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Il Museo egizio a Catania? Sì, no, forse, però... Ecco a che punto siamo

Di Redazione

CATANIA - Museo egizio sì, no, ni... Sembra una telenovela infinita come infinito è l’iter per rendere il monastero dei Padri Crociferi finalmente una sede museale. Ma partiamo dalle sorti della succursale etnea del celebre contenitore egizio di Torino. A fine settembre si è tenuta una conferenza dei servizi in cui sarebbero sorti alcuni problemi collegati soprattutto alla crisi del Covid che ha falcidiato le entrate del famoso museo internazionale.

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L’assessore Barbara Mirabella oggi diffonde ottimismo dicendo che «l’iter sta procedendo...», ma nei fatti a tutt’oggi di museo egizio non c'è neanche un piccolo sarcofago. E allora? Allora sembra che nella conferenza dei servizi il Comune abbia illustrato ai referenti torinesi che il contenitore era già praticamente pronto e bisognava soltanto ultimare piccoli accorgimenti relativamente al sistema di areazione caldo-freddo che servirà per proteggere le opere.

Ma dall’altro capo i rappresentanti del museo avrebbero lamentato problemi gravi finanziari a tal punto che il Comune avrebbe messo a disposizione del sito torinese anche alcune somme per concludere l’operazione. Il Comune si sarebbe fatto carico di una buona parte dei costi per procedere al trasferimento delle opere. Insomma, tutto quello che spettava al Comune sarebbe stato ultimato, ma al momento l’iter sembra andare a rilento perché il museo Egizio non sarebbe in grado di far fronte alle spese proprio a causa della crisi del coronavirus.

L’assessore Mirabella continua a ribadire che «col museo torinese c’è massima collaborazione e si sta procedendo alla costruzione del progetto scientifico delle collezioni nell’ambito della struttura museale». La Mirabella ha concluso dicendo che per quanto riguarda la parte culturale tutto è a posto, per la parte strutturale c’è ancora qualche problema. Sarà il tempo a dirci come stanno le cose.

Questo lo stato dell’arte, ma ancora di reperti neanche l’ombra. Come non si parla ancora dell’allestimento del secondo museo civico nel monastero che dovrebbe contenere molte opere del castello Ursino ancora ne depositi e che mai nessuno ha visto. E dire che dalla prima pietra dell’opera sono trascorsi 11 anni, quando l’allora vicesindaco Bonaccorsi e l’assessore alla Cultura Marella Ferrera “liberarono” il monastero dei padri Crociferi per farne un museo.... Benedetta burocrazia...

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