ha battezzato la rinascita del Teatro Bellini di Catania salvato dalla crisi. Un nuovo successo dopo i sold out dei concerti sinfonici e quelli di Natale e Capodanno. «Avevamo già così tante richieste per “Cavalleria rusticana” da aver programmato un’anti generale e una recita in più. Stavamo per raggiungere i seimila abbonati…», sospira il sovrintendente Giovanni Cultrera, arrivato alla guida di un ente stremato e in bolletta, alla fine di un’estate difficile in cui il teatro era stato chiuso. Dopo l’ultima replica dell’opera di Bizet, il Covid ha serrato di nuovo il sipario del Bellini. Cattedrale in attesa di un nuovo tempo di vicinanza sociale, di stretta e felice condivisione. «Avevamo cambiato passo e i numeri ci hanno dato ragione. Abbiamo trasmesso un messaggio dal contorno apotropaico di fiducia nella filosofia del teatro e anche i giovani si sono avvicinati. L’entusiasmo è ancora tanto. Recupereremo tutto ciò che si è perso, sia della stagione concertistica sia di quella di opera e balletti. E’ incerto solo il come e il quando, attendiamo le disposizioni del governo e della Regione. Appena le condizioni lo consentiranno, in estate avanzata, pensiamo di proporre qualche concerto all’aperto in una grande piazza».

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Le prime note?

«Il primo pensiero, con il direttore artistico Fabrizio Carminati, e il commissario Daniela Lo Cascio, è quello di commemorare le vittime della terribile pandemia con il “Requiem” di Mozart. La riconquista spirituale della città è il primo obiettivo del Teatro».

Gli abbonati che hanno scommesso sul rilancio ora sostengono la ripresa.

«Devo ringraziarli, non hanno richiesto il rimborso ma hanno domandato, speranzosi e fiduciosi, solo se la stagione sarà recuperata. L’agibilità del teatro è di oltre 900 posti, in autunno, con il distanziamento sociale, si potrebbero fare più recite, magari programmare la stagione fino ai primi mesi del 2021. Ma ogni previsione è difficile in questo momento».

La Regione ha confermato le risorse, lo stillicidio di fondi è alle spalle.

«La notizia storica è che il contributo di 13 milioni e mezzo è stato approvato non solo per il 2020, ma anche per il 2021 e per il 2022 con la stessa cifra. Il presidente Musumeci e l’assessore regionale Messina stanno sostenendo il teatro con un lungimirante impegno, dando senso al valore artistico del Bellini, e questo può farlo ripartire nel modo giusto, soprattutto per l’agognata triennalità, finora mai avuta, indispensabile per il bilancio e la programmazione di un ente lirico. In più c’è il raddoppio del Furs, in deroga alla mancata produzione, e speriamo lo stesso per il Fus nazionale. E anche il sindaco Pogliese conferma il sostegno con un contributo di 350.000 euro. Ma non si tratta più di cifre e di finanziamenti, c’è un investimento nell’identità che il Teatro vuole assumere nei confronti della città, del territorio».

Il Bellini luogo simbolo di una rinascita possibile nel dopo virus.

«Mi sono battuto tanto perché si potesse recuperare quell’appartenenza del Bellini alla città e dei catanesi, vorrei dire dei siciliani, verso il Teatro. Il Cigno belliniano incontra l’elefante catanese, i nostri simboli possono camminare e progettare insieme anche in vista di una riapertura che unisca interesse culturale e senso di appartenenza a una comunità, allargando sempre di più la platea, coinvolgendo quanti più cittadini possibile».

Come tenere la macchina in movimento e ripartire?

««Non ci siamo fermati, non vogliamo cancellare nessuno degli impegni presi con abbonati e lavoratori. In qualsiasi modo si possa ripartire, noi siamo pronti. Smart working per il settore amministrativo e smart working con lavoro giornaliero per Orchestra e Coro che preparano da casa le prossime produzioni. Siamo in Italia l’unico teatro a farlo. Nessuno dei lavoratori è in cassa integrazione. Per mantenere il livello artistico i musicisti devono suonare, non possono fermarsi per un periodo imprecisato. Il direttore Carminati e il maestro del coro Petrozziello danno accurate indicazioni. I lavoratori del settore scenotecnico stanno effettuando corsi di formazione, aggiornamento, sicurezza e gestione dell’emergenza. Il mio pensiero va ai “precari”, la cui presenza è legata agli eventi, ma recupereremo anche loro appena possibile».

“Didattica a distanza” anche per Orchestra e Coro.

«Ottimizziamo i tempi delle prove che saranno ristretti quando potremo ripartire. Un concerto sinfonico anziché prepararlo in sei giorni, lo proveremo in tre. Si lavora verso una direzione comune per tutti».

Cosa si ipotizza per il BelliniInFest previsto a settembre?

«Credo in questo bellissimo e ambizioso progetto culturale ma, data l'emergenza, sarà la Regione a valutare se spostarlo in un altro momento, se ridimensionarlo o proporlo in un’altra ottica. Credo sia importante che tutte le istituzioni musicali siciliane abbiano lavorato costituendo una rete tra il capofila Teatro Massimo Bellini e Fondazione Massimo Palermo, Foss, Teatro Vittorio Emanuele, Comune di Catania, Università, Istituto Bellini della nostra città, Conservatori».

Nel frattempo dovremo accontentarci dello streaming.

«Che ha avuto un grande riscontro di pubblico, un vero successo, con seguitissime chat in diretta. E questo apre prospettive nuove. Abbiamo lanciato il Teatro Bellini Story per ricordare il valore dell’opera, tenere vivo il rapporto con il pubblico costretto a stare in casa. Il digitale continuerà a essere un supporto utile per avvicinare l’opera, la danza, i concerti anche a chi non è in teatro, per dialogare con i più giovani. Ben venga tutto ciò che può “invitare” al teatro, all’arte, ma la vera festa si svolge come un sacro rito nel teatro che è per me una cattedrale laica. Nello spettacolo dal vivo avviene un processo taumaturgico, ritroviamo il nostro silenzio interiore, le risposte alle domande primordiali che l’essere umano si pone. Una epifania, una rivelazione che solo in teatro può accadere laddove lo spettatore assurge a “spett-attore” della propria dimensione spirituale».

Come ci si ritrova, anzi ci si “distanzia”, in un tempo così incerto?

«Sono fiducioso, dobbiamo studiare il modo, ma in un grande spazio all’aperto, distanziando i posti, potremmo riprendere la stagione sinfonica. Riscopriremo ancora più forte il piacere di ritornare in teatro o in una piazza. Come il teatro greco ci ha insegnato, ritroveremo il valore di una agorà terapeutica dove riflettere insieme, emozionarci, rinsaldare le nostre radici, ricostruire la nostra comunità. Nutro incondizionata fiducia nel significato culturale della nostra civiltà, delle nostre legittime domande e delle nostre vere esigenze etiche. Andremo in teatro per ascoltare attivamente, in silenzio, il vero silenzio che solo la musica e l'arte dal vivo generano misteriosamente nelle nostre coscienze».

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